• scritto da Federico Antonelli
  • categoria Bambu

Storia e tradizione dell’uso del bambù in architettura  

Ripercorriamo brevemente, ma efficacemente, la storia e la tradizione dell’uso del bambù in architettura tramite un percorso a ritroso nel tempo: dalle esperienze attuali di architettura in bambù, attraverso luci e ombre nel suo impiego, fino ai notevoli esempi di architettura vernacolare in Asia e America Latina.

La storia contemporanea del bambù

Data la resilienza e la facilità con cui il bambù cresce, non stupisce che alcuni studi di progettazione sostenibile ne facciano la propria cifra stilistica, in alcuni casi impiegandolo, opportunamente trattato, come materiale da costruzione primario. Ecco gli studi che stanno contribuendo a scrivere la storia contemporanea dell'uso del bambù in architettura. 

Tra le principali realtà troviamo lo studio di Mauricio Cardenas a Milano, IBUKU in Indonesia, poi Simon Veléz, Arquitectura Mixta in America Latina, Shigeru Ban, Vo Trong Nghia in Asia, e molti altri. Sebbene i citati studi elevino la pratica dell’architettura ad un’eleganza senza precedenti tramite il sapiente impiego della pianta, sarebbe ingiusto prescindere dalla ricca tradizione dell'uso del bambù in architettura sviluppatasi nell’arco di millenni, specialmente in Asia e in America Latina.

Garden Pavillon di Mauricio Cardenas Laverde, Pechino 2019. Nell'immagine si vede il cantiere in bambù in costruzione con gli enormi archi di bambù e i fusti a terra pronti per essere posti in opera. Garden Pavillon di Mauricio Cardenas Laverde, Pechino 2019. Nell'immagine si vede il cantiere in bambù in costruzione con gli enormi archi di bambù e i fusti a terra pronti per essere posti in opera.

Simon Velez, che in Colombia ha realizzato diversi edifici in bambù, definisce questo materiale "l'acciaio della natura". Quella nell'immagine è la "Inglesia sin religion", che porta la sua firma.Simon Velez, che in Colombia ha realizzato diversi edifici in bambù, definisce questo materiale "l'acciaio della natura". Quella nell'immagine è la "Inglesia sin religion", che porta la sua firma.

E’ interessante osservare come i progettisti che fanno largamente impiego del bambù siano accomunati da un approccio ecologico all’architettura, che valuta consapevolmente l’impatto del settore e delle sue dinamiche sull’ambiente; il bambù strutturale, come l’impiego di altri materiali naturali e rinnovabili, è perciò una scelta ideologica, prima ancora che tecnica o economica. Ad esempio lo Studio Cardenas, fondato nel 2004 da Mauricio Cardenas, architetto di origini colombiane, impiega il bambù per le sue caratteristiche strutturali, ma anche per i benefici di assorbimento di CO2 associati alla crescita della pianta, stimati essere circa il 30% in più di una qualsiasi tipologia di albero.

Secondo un rapporto stilato dalla Global Alliance for Building and Construction, l’industria edile è responsabile del 39% delle emissioni di anidride carbonica e del 36% del consumo di energia elettrica nel mondo.Viene perciò naturale chiedersi per quale ragione una pianta tanto resistente e con interessanti proprietà, peraltro spontanea ed abbondante in natura, non venga maggiormente impiegata nel settore delle costruzioni.

Perché il bambù è poco utilizzato? I 3 principali motivi

Escludendo i contesti climatici temperati freddi e quelli in cui il bambù non è autoctono, ovvero l’Europa e l’Antartide, per cui sarebbe necessaria un’analisi più approfondita, le principali ragioni per cui il bambù non viene ancora ampiamente utilizzato nonostante le sue potenzialità sono tre:

  1. L’abbondanza e le caratteristiche notevoli lo rendono da sempre il primo materiale da costruzione in contesti rurali e poveri. L’impiego spontaneo del bambù in contesti locali da una parte e la continua ricerca di materiali pregiati o industriali per l’architettura globalizzata dall’altra, hanno rafforzato l’idea del bambù come legno dei poveri nell’immaginario comune, limitato all’architettura temporanea o emergenziale.
  2. La mancanza di un corpus normativo completo che regolamenti l’impiego del bambù come materiale da costruzione è ancora un ostacolo evidente, specialmente nei paesi in cui non esiste una tradizione costruttiva a supporto. Negli ultimi anni molte università, organizzazioni, tra cui l’INBAR (International Bamboo and Rattan Organisation) dal 1997, si stanno adoperando per favorire la ricerca e, soprattutto, la raccolta strutturata di dati e sperimentazioni, necessari per includere il bambù tra i materiali da costruzione riconosciuti.
  3. Il trattamento dei pali è condizione imprescindibile per la durevolezza. In sua assenza i culmi, ricchi di zuccheri, vengono attaccati internamente da agenti biologici e funghi che ne riducono le proprietà strutturali e la vita utile a 3-5 anni;

Nonostante i primi due limiti, di ordine culturale o normativo, tipici delle società moderne, il bambù ha una tradizione di impiego millenaria. La questione del trattamento, essendo un’esigenza implicita dei materiali naturali, è stata risolta puntualmente dalle differenti popolazioni, sempre impiegando risorse disponibili in natura. All’interno del corso online proposto da BambooU viene dedicato un modulo al trattamento dei culmi, in cui sono descritte le principali tecniche di preservazione impiegate in Indonesia, tradizionali e innovative; l’impiego di una soluzione di acqua, borax e acido borico è una delle maggiormente usate, e permette di estendere la vita utile dei culmi oltre i cinquanta anni.

Perché il bambù ha una storia e tradizione millenaria?

Nonostante le tre motivazioni per cui il bambù ad oggi non è ancora sufficientemente diffuso, tra le principali ragioni che, invece, per millenni hanno favorito il bambù come materiale da costruzione troviamo:

  • l’abbondanza di tale risorsa che in molti contesti cresce resistente e spontanea e la varietà di generi e specie con caratteristiche differenti adatte a molteplici usi;
  • la crescita rapida della pianta che offre culmi adulti ogni 4 anni con una produttività che rimane costante per decenni;
  • la facilità di lavorazione ha stimolato l’ingegno umano delle differenti culture del mondo, capaci di ingegnerizzare soluzioni tecniche audaci ancora oggi d’interesse. 

Per questi motivi il bambù ha una storia e tradizione millenaria. 

Impiego del bambù nell’architettura vernacolare: America Latina e Asia

Per quanto riguarda la storia e tradizione dell'uso del bambù in architettura, tra i primi impieghi degni di nota del bambù nell’architettura vernacolare vanno ricordate le città antiche in America Latina. I nativi di molte culture vissero in città immerse nelle foreste di bambù, protette da forti e mura costruite con lo stesso materiale, prevalentemente specie giganti del genere Guadua.

Chan Chan, la più grande città precolombiana di cui abbiamo notizie, si estendeva su una superficie di 2.300 ettari, suddivise in nove unità autosufficienti. Queste erano protette e separate da muri di “adobe”, mattoni di fango e paglia, realizzati in segmenti di 5 metri, spessi 2,50 metri ed alti 9 metri. Culmi di bambù della stessa altezza erano posti a formare griglie di 4 metri in entrambe le direzioni per collegare i segmenti e garantire stabilità in caso di sisma.

A seguito delle invasioni dei conquistatori spagnoli, responsabili dello sterminio di circa il 90% della popolazione indigena, si persero molte conoscenze e abilità in materia di lavorazione del bambù.

Solamente durante il diciottesimo secolo presso la città colombiana di Manizales, grazie ad un paziente recupero delle tradizioni indigene, la pianta ricomparve come principale materiale da costruzione. Nel 1932 Manizales era la città costruita in bambù più estesa al mondo e per decenni è stata considerata la culla dell’architettura in bambù, impiegato in Colombia per tutte le parti dell’edificio. Ad oggi, a causa di una scarsa manutenzione e frequenti demolizioni e ricostruzioni, sopravvive solamente il 20% degli edifici costruiti con questo materiale.

Il bambù in Asia, al contrario, ricevette attenzioni sempre maggiori a partire dagli albori delle civiltà primitive fino ai giorni nostri. Basti pensare che nel folklore di alcune culture il bambù era la rappresentazione della divinità nonché culla dei primi antenati.

Nonostante il rispetto e la venerazione per questa pianta, già impiegata per suppellettili, gioielli, elementi di arredo e medicinali, in India, Cina e Indonesia veniva impiegata prevalentemente per la costruzione delle coperture e partizioni, poco per le strutture. Ciò si deve in alcuni casi alla realizzazione delle strutture con materiali considerati più resistenti e durevoli come il legno; nelle culture marinare del sud-est asiatico invece, per gli usi strutturali era comune il riutilizzo di elementi lignei di grandi dimensioni e forme articolate precedentemente impiegati nelle imbarcazioni. Le Toradja Houses in Indonesia ne sono un elegante esempio.

Toraja House, Indonesia, eleganti esempi di architettura vernacolare in bambùToraja House, Indonesia, eleganti esempi di architettura vernacolare in bambù

Neppure l’architetto Eugène Viollet-le-Duc seppe resistere al fascino ed alla maestria con cui il bambù veniva impiegato nella cultura cinese: nel suo libro Storia dell’abitazione umana dai tempi preistorici fino ai nostri giorni descrisse magnificamente una villa tradizionale costruita interamente con tale pianta.

A causa della sua natura organica e del conseguente deterioramento che ne deriva non è stato ancora possibile stabilire un quadro completo della storia e tradizione dell'uso del bambù in architettura nel mondo. Nonostante ciò, le informazioni pervenute e le ricerche in materia hanno permesso di delineare argomentazioni convincenti a favore dell’impiego di questo materiale più antico dell’uomo e da egli sempre utilizzato. Inoltre, a fronte delle criticità ambientali, sociali ed economiche che contraddistinguono il presente momento storico ed inevitabilmente influenzeranno il futuro, è auspicabile che una risorsa tanto preziosa quanto naturale come il bambù possa positivamente contribuire allo sviluppo sostenibile della civiltà umana.