Un tessuto innovativo a base di latte

Negli anni '30 alcune industrie tessili italiane ed americane utilizzavano le fibre di latte per aumentare le qualità elastiche di lana e cotone. Un processo poi abbandonato perché definito “troppo carico” chimicamente. Oggi, le conoscenze della biologa e fashion designer Anke Domaske hanno permesso di riscoprire questo processo per rinnovarlo al fine di renderlo rispettoso dell'ambiente inventando un innovativo tessuto.

Spinta dalla personale sfida di sviluppare un tessuto anallergico per il padre malato di cancro, Anke inventa nel 2011 un nuovo tessuto interamente composto di latte, con un processo produttivo che prevede l'utilizzo di un macchinario simile a quello per la produzione della pasta per la produzione di “spaghetti di latte”: filati naturali per realizzare abiti e magliette.

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Il processo di produzione del tessuto di latte

Le proteine del latte di scarto ridotte in polvere, mischiate in acqua creano un impasto che, una volta filtrato attraverso degli ugelli, viene trasformato in fibre tessili.

Le quantità d’acqua necessarie sono minime: non più di 2 litri per produrre 1 Kg di tessuto che, paragonati ai circa 1500 litri necessari a produrre la sola materia prima di una t-shirt in cotone, risultano davvero irrisori (Fonte: Treehugger).

Inoltre, le basse temperature che non superano gli 80 °C e la rapidità del processo, intorno ai 5 minuti per kilogrammo, donano a questo tessuto innovativo un'impronta ancora più ecologica, come testimonia anche l'irrisoria produzione di scarti.

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Un ottimo passo per rendere ridurre l'impatto ambientale della moda, settore additato come una delle principali cause dell'inquinamento delle acque, un po’ più sostenibile. La biologa e fashion designer Anke Domaske ha anche adottato una filiera trasparente che prevede partnership e collaborazioni con aziende lattiero-casearie.

L’uso di prodotti di scarto per i tessuti

La grande novità sta nel fatto che quanto più il latte è acido tanto più è semplice separare le sue proteine. L'Università di Berlino sostiene che, ogni anno, in Germania vengono buttati circa 2 milioni di tonnellate di latte (per intenderci, più di 160.000 camion per trasporto merci). Questo significa che difficilmente si potrà arrivare ad un problema di “dipendenza da latte acido” poiché, secondo l'azienda, con queste quantità si potrebbe realizzare una t-shirt grande come tutti gli Stati Uniti d'America! (Fonte: International Cotton Advisory Committee).

Molte aziende agricole utilizzano gli scarti per produrre energia elettrica dalla biomassa. Ma perché non utilizzare i propri scarti alimentari per produrre qualcosa di nuovo e, a sua volta, riciclabile? E, soprattutto, suggerire al mercato della moda una riduzione dell'utilizzo di sostanze chimiche, dannose e per l'ambiente e per la salute? E, ancora, sensibilizzare il pubblico sullo spreco di cibo e risorse primarie? Insomma, perché no?

Paolo Amato

Paolo Amato Architetto

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