Il recupero dei muretti a secco. Un’arte che si tramanda di padre in figlio

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Le prime costruzioni rurali che da tempi remoti furono erette sul territorio pugliese probabilmente sono stati i muri a secco. Assoggettare la terra del proprio appezzamento ha comportato da sempre una dura fatica per i contadini e per bonificarla era necessario rompere la roccia affiorante dal suolo: i sassi ottenuti da questa operazione si ammucchiavano senza ordine lungo i margini del campo, e così i primi argini

di pietre, voluti dalla necessità, e diventati limite del campo medesimo. Col tempo il mucchio di pietre informe, prese un aspetto definito, forma e dimensioni, sollevandosi dal terreno, e assumendo delle particolari caratteristiche e funzioni specifiche a seconda dello scopo al quale veniva destinato. Si sviluppò un’arte che, da padre in figlio, venne tramandata (il termine dialettale è “paritàru”) attraverso i secoli.

MURI DI TUTTE LE ETÀ E CARATTERISTICHE

L’uso di tali muri, nonostante la tecnica costruttiva sia rimasta nei millenni invariata, ha seguito l’evolversi del paesaggio agrario ed il processo storico che lo ha plasmato. Pertanto abbiamo muri di tutte le età e caratteristiche: dal classico muretto per delimitare i confini fino ai cosiddetti “muri paralupi”. In particolare questo tipo di muro è stato costruito per fronteggiare i lupi (un tempo molto frequenti nel territorio pugliese), da ciò deriva la loro denominazione; essi sono costituiti da“paretoni” che recintano alcune masserie e presentano un elemento che li differenzia dagli altri muri a secco: la zona terminale del muro è infatti costituita da un cordolo rialzato effettuato con grosse pietre piatte (“cappeddthi”), che sporgono dal muro (verso l’esterno), in modo da impedire agli animali selvatici di arrampicarsi e penetrare all’interno del recinto, là dove ci sono appetitosi animali domestici: conigli, galline, ecc…

I FINANZIAMENTI PER IL RECUPERO DEI MURETTI A SECCO

Da queste premesse si deduce che il recupero dei muretti a secco è un gesto che salvaguarda l’ambiente e valorizza il paesaggio rurale. In Puglia, dove le costruzioni a secco sono un simbolo storico e culturale del territorio si punta a tutelare queste opere: dopo il bando per l’erogazione dei contributi, pubblicato nel 2009, la Regione ha approvato un manuale ed un regolamento per disciplinare la richiesta di finanziamenti, ma soprattutto i progetti di recupero dei muretti a secco.

L’argomento è sentito, e lo dimostrano i numeri: quando l’Unione Europea, nel 2009 stanziò 38 milioni di euro per finanziare le attività di risistemazione dei muretti, negli uffici dell’assessorato all’Agricoltura arrivarono oltre 30.000 domande. Allora le risorse non furono sufficienti per sostenere i progetti per cui a Settembre del 2011 è seguito un altro bando che questa volta ha privilegiato nell’individuazione dei progetti beneficiari della risorsa le campagne con uliveti secolari o vigneti ad alberello.

La procedura, che prevede un finanziamento di 26,5 milioni di euro provenienti dai fondi del Programma di sviluppo rurale 2007/2013 Misura 216 – Azione 1, è a “bando aperto – stop and go” per cui è possibile presentare domanda sino al completo utilizzo delle risorse finanziarie disponibili. Saranno stabilite, pertanto, scadenze periodiche. Possono presentare domanda gli imprenditori agricoli iscritti nel registro delle imprese agricole della CCIAA che, in base ad un legittimo titolo di possesso, conducono aziende agricole ricadenti nelle aree del territorio regionale pugliese specificate nel Bando. Il finanziamento sarà disponibile solo per gli interventi sui muretti che ricadono in territorio pugliese e che si estendano per almeno 200 metri lineari e 100 metri cubi di volume. Sarà finanziabile anche il 100% del costo totale sostenuto fino ad un massimo di 100.000 euro a condizione che i lavori vengano terminati entro due anni dalla comunicazione dell’ammissibilità al finanziamento.

L’obiettivo è salvaguardare e migliorare il paesaggio agrario e conservare elementi naturali e seminaturali in grado di promuovere il mantenimento delle capacità di autoregolazione degli ecosistemi agricoli regionali.

LE RIGIDE REGOLE PER IL RECUPERO DEI MURETTI A SECCO

Le regole però sono rigidissime: il recupero di un muretto a secco è stato paragonato al restauro di antico edificio dove ogni parte, dalla struttura alla finitura superficiale, deve essere ripristinata per ritrovare l’originario equilibrio estetico–formale. Nel ripristino dei muretti a secco ogni pietra deve avere il suo posto e la dimensione giusta, e per questo i mezzi meccanici non sono ammessi, ma soltanto il lavoro manuale, l’uso della malta non è consentito e le pietre usate non possono essere di materiale diverso da quello che le campagne pugliesi restituiscono

Un’altra regola che vale nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico è che la vegetazione che cresce spontaneamente sulla traiettoria della recinzione non può essere spiantata. E se ad esempio,vi è un albero o un arbusto che interferisca con i lavori di ripristino del muretto a secco esso deve essere salvaguardato e potato “moderatamente” ma non assolutamente estirpato.

Inoltre chi chiede un contributo per il ripristino del muretto deve assicurare la realizzazione di cunicoli a livello del terreno, simili a quelli di scolo che nell’attualità però debbano servire per assicurare il passaggio di piccoli animali.

Ma cosa accade dove le porzioni di muretto a secco sono malmesse o addirittura diroccate?
Il muretto non può essere ricostruito ex novo, ma recuperato appunto, ridisegnato nella forma e nelle linee originarie, comprese quelle che rimandano all’ambiente circostante, al paesaggio. Ad oggi il ripristino dei muretti a secco si fa spesso con conci di tufo, che non sono la stessa cosa; infatti, i muri di pietre a secco, non solo sono perfettamente integrati nell’ecosistema in quanto offrono riparo a molti piccoli animali, ma nello stesso tempo regolano il flusso delle acque meteoriche senza sbarrarne il passaggio; al contrario, spesso i muri di tufo crollano sotto la furia del vento e delle acque di passaggio.

Ogni ulteriore chiarimento ed ausilio per la compilazione delle pratiche da produrre entro il 28 di ottobre, può essere richiesto ai tecnici locali: periti agrari, geometri, ingegneri, architetti, ecc.
Le scadenze per gli invii delle richieste sono i seguenti:
– per l’invio telematico dell’elaborato tecnico–informatico alle ore 12,00 del 28 ottobre 2011;
– per il rilascio della domanda di aiuto nel portale Sian alle ore 12,00 del 29 ottobre 2011;
– per la consegna della copia cartacea della domanda di aiuto, completa della documentazione a corredo della stessa, al giorno 08 novembre 2011.

Fonti | Regione Puglia | Legacoop Puglia

Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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