Lloyd’s e Leadenhall building a Londra: Richard Rogers 20 anni prima e dopo

Leadenhall e Lloyd's building di Richard Roger a Londra.

Nel 2000 Richard Rogers, raccogliendo una sfida impegnativa, ma ricca di stimoli, inizia la progettazione del Leadenhall building: un edificio che sorge nel centro finanziario di Londra, esattamente di fronte al Lloyds, che lo stesso architetto aveva progettato circa 20 anni prima. Un’impresa ardua, sia per via del dialogo fra il nuovo organismo architettonico ed il prospiciente edificio tutelato (dichiarato monumento di grado I, ovvero tutelato al massimo livello secondo la scala di classificazione del Regno Unito), sia perché ha costretto l’architetto a rapportarsi con il proprio modo di progettare adottato in passato.

In copertina: gli edifici del Leadenhall e del Lloyd progettati da Richard Rogers a Londra. Foto di Rogers Stirk Harbour + Partners (RSHP).

 Il cuore finanziario di Londra. Il cuore finanziario di Londra.

Leadenhall e Lloyds: due epoche a confronto

Oggi il Leadenhall e i Lloyds sono icone dello skyline londinese. Il più recente, progettato nel 2000 ed inaugurato nel 2014, l’altro progettato a circa un anno dall’apertura dello studio di Richard Rogers nel 1977, quando l’architetto aveva già alle spalle la collaborazione con Norman Foster e Renzo Piano.

Video 1: Rogers parla della sua visione dell’architettura.

Il Leadenhall e i Lloyds sono due edifici testimoni di due epoche diverse sia per quanto riguarda il contesto storico, che la storia personale di Rogers.

Nel lasso di tempo intercorrente fra le loro costruzioni, l’architetto Richard Rogers ha infatti ricevuto la nomina a Sir e lo studio ha cambiato nome in Rogers Stirk Harbour + Partners (RSHP) per il contributo fornito da Graham Stirk e Ivan Harbour ed è stato fregiato di innumerevoli premi e riconoscimenti fra cui il Pritzker.

Video 2 e 3: Due introspezioni di Rogers riguardo i due edifici.

Al successo della sfida di progettare un nuovo grattacielo di fronte a quello ideato dallo stesso architetto 20 anni prima, contribuiscono elementi fondanti del concept come la qualità e flessibilità degli spazi interni e l’idea avanguardistica di tecnica che l’architetto deriva da Buckminster Fuller, Frei Otto ed il gruppo Archigram, applicata magistralmente nel Centre Pompidou progettato a quattro mani con Piano e che l’architetto ha negli anni reso una propria chiave stilistica, utilizzando soluzioni hi tech innovative dal punto di vista strutturale ed impiantistico.

Lo sviluppo del progetto del Leadenhall building

Il Leadenhall, anche detto “Cheesegrater” (Grattugia) per il suo profilo inconfondibile, ha 48 piani e sfiora i 225 metri di altezza. Il suo profilo è legato da un lato alla necessità di non celare la vista sulla Cattedrale di Saint Paul soprattutto da Fleet Street, dall’altro la progressiva riduzione della profondità di ogni piano di 75 cm verso l’apice è essenziale per creare spazi lavorativi di qualità con atri rivolti a sud. La flessibilità si riflette anche nell’opportunità di affittare il complesso ad un solo o a più affittuari occupanti un numero qualsiasi di piani.

 Rappresentazione schematica del profilo del Leadenhall Building di Richard Rogers. Rappresentazione schematica del profilo del Leadenhall Building di Richard Rogers.

new architecture london first page

Splendide fotografie del Leadenhall building sono incluse nella pubblicazione di Prestel “New Architecture London”. 175 pagine che raccolgono i più interessanti progetti di architettura contemporanea a Londra, mostrandone dettagli e contesto e sottolineandone le caratteristiche più peculiari.  

Lo sviluppo del progetto dei Lloyds

Per quanto riguarda il Lloyd, fondamentale punto di partenza fu la necessità di mantenere la continuità delle attività lavorative durante la costruzione della nuova sede essendo prevista la demolizione del vecchio stabile datato 1928, e di garantire flessibilità e libera suddivisibilità dell’interno tramite aggiunta o rimozione di delimitatori dello spazio.

La strategia adottata dall’architetto risultó vincente essendo aderente alla richiesta del cliente di avere un edificio in grado di essere adattato in funzione delle proprie aggiornate necessità e destinazioni d’uso.

In collaborazione con Mike Davies, John Young, Marco Goldschmeid, Rogers propose infatti una configurazione poi diventata a lui cara, sostituendo la precedente sede con una “Underwriting Room”, un’ampia hall a tutt’altezza circondata dai microcosmi degli uffici che diventa l’anima dell’organismo architettonico.

 Sezione sull’Underwriting Room del Lloyd’s Building. Sezione sull’Underwriting Room del Lloyd’s Building.

La netta e gerarchica distinzione rispetto a sistemi di distribuzione verticale, impianti tecnici e servizi relegati in torri limitrofe al di fuori della massa principale dell’edificio, secondo una logica “inside-out” ovvero rovesciata già scelta nel Centre Pompidou, rende tale luogo di aggregazione usufruibile ininterrottamente anche durante le operazioni di manutenzione e accentua “gothic drama” e futuristica forma del complesso.

 La logica inside-out del Lloyd. Fonte, Arthotel Venezia. La logica inside-out del Lloyd. Fonte, Arthotel Venezia.

Alcune curiosità: presenze notevoli sono al primo piano il "libro delle perdite” usato per annotare per tre secoli le peggiori perdite, la “Committee Room” (o “Adam Room”), una sala da pranzo trasferita pezzo per pezzo dal precedente edificio, ma soprattutto la “Campana Lutine”, che nel precedente stabile annunciava con due tocchi eventi positivi legati all’andamento dei mercati e con uno solo quelli negativi, nella nuova sede dalla sua posizione di fronte alle scale mobili continua ad evocare luci ed ombre dell’omonima fregata che naufragò nel 1799.

Come afferma Richard Burdett, professore di studi urbani alla London School of Economics:

La libertà dalle convenzioni, lo sfruttamento del potenziale ambientale e l’impiego di soluzioni strutturali ed energetiche appropriate sono gli ingredienti fondamentali dell’architettura “long life, loose fit, low energy” di Rogers.

Questa è la stessa logica espressa dall’high-tech. Coniato nel 1983, il termine denota aspetti che l’edificio del Lloyd, ideato e realizzato nel periodo 1978-86, conteneva già in nuce, tanto che il sapiente uso dell’innovazione lo rese all’epoca uno degli edifici più moderni dello urban landscape di Londra. La luce naturale filtra nei 60 metri di vuoto dello spazio centrale attraverso il tetto a volta a botte, con un richiamo storico nella scelta dei materiali al Crystal Palace di Paxton ed una citazione del vicino Leadenhall market, uno dei mercati coperti più antichi della città.

 L’edificio del Lloyd. L’edificio del Lloyd.

 I due corpi del Leadenhall. I due corpi del Leadenhall.

Leadenhall e Lloyds: due edifici a confronto

Il Leadenhall è costituito da un volume principale ed un nucleo di supporto settentrionale. A livello costruttivo, le opzioni adottate per i due corpi sono differenti l’una dall’altra. Per il volume primario, anzichè un nucleo centrale tradizionale, Rogers definisce un tubo rinforzato perimetrale che delinea il limite delle piastre degli uffici, le quali sono ad esso direttamente collegate in corrispondenza di ogni livello senza la necessità di ulteriori sostegni; tale scelta fornisce contemporaneamente un’impronta stilistica chiaramente distinguibile e una chiara leggibilità degli elementi interni attraverso la trasparenza. Il volume secondario è invece concepito come una torre staccata, con tre gruppi di ascensori che servono le diverse sezioni dell’edificio.

Le condizioni del sito hanno determinano le scelte realizzative dell’edificio del Leadenhall: i 3000 mq di impronta del Leadenhall occupano quasi tutta l’area di cantiere, lasciando insufficiente spazio per stoccaggio e spazio di lavorazione dei materiali; di conseguenza, i processi di costruzione sono stati semplificati, ogni parte suddivisa in componenti prefabbricati fuori sede e portati in sito per l’assemblaggio in cantiere secondo un rigido calendario.

 La composizione di acciaio e vetro del volume principale del Leadenhall. La composizione di acciaio e vetro del volume principale del Leadenhall.

Il comportamento climatico dei due edifici è ottimale sia d’inverno (perdita di calore quasi nulla) che d’estate, rispettando gli alti criteri di comfort richiesti per le funzioni ospitate.

Come nel Lloyd, nel Leadenhall gli impianti sono concentrati assieme a servizi e collegamenti verticali in uno spazio confinato apposito, la torre Nord. Nel Leadenhall le facciate sono integrate con la vetrocamera, consentendo il ricircolo dell’aria esterna tramite prese d'aria ai livelli del nodo. Regolazioni automatiche consentono di limitare il guadagno solare e l'abbagliamento indesiderati.

Nel Lloyd, l’aria condizionata viene distribuita attraverso un plenum nel pavimento degli edifici, quella esausta viene estratta dall’alto, trasferita al perimetro dell’edificio e forzata nei vetri a triplo strato. La necessitá di sostituzioni e manutenzioni legata ad usurabilità ed obsolescenza delle parti meccaniche ha un duplice riflesso sulla composizione dell’edificio: da un lato le gru deputate a maintenance di parti mobili, non rimosse dalla sommità dell’edificio, contribuiscono all’idea di non finito e di provvisorietà; dall’altro, le torri che ospitano gli impianti, essendo accessibili dall’esterno, facilitano le operazioni di manutenzione, senza comportare l’interruzione o il disturbo delle attività lavorative.

Le gru sulle coperture del Lloyd’s Building. Foto di Architectural Visits © 2014.

Le condutture visibili nelle torri del Lloyd creano un gioco estetico di luce e ombra sugli 84 m di altezza dell’edificio, in un bilancio fra hi tech ed espressività “romantica” dell’architettura, sebbene l’opinione sull’edificio sia stata controversa, tanto da trovare un parallelo con la discussa St Paul's Cathedral di Wren. Ma “le città concentrano energie fisiche, intellettuali e creative. È questa dinamica “sociale e culturale”, più che un equilibrio estetico creato dalla progettazione edilizia, che secondo me costituisce l’essenza della bellezza » (Rogers, 1995).

 L'estetica dell’hi tech nel Lloyd’s Building. L'estetica dell’hi tech nel Lloyd’s Building.

Costante nell’attività dell’architetto, e naturalmente anche nei due progetti analizzati, l’impegno etico di migliorare l’identitá dell’area ricercando qualitá non solo dell’architettura ma anche dello spazio pubblico, come è evidente nell’area del Leadenhall, che con il suo sorprendente e luminoso spazio urbano a sette piani esposto a sud ricco di attività commerciali e ricreative offre un'appendice alla piazza adiacente di St. Helen, rinforzando connessioni pedonali e creando un luogo di aggregazione sociale unico a Londra.

 “Lascerò questa città non meno, ma più bella di come l'ho trovata era l'antico giuramento del cittadino ateniese ed è l'ambizione alla base del mio lavoro” (Rogers).

 Lo spazio urbano creato dai due edifici. Lo spazio urbano creato dai due edifici.

Silvia Gioja

Silvia Gioja Ingegnere edile-architetto

Ingegnere edile-architetto per un irrisorio ed irrisolto dubbio, tale duplice natura ne ha fatto un equilibrista fra estro e rigore scientifico. Poliedrica ed eclettica, è sempre alla ricerca di nuovi sogni, idee e viaggi. Quando non è alle prese con matite e calcoli, si divide fra kayak, trekking e cucina vegan.

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