La desertificazione nel mondo e la situazione italiana

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La Conferenza di Stoccolma, tenutasi nel 1972, codifica per la prima volta il termine eco sviluppo definendolo “una strategia di sviluppo fondata sull’utilizzo giudizioso delle risorse locali …”. Promuovendo il rispetto degli ecosistemi, dei grandi cicli naturali e della esauribilità delle risorse, l’eco sviluppo promuove un uso sostenibile delle risorse ovvero in quantità tale da non compromettere la capacità delle stesse di rigenerarsi naturalmente. La crescita economica implica un uso sempre più intenso delle risorse che vengono consumate in tempi storici (decine di anni), a fronte di una capacità di riprodursi che richiede tempi biologici (milioni di anni): da qui il termine di risorse non rinnovabili. Ciò significa che tutte le risorse teoricamente rinnovabili, ad eccezione del sole la cui capacità di produrre energia è potenzialmente infinita, possono diventare non rinnovabili se sottoposte ad un eccessivo utilizzo. Si pensi alle diffuse pratiche di deforestazione, quando non accompagnate da una efficiente opera di ripiantumazione, ai prelievi delle acque sotterranee in quantità superiori alla stessa capacità della falda di ricaricarsi, infine al fenomeno crescente del consumo di suolo: poiché i processi alla base della formazione del suolo sono molto lenti rispetto ai ritmi di sfruttamento, il suolo è considerato una risorsa non rinnovabile.

IL CONSUMO DI SUOLO NEL MONDO

La desertificazione consiste nella progressiva riduzione della capacità produttiva di un suolo, a seguito della perdita della sostanza organica in esso presente. Il degrado del suolo si declina in diverse forme: erosione, contaminazione, compattazione, diminuzione della materia organica, impermeabilizzazione dovuta alla cementificazione, diminuzione della biodiversità, inondazioni e smottamenti causati da una minore capacità di trattenere l’acqua, sono tutti fattori che depauperano la risorsa della sua vocazione multifunzionale. Le cause di questo fenomeno che attanaglia i suoli di oltre 100 paesi del pianeta, sono da ricercarsi parimenti nelle variazioni climatiche e nelle attività umane. Alla base vi sono pratiche agricole inadatte, tra cui una concimazione non equilibrata, un uso spropositato delle acque sotterranee per l’irrigazione, un utilizzo inadeguato dei pesticidi, il pascolamento smisurato; l’abbandono di pratiche agricole obsolete, come la rotazione delle colture, che in passato nutriva il terreno di sostanze organiche,è stato seguito da un uso sempre più intenso dei fertilizzanti chimici di sintesi industriale che nei lunghi periodi ha il demerito di ridurre significativamente la fertilità dei terreni. A tal proposito è bene ricordare importanza vitale che la sostanza organica ha per il suolo e per l’ambiente tutto, grazie alle sue numerose proprietà chimiche, fisiche e biologiche. Anche le attività umane insite nel turismo di massa, nella pianificazione territoriale e nello sviluppo industriale, contribuiscono profondamente ad influenzare il trend crescente di questo fenomeno. Infine la desertificazione ha una ripercussione notevole, seppur indiretta, anche sulla qualità delle acque e dei prodotti alimentari che giungono sulle nostre tavole.

LA SITUAZIONE ITALIANA

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Il territorio della penisola è costituito per più dell’80% da aree rurali. Tra le attività umane è l’agricoltura quella che maggiormente interagisce con il suolo, contribuendo o meno alla sua conservazione come risorsa e determinando le caratteristiche paesaggistiche e ambientali di un dato contesto. Nella realtà italiana, il concetto di ambiente deriva dall’attività secolare che l’uomo ha esercitato sul territorio, le attività umane hanno influenzato profondamente la vita di colline, boschi e pianure. Si è dunque stabilito un rapporto di equilibrio tra ambiente naturale ed agricoltura, equilibrio che oggi più che mai appare minacciato. Soprattutto nell’Italia centro–meridionale, quasi la metà del suolo agricolo è a rischio desertificazione, negli ultimi anni i fenomeni di degradazione del suolo hanno accresciuto il rischio idrogeologico ed il verificarsi di eventi catastrofici ad esso legati, paradossalmente una drastica diminuzione delle aree a destinazione agricola è seguita ad un aumento di quelle destinate ad infrastrutture e nuovi insediamenti.

L’uso corretto della scienza non consiste nel dominare o nel manipolare la natura ma nel vivere in armonia con essa” (E. Tiezzi). Rispettare i ritmi della natura ed agire in accordo con essi: è questo il significato del termine sostenibilità, troppo spesso abusato senza che se ne conosca il senso più profondo. Non a caso la celebre frase appartiene all’ambientalista senese Enzo Tiezzi, unico italiano a fare parte del gruppo di scienziati che, negli anni ottanta, ha messo a punto il concetto di sviluppo sostenibile. L’espressione racchiude un modus operandi che dovrebbe accompagnare studiosi e profani nel percorso verso la salvezza del nostro pianeta.

Non solo: “la necessità di operare nel rispetto dell’ambiente presuppone la perfetta conoscenza di quello su cui si sta operando, senza la conoscenza non è possibile amare, e senza l’amore non è possibile proteggere. Noi proteggiamo soprattutto chi amiamo, chi ci sta intorno, cioè chi conosciamo” (G. Brunetti). Leonardo sosteneva che sappiamo più dei corpi celesti, che del suolo che abbiamo sotto i nostri piedi: non sembra un paradosso anche a voi?

Barbara Brunetti

Barbara Brunetti Architetto

Architetto e dottoranda in Restauro, viaggia tra la Puglia e la Romagna in bilico tra due passioni: la ricerca accademica e la libera professione. Nel tempo libero si dedica alla lettura, alla grafica 3d, e agli affetti più cari. Il suo sogno nel cassetto è costruire per sé una piccola casa green in cui vivere circondata dalla natura.

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