La terra cruda nel restauro architettonico: gli impieghi di un materiale povero

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Esistono molte costruzioni ex novo in terra cruda e date le molteplici caratteristiche del materiale, quali ottime proprietà fono–isolanti e termoisolanti, larga disponibilità, economicità, basso dispendio di energia per la produzione dello stesso (pari circa l’1% di quello necessario per la produzione di calcestruzzo) e assenza di rischi per la salute nello smaltimento, sarebbe opportuno estenderne l’uso a interventi di restauro.

La terra cruda nel restauro, infatti, è utile sia per interventi di consolidamento che come ingrediente per intonaci a base di terra.

Pochi ma emblematici sono stati gli interventi già effettuati in terra cruda su edifici esistenti, in Italia si annoverano piccoli interventi su abitazioni rurali quali casa Baldussi a Settimo San Pietro ad opera di A. Baldussi, casa Mancosu–Maccioni a Serramanna degli architetti L.Ortu e C. Pillola, ma, di risonanza internazionale è di certo l’intervento di restauro per la Torre Bofilla a Betera (Valencia, Spagna).

LA TORRE BOFILLA A BETERA (VALENCIA–SPAGNA)

Da roccaforte difensiva a cantiere della conoscenza.
Vincitori dell’oro sezione opere realizzate per l’International Award Domus Restauro e Conservazione 2011, Mileto e Vegas architetti, sono protagonisti di un emblematico intervento di restauro in terra cruda, relativo alla Torre Bofilla monumento difensivo rappresentativo della Spagna Musulmana. Gli architetti, consapevoli della richiesta di mantenere intatto il valore storico e simbolico della torre, hanno scelto di conservarne la patina storica, riducendo al minimo gli interventi e massimizzando i risultati in termini di eliminazione del degrado e dei dissesti strutturali, facendo dell’ intervento un vero e proprio cantiere di conoscenza, fornendo la prova che, la terra cruda, così povera e semplice, ma, allo stesso tempo,economica e sostenibile, possa divenire protagonista di una medaglia d’oro internazionale. La scelta dell’impiego di tale materiale, oltre che per le note caratteristiche intrinseche dello stesso, è data dalla compatibilità con quello esistente, uno dei dogmi propri di un restauro a regola d’arte.

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Esistono diverse tecniche di impiego della terra cruda (l’adobe, terra–paglia, torchis, blocchi compressi, bauges, etc), in particolare, gli architetti hanno scelto quella più consona al loro intervento, la tecnica del pisè (tecnica nata in Cina per la realizzazione della grande muraglia 4000 anni fa) ossia, realizzando porzioni murarie con casseforme in terra cruda magra e poco umida, in modo tale da evitare la fessurazione durante il processo di essiccazione.

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“Dagli un buon cappello, un paio di stivali e si prenderà cura di se stesso”… così gli architetti hanno sintetizzato l’intervento delle porzioni murarie in pisè, intendendo dire che bastano pochi gesti progettuali nonché materiali semplici e sostenibili perché gli interventi così realizzati durino nel tempo.

Seppur tale tecnica fu molto diffusa nell’architettura rurale a noi lontana, l’abilità degli architetti è stata quella di riproporla oggi, annoverandola tra le best practice, e lasciando intendere a molti professionisti come non sia necessario inventare nuove leghe o nuovi innesti chimici, per ottenere un efficace intervento di riconfigurazione complessiva dell’esistente.

Romina Muccio

Romina Muccio Architetto

Ha intrapreso la libera professione e non ne è ancora pentita. A Napoli si occupa di restauro di vecchi edifici ed è fondatrice di un’associazione di donne architetto. Nel tempo libero evade verso la natura incontaminata da plotter e pc e gestisce un piccolo zoo sfamando 2 cani, 2 gatte e una tartaruga.

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