The Shed: il nuovo teatro di Londra sostituisce temporaneamente il Teatro Nazionale

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E chi l’ha detto che un teatro provvisorio, nato solo come sostituto del Teatro principale non possa essere un progetto sperimentale? Detto fatto. Una chiazza di colore rosso si materializza sulla riva sud del Tamigi a Londra: smontabile, riciclato ed autoventilato. The Shed, letteralmente “il capannone”, è un teatro temporaneo allestito per il periodo in cui il Teatro Nazionale, il Cottesloe, sarà chiuso per ristrutturazione. Entrambi i lavori sono progettati e curati dall’architetto Harworth Tompkins. 

IL PROGETTO
Il progetto di “The Shed” a Londra è stato sviluppato in collaborazione con consulenti teatrali, costruttori di teatri ed attori che hanno stilato le priorità e le necessità a cui questo spazio deve sopperire.

Il rivestimento esterno del nuovo teatro, tinto di un forte rosso per esaltare il contrasto con il teatro permanente realizzato in cemento a vista, è in legno grezzo, interamente riciclabile.

Approfondimento: Involucri in legno

Le plance sono state dimensionate esattamente sulle misure delle casseforme usate per realizzare il muro del Teatro Nazionale; sono quindi uguali in lunghezza ed altezza alle dirimpettaie in cemento grezzo; l’intero edificio è foderato con cassette per l’isolamento acustico.

Il teatro occupa parte dello spazio che costituisce la piazza del Cottesloe. Un nuovo schermo in policarbonato racchiude parte della piazza, formando un foyer temporaneo per “The Shed“, con arredi realizzati in legno compensato e dall’aria industriale.

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La sala del teatro è più di una scatola nera: le 250 sedie, riciclate da teatri dismessi, sono disposte a pianta ottagonale ed il telaio strutturale, in acciaio grezzo, è lasciato esposto a vista.

Le balaustre, i camminamenti, le funi in corda grezza, le lampade ed i semplici festoni contribuiscono a dare a questo spazio l’idea di “sperimentale”, in linea con le rappresentazioni teatrali proposte.

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ECOSOSTENIBILITÀ

La particolarità di questa struttura temporanea è nei quattro camini posizionati agli angoli della struttura che permettono una ventilazione naturale del luogo, oltre a dare un forte segno architettonico della presenza dell’edificio stesso.

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La struttura sembra fermamente ancorata al suolo, ma in realtà si distacca da questo di circa mezzo metro, lasciando così una camera d’aria sotto il piano di calpestio che insieme ai camini crea il movimento di ricircolo dell’aria senza la necessità di alcun impianto meccanico.

Ed una volta che i lavori del Teatro Nazionale saranno terminati, nel febbraio 2014, tutta la struttura sarà interamente smontata e smaltita.
Foto | ©Philip Vile – Helene Binet

Caterina Quarta

Caterina Quarta Architetto

Matita, carta, libri e colori sparsi nello studio le servono a comunicare progetti in continua rivoluzione. Fare architettura è?...una continua ricerca e passione. Nel frattempo canta canzoni rock, gioca a pallavolo e raccoglie i calzini che il suo gatto pazzo si diverte a nascondere. 

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