Riflessi di bioarchitettura: riflessioni sull’architettura, conseguenze sul territorio

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“Riflessi di Bioarchitettura” racchiude già nel titolo un duplice significato: “riflessi” nel senso di riflessioni, e “riflessi” come effetti e conseguenze nell’impiego della Bioarchitettura. Quale è lo scopo di questa raccolta di riflessioni a cura di Ugo Sasso? Dare un’idea della necessità di costruire (o per lo meno provare a progettare) “a misura d’uomo” in previsione di uno sviluppo urbanistico futuro. Purtroppo si constata ad oggi la triste condizione territoriale e il depauperamento della componente paesaggistica, oltre al moltiplicarsi di una edilizia non attenta a ridimensionarsi a scala umana, la punta dell’iceberg fatto di una perpetrata speculazione cresciuta a spese della comunità.

Nel testo troviamo la definizione di “urbanesimo totale” che spiega in cosa consiste la nuova forma di urbanità, non più riconoscibile in un territorio delimitato. La condizione di diversità si esprime nell’eterogeneità di figure sociali compresenti che si mescolano nei diversi luoghi, fino a quando nell’attuale fase di sviluppo della società post–fordista i processi di strutturazione delle società urbane provocano una sempre crescente frammentazione sociale e una chiusura dei gruppi in stili di vita diversi e differenti modalità di uso del territorio: ecco il perché delle periferie. Quelli che sono evidenti come problemi di esclusione e di degrado abitativo diventano sempre più visibili e interi quartieri diventano sempre più riconoscibili per il disfacimento delle strutture e per il disagio della popolazione che vi risiede; l’unica soluzione appare quindi quella della demolizione e della ricostruzione, anche se resterebbe sempre il problema della debolezza sociale.
A quanto si deduce dalle riflessioni del testo, oggi occorrerebbero una gestione ed un governo innovativi per la città che si leghino strettamente al territorio extraurbano, compreso l’ecosistema naturale e l’ambito culturale, e la capacità di coordinare i rapidi ritmi dell’economia a quelli dell’ecologia.

LE STRATEGIE URBANE DA ADOTTARE
Secondo L.F.Girard le strategie dovranno innanzi tutto essere comuni a tutte le città del mondo e dovranno puntare a : migliorare il potenziale coesivo della città, migliorare le condizioni ecologiche e ambientali, migliorare la competitività economica. L’Architettura pare essere la disciplina in grado di dare soluzioni per raggiungere questi tre obbiettivi.
“Riflessi di Bioarchitettura” prosegue nell’analisi della legittimità che possiede l’essere umano per intervenire sull’ambiente – e dunque anche sulla città – ed entra, con il capitolo a cura di L. Palazzini, nella complessa sfera dell’etica. Il capitolo “L’etica nel progetto” può sembrare assai teorico ma a ben vedere dalla conoscenza di quello che è il nostro ruolo nella natura potremo comprendere anche quelli che sono i legami relazionali che ci legano alle generazioni passate e future, per esempio comprendendo anche le complesse evoluzioni dell’urbanistica.
La sezione “Cambio di paradigma” affronta sotto diverse fasi – dall’analisi spaziale a scala umana fino alla progettazione a scala urbana e sovraurbana – la metamorfosi dello spazio e tutte le cause ad esso connesse. Nei capitoli troverete numerosi riferimenti ad autori di saggi sull’economia: questo perché da sempre è la componente economica che fa il bello ed il cattivo tempo nelle evoluzioni della città.

ESTETICA E PERCEZIONE DEL “BELLO”
Nel capitolo a cura di E.G. Di Girasole viene messo in evidenza che una riflessione che voglia confrontarsi con il tema della qualità e della sua percezione non possa limitarsi esclusivamente alle preesistenze storiche, ma debba inevitabilmente confrontarsi con quelli che sono i paesaggi attuali, compresi quelli delle periferie, a cui va riconosciuta comunque una propria identità e un proprio livello di qualità, elevata o meno.
Nell’analisi territoriale, in particolare quella relativa all’edificato concentrato o diffuso, appare dunque importante assumere la consapevolezza di dover leggere il contesto secondo ottiche in passato tralasciate.
L’Italia ha alle spalle un passato prestigioso in architettura e questo le dà ampio credito in Europa, sebbene oggi quei ricercati modelli di un tempo siano in molti casi solo uno sbiadito “riflesso” di una realtà che non esiste più. Sia ben chiaro che questo quadro non è solo italiano ma in Italia appare particolarmente grave, preoccupante e singolarmente incompatibile con la sua importante tradizione culturale.

ECOLOGIA URBANA E CAMBIAMENTO DELLO SPAZIO
Premesso che la crescita senza sosta delle città ha prodotto e continua a produrre una non–territorialità e di conseguenza un’alienazione urbana che si traduce in sprechi di energie e di risorse, lo scopo della disciplina che persegue la qualità ecologica è innanzitutto quella di arrestare lo scempio della natura, di salvaguardare il paesaggio, di tornare ad un’esteticità di tratti distintivi e ad un’attenzione particolare all’aspetto estetico nell’edificazione civile e pubblica.
Il problema è anche quello di una maggiore sensibilità alle inevitabili esigenze poste dall’ecologia nel contesto territoriale, dal clima alle risorse idriche sino a quelle dei materiali da costruzione, senza trascurare l’aspetto dello sfruttamento delle risorse energetiche naturali e rinnovabili. Di qui dunque l’esigenza di pensare ad un’architettura ecosostenibile, che non può essere solo frutto d’impegno tecnico, ma deve essere anche il risultato di un confluire di saperi e di esperienze. Sarà inevitabile che i professionisti del settore della Bioarchitettura acquisiscano più alti livelli di cognizione dei problemi, esposti nelle pagine del testo, e si aprano a forme necessarie di collaborazione interdisciplinare.
Tutto quel che riguarda la disciplina dell’ecologia urbana – dall’organizzazione dello spazio alla gestione delle risorse, fino alla scelta del singolo materiale – andrà a favorire un cambiamento positivo.

QUALE DEVE ESSERE L’OBIETTIVO DEL BIOARCHITETTO?
Rendere più vivibili gli ambienti urbani. Ci vorrà però l’aiuto di altre discipline, di nuova generazione, che consentano di riportare l’etica della vita al centro dell’architettura, facendo in definitiva riscoprire a questa le ragioni più profonde della sua predisposizione a coadiuvare l’evoluzione dello spazio urbano ed extraurbano. La visione futura sarà pertanto quella che prevede un impegno di ricerca del bioarchitetto, con evidenti ricadute sulla propria formazione.
La ricerca svolta nel testo è molto complessa e si consiglia al lettore di approfondire i temi dopo la lettura dei capitoli. Questo affinché non ci si adagi esclusivamente sulle teorie del gruppo coordinato da Ugo Sasso ma si arrivi a comprendere che determinate teorie vengono anche dal passato o comunque da ricerche e studi paralleli a quelli condotti dal padre della bioecologia.

Sommario
Architettura e nuovo umanesimo (Giuseppe Dalla Torre)
Riflessi di bioarchitettura (Ugo Sasso)
Le ragioni della periferia (Fiammetta Mignella Calvosa)
La città umana (Luigi Fusco Girard)
L’etica nel progetto (Laura Palazzani)
Comunicare la variazione (Wittfrida Mitterer)
Sociologia dello spazio (Gabriele Squillaci)
Cambio di paradigma (Claudio Pauselli)

  • Urbanistica a scala umana (Maria Cristina Di Benedetto)

Il Dna dello spazio urbano (Giulia Massoni)
Ridisegno e recupero (Paolo Birindelli)

I luoghi delle connessioni (Maria Di Palma)

  • Le trasformazioni possibili (Moica Cini)

Il senso della bellezza (Eleonora Giovene di Girasole)

  • La percezione della qualità (Maria Monica Annibali)

Qualità e complessità dei centri storici (Rita Marini)
Il progetto urbanistico ed architettonico (Francesco Leogrande)
La qualità nei paesaggi ordinari (Sandro Catta)
L’ecologia urbana (Cinzia De Filippis)
Il progetto ecologico (Massimo Ioannucci)

Il vantaggio dell’ecologia (Francesco Fusco Girare)

  • La dimensione etica (Annalisa Laurenti)

Amministrazione pubblica e sostenibilità (Erica Peroni)
Gli strumenti di mercato (Liana Gramaccioni)

Le opportunità del dimesso (Ginevra De Colibus)

  • La città dimessa: definizioni e risorse (Mauro Calamia)

Lineamenti per la costruzione del problema (Francesco Di Sessa)
La dismissione come risorsa (Marcella Pirazzoli)
Aree dismesse e vuoti urbani (Ugo Novelli)
Appendice legislativa (Ennio Proietto)

Perché partecipare (Sandro Cassigoli)

  • La partecipazione nei processi di trasformazione urbana (Cecilia Neri, Giuseppina Rossi, Ileana Russo, Federico Bargone)

I diritti dell’acqua (Barbara Scalera)

  • Matrice di cultura (Nadia Buzzi)

Valori ambientali (Corrado La Fauci)
Strumento di socializzazione urbana (Angela Recchi)
Estetica ed armonia (Carla Tramontano)
I misteri dell’acqua (Ester Fanali)

La terra è cruda (Maria Rosaria Gargiulo)

  • Tradizione ed ecologia (Aline Montanari)

Sistema oasi, sistema sostenibile (Silvia Martinelli)

Scheda tecnica del libro
Titolo: Riflessi di Bioarchitettura
Formato: 15 x 21, illustrato B&N
Editore: Alinea Editrice
Pagine: 344
Data pubblicazione: Febbraio 2007
Autori: Ugo Sasso
ISBN: 9788860551115

Estratto
“L’evidenza empirica dimostra come i principi della sostenibilità vengano spesso disattesi, pur in presenza di fasce sempre più ampie di persone sensibili a tali tematiche e l’estendersi della consapevolezza che, se nel futuro ci sarà sviluppo, questo non potrà che essere sostenibile. In questo contesto è possibile rintracciare le ragioni della mancata attuazione dei principi di sostenibilità nel diverso valore attribuito e quindi nell’utilizzo e nell’incrementazione diversificata delle diverse forme di capitale in circolazione. Per quanto concerne il concetto di sostenibilità, questo non può essere declinato rispetto ai parametri temporali e spaziali […]”.

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Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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