Illustrazioni di Federico Babina: alla scoperta di architetture immaginarie

"Bisogna sempre spiegarle le cose, ai grandi" diceva il Piccolo Principe lamentando la scarsa apertura mentale degli adulti che, dell'elefante ingoiato dal boa, vedevano semplicemente un cappello da uomo. In effetti le illustrazioni non necessitano spiegazioni, ma quelle di Federico Babina meritano un'eccezione ed una breve intervista. Per conoscere più da vicino il catalogo delle sue illustrazioni: architetture e città immaginarie, in cui i più noti architetti abitano le case da loro progettate, gli edifici fanno l'amore o diventano giganteschi animali.  

In copertina: © Federico Babina, Archinowhere

 © Federico Babina, Archist, Marcel Duchamp © Federico Babina, Archist, Marcel Duchamp

Oltre i dettagli, il saggio equilibrio di colori, le proporzioni e i pattern grunge (ora tanto di moda!), tutti elementi che rendono le illustrazioni dell'artista bolognese piacevoli e coerenti, sorprende l'estro creativo, le connessioni invisibili e i temi affrontati, leggeri e spesso irriverenti.

 © Federico Babina, Archistyle © Federico Babina, Archistyle

 © Federico Babina, Archiplan, Wright © Federico Babina, Archiplan, Wright

 © Federico Babina, Archilife © Federico Babina, Archilife

Elisa Stellacci (ES): Ogni serie (specie Archistyle, Archiplan e Archilife) è un ripasso per gli amanti della storia dell'architettura ma anche una piacevole scoperta. Riportano alla memoria gli studi accademici (con i grandi maestri dell'architettura, i diversi stili e archetipi, i metodi rappresentativi) ma esplorano anche scenari immaginari. Come nella serie Archilife dove Brigitte Bardot gioca con un gattino nella casa di Prouvè e Brando innaffia una pianta nella casa sulla cascata di Wright. Ci sono altre fantasie e collegamenti che non hai mai sviluppato o progetti futuri che mescolano architetture reali a scenari fantastici o viceversa?

Federico Babina (FB): Si, ci sono molte nuove strade che mi piacerebbe esplorare. Provo a fare in modo che le discipline si incontrino per raccontarsi ed esibirsi. Incontri possibili e impossibili, connessioni probabili ed improbabili tra linguaggi espressivi ed estetici a volte lontani a volte vicinissimi. Mi diverto ad inventare dialoghi tra (s)conosciuti. Mi piace esplorare l'aspetto della fantasia che induce a cambiare la prospettiva con la quale si osservano le cose. Creare associazioni apparentemente improbabili offre spunti per nuove riflessioni e ci permette di togliere la polvere da uno sguardo rilassato. Così Brando che innaffia una pianta nella casa sulla cascata di Wright rappresenta gli spazi non come una semplice pratica autoreferenziale ma come scenografia di uno spazio vivo e reale, esalta la "banalità del quotidiano" con interpreti famosi occupati in azioni semplici che interagiscono con lo spazio che li ospita. Siamo spesso abituati a percepire e leggere l'architettura come un'insieme di spazi metafisici. Allo stesso modo vediamo gli attori come personaggi e non come persone. Volevo provare a ribaltare questi schemi: trasformare gli interni in "case"e gli attori in "persone".

 © Federico Babina, Archiwriter © Federico Babina, Archiwriter

 © Federico Babina, Archidirector © Federico Babina, Archidirector

ES: Frank Jacobus riguardo alla sua pubblicazione "Archi-graphic: An Infographic Look at Architectureafferma che "… c'è una tendenza a prendere le cose troppo sul serio in architettura. Stiamo cercando di rendere le cose con più leggerezza. Parte del mio interesse è nella visualizzazione dei dati e ho pensato questo fosse un ottimo modo per portare l'architettura ad un pubblico più vasto." C'è, nelle tue illustrazioni lo stesso intento di sdrammatizzare la serietà del mondo dell'architettura, ma al contempo di divulgazione e insegnamento?

FB: Gli architetti, a volte, si prendono troppo seriamente quando non è necessario e poco quando lo è. Non ho nessuna pretensione divulgativa o di insegnamento, mi diverto piuttosto a giocare con l'architettura attraverso l'illustrazione. Il gioco può essere anche una sperimentazione pensata. Mi interessa giocare con la serietà dell'architettura e la spensieratezza dell'illustrazione. Gioco e architettura sono visti da molti come concetti lontani. Per godere del processo creativo ho bisogno del gioco. Sempre esemplifico la mia visione dell'architettura come un "regalo". La carta che lo avvolge la scatola e alla fine il regalo, la sorpresa.

Nelle mie immagini cerco di instaurare un dialogo immaginario ed immaginato tra differenti discipline . I fili che uniscono e intrecciano le relazioni possono essere sottili e trasparenti o robusti e corposi. Una trama eterogenea e fantasiosa che collega l'architettura con mondi apparentemente differenti in un unicum illustrato.Cerco di trovare l'architettura nascosta e farla parlare una lingua differente per comunicare con un pubblico che può essere "straniero" all'architettura.

 © Federico Babina, Archicine, Mon Oncle © Federico Babina, Archicine, Mon Oncle

 © Federico Babina, Archicards © Federico Babina, Archicards

ES: Quali sono le tue ispirazioni e illustratori che trovi più interessanti? Quali gli architetti che apprezzi maggiormente?

FB: Cercare ispirazione e idee è un lavoro quotidiano e costante. È come camminare verso un luogo senza sapere come arrivarci. Alcune volte la strada si trova facilmente altre volte ci si perde durante il percorso. L'importante è voler arrivare.

Non ho realmente riferimenti estetici precisi. Le mie fonti spaziano dalla natura al mondo della grafica, dall'arte al mondo dell'architettura passando per fumetti, la pubblicità e la musica. Tutto può dare spunti e stimoli interessanti. Non mi piace fare classifiche di preferenza. Le tappe della vita sono varie e non mi piace rimanere fermo su una posizione statica. Ho molti amanti ma non mi sono mai sposato con nessuno...

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 caption: © Federico Babina, Microarch

ES: L'architettura della carta può dialogare praticamente con tutto. Se tutto è possibile nella finzione grafica, quale la magia che conserva l'architettura reale? E cosa succede quando il progetto grafico diventa reale come in Microarch?

FB: La fantasia pensa e l'immaginazione vede. Tutto, o quasi, quello che si pensa con la fantasia esiste e prende spunto da elementi reali. L'immaginazione è la capacità di trasformare in realtà il pensiero dell'invenzione e della fantasia. I miei disegni potrebbero trasformarsi in realtà ma questo non è la mia intenzione.Microarch è un piccolo progetto nato con un intenzione differente, quella di realizzare piccoli spazi sensoriali abitabili, non solo illustrazioni. 12 archetipi immaginati, pensati, illustrati e scolpiti per raccontare una visione dell´universo abitativo.

ES: Le tue opere sono esercizi di creatività con parallelismi dell'architettura al mondo animale, cinematografico e la musica. In particolare con il cinema, dove registi, attori e scene di film diventano grafiche. Nel progetto Archidirector alle illustrazioni segue un breve video con musiche di Elisabet Raspall e montaggio di Leonidas Mamais. Come nasce e si sviluppa questo progetto?

FB: Volevo dare vita attraverso l'animazione ad alcune delle mie immagini e sopratutto mi piaceva l'idea di creare una piccola colonna sonora capace di fare lo stesso esercizio delle illustrazioni. La musica è la stessa per ciascuna delle illustrazioni ma assume forme e colori differenti ispirandosi al regista che racconta. Questo esperimento web esplora la possibilità di creare e plasmare 10 piccoli diorama bidimensionali che suonano, si muovono e danno vita ad un piccolo spettacolo online. Un teatro virtuale dove la scenografia, la musica e il movimento raccontano storie che si muovono tra cinema e Architettura. Le illustrazioni, l'architettura, la musica, i suoni e l'animazione creano uno spettacolo minuto per fare un breve viaggio con l´immaginazione e la fantasia attraverso un universo estetico ispirato al cinema e ad alcuni suoi protagonisti.

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 © Federico Babina, Interheroes © Federico Babina, Interheroes

ES: Mi sono divertita molto nell'indovinare i visi delle archistar sulle carte da gioco, nel riconoscere il caschetto di Tadao Ando in un suo tipico edificio di vetro e cemento, un probabile interno di un supereroe. Il tuo sguardo è spesso rivolto ai maestri del passato, che hanno fatto la storia dell'architettura e che abbiamo studiato nelle università. Mi immagino una serie che abbia a che fare in qualche maniera con la natura e con materiali ecologici, con i muri vegetali di Patrick Blanc e colonne in cartone di Shigeru Ban.

FB: Shigeru Ban è protagonista di alcune delle mie serie. La natura è una continua fonte di ispirazione per l'architettura. Il dialogo con la natura è una delle scommesse dell'architettura contemporanea. Non scarto la possibilità di instaurare un dialogo tra natura e Architettura: una natura architettonica o una Architettura vegetale.

Elisa Stellacci

Elisa Stellacci Architetto

Di origine barese e studi ferraresi, si occupa di architettura e grafica a Berlino. Lavora in uno studio di paesaggio, adora le ombre, concertini indie-rock e illustrazioni per bimbi. Volubile e curiosa, si perde nei dettagli e divide non equamente il tempo tra lavoro, amici e passioni.

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