Intervista ai vincitori del concorso Green Boulevard su mobilità urbana e rinnovabili

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Si è concluso da poco il concorso internazionale Green Boulevard. Viali alberati del terzo millennio sulle reti della mobilità urbana considerate come infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La competizione ha riguardato le due tipologie di reti: quelle autostradali e quelle ferroviarie (esistenti, dimesse o in via di realizzazione). L’ambito geografico è stato circoscritto all’area metropolitana identificata lungo l’asse Roma–Salerno. Obbiettivo della competizione: il progetto di installazioni a basso impatto ambientale e ad alto contenuto di ricerca ed innovazione, in simbiosi con il paesaggio, anche attraverso il riuso ed il riciclo di elementi e materiali, o sviluppando nuovi componenti e brevetti originali, per contribuire all’evoluzione della filiera industriale italiana “Green”. I vincitori sono stati resi noti si può prendere visione dei loro progetti sul sito ufficiale dell’iniziativa.

Abbiamo voluto fare qualche domanda in merito all’esito del concorso ai vincitori dei primi tre premi:

PRIMO PREMIO EX AEQUO
Infrawater
Team A2BF: Beniamino Fabio Arco, Rosario Badessa , Fabrizia Berlingieri, Giovanna Falzone

INWAVE
Team 3A+R: Dario Aureli, Silvia Ramieri, Anselmi Attiani (architetti associati)

SECONDO PREMIO
Vitaeductus
Team Atelier CMJN: Gaël Brulé, François Lepeytre, Reggiseni Ana, Eric De Thoisy

TERZO PREMIO
New mobility for new structure
[ia]²: Chiara Carbieri, Aniello Camarca, Onella Cazzarella, Michele Pirozzi, Adriano Tortora

Circa il vostro progetto e i criteri per i quali è stato selezionato, per coloro che non sono esperti della materia, come potrebbe definire brevemente i caratteri di sostenibilità ecologia, di alto livello tecnologico ma nello stesso tempo di possibilità di realizzarlo in maniera concreta senza dover ricorrere a risorse che farebbero balzare il budget di spesa troppo in alto?

A2BF: Il progetto INFRAWATER si basa su un concetto molto semplice che, a partire dall’utilizzo di elementi presenti in prossimità del nastro autostradale – acque meteoriche, illuminazione naturale, molecole di CO2 – reinventa la possibilità di coltivare grandi quantità di micro–alghe all’interno di contenitori intesi come landmark alla scala del paesaggio, per la produzione di bio–fuel, che costituisce oggi una credibile alternativa al consumo dei derivati del petrolio.
La coltivazione delle micro–alghe è possibile, infatti, solo attraverso un sistema di canalizzazione e individuazione di spazi inutilizzati per la raccolta delle acque meteoriche, che, una volta depurate, possono servire anche per l’irrigazione dei campi agricoli a margine del sistema autostradale. Le alghe crescono in ambiente molto luminoso e, nutrendosi di CO2, purificano l’aria dall’inquinamento prodotto dall’intenso traffico di questo tratto di autostrada. Gli scarti della produzione possono inoltre essere riutilizzati per la produzione di bio–masse. Il processo che, dalle risorse naturali disponibili, conduce al riutilizzo della risorsa acqua per il sistema agricolo e per la produzione di bio–fuel e bio–masse, genera consistenti benefici sia dal punto di vista ecologico, sia da quello produttivo ed economico, innestando così virtuosi processi di sviluppo sostenibile delle economie locali, e compensando così i costi di realizzazione.

3A+R: Qualsiasi intervento sul territorio introduce processi nuovi nell’ambiente in cui si inserisce. Il problema è fare in modo che, a dispetto di quanto fatto in passato, tali processi nuovi rappresentino e stimolino delle dinamiche virtuose, da ogni punto di vista: ecologico, sociale ed economico.
Problema di partenza è stato dunque comprendere quali potessero essere gli interventi capaci di innescare processi virtuosi, in territori già compromessi dalla presenza di infrastrutture impattanti da ogni punto di vista, come sono le autostrade, o le infrastrutture lineari in genere.
Da subito abbiamo avvertito la necessità di ricucire i due lembi di paesaggio separati dalla strada, non solo attraverso sottopassi o ponti, ma attraverso la ricostruzione di veri e propri tratti di campagna. Questo avrebbe permesso di ricostruire tutta una serie di relazioni al di sopra dell’infrastruttura, relazioni sociali, economiche e produttive, altrimenti andate perse. Ancora nell’ottica di riguadagnare i territori andati persi dalla costruzione dell’autostrada, abbiamo voluto ricostruire una superficie artificiale sovrapposta alla sede autostradale, che fosse in grado da sola di ospitare tutti i sistemi necessari alla produzione dell’energia e, in futuro, anche di ospitare i diversi apparati tecnologici di segnaletica e controllo propri dell’autostrada e/o della ferrovia.
La produzione di energia da fonti rinnovabili, merita poi un discorso a parte. Normalmente, infatti, fotovoltaico, eolico o altre fonti, sfruttano le caratteristiche proprie di un luogo. La presenza o meno di vento, la possibilità di avere una corretta esposizione etc. Ma nel nostro caso, la caratteristica dell’infrastruttura è proprio quella di non appartenere ad un luogo in particolare, ma di attraversare diversi luoghi, diversi territori con diverse caratteristiche. Quindi abbiamo deciso di utilizzare tecnologie capaci di sfruttare le caratteristiche dell’autostrada e non dei luoghi che attraversa. In primo luogo il micro–eolico, che sfrutta le turbolenze delle auto e, nelle gallerie da noi create, riesce a sfruttare anche i benefici dell’ “effetto Venturi”, in secondo luogo il fotovoltaico, non a base di silicio, capace di produrre energia anche se esposto a nord. In termini di puro bilancio immediato, senza considerare dunque le possibili ripercussioni economiche di un nuovo sistema di relazioni che si vuole innescare, anche solo la produzione di energia con tali sistemi compensa quasi del tutto, in un contenuto arco di anni, i costi di realizzazione.

Atelier CMJN: Lo sviluppo sostenibile è un termine poliedrico e multidimensionale che ricopre più aspetti ambientali di sicuro ma anche aspetti sociali ed economici. Un progetto green che non tenga conto degli aspetti economici e sociali non può essere iscritto nella logica di sviluppo sostenibile. Noi abbiamo dunque optato per il rispetto di questi tre aspetti. Considerando la parte ambientale, essa si articola su tra assi principali: disinquinamento dai gas di scappamento, ristabilizzazione della continuità ecologica ed auto–produzione dell’energia. In particolare noi abbiamo voluto mettere l’accento sulla stabilizzazione della continuità ecologica: le infrastrutture del XX secolo sono una catastrofe in termini di biodiversità (disaggregazione del paesaggio, creazione di punti di frattura etc…); eccetto le specie animali e vegetali che creano continuità riproducendosi e migrando. È noto che 2 ettari interi sono assai meglio che 1 ettaro + 1 ettaro in termini di biodiversità: è questa l’essenza del nostro progetto: ristabilire dei punti di continuità con le facciate senza creare un effetto tunnel. In seguito noi approfitteremo delle facciate per produrre energia (solare al sud ed eolica al nord).
Noi pensiamo che sia possibile ridurre il budget adottando un approccio cosiddetto di “simbiosi industriale”; trattasi di riunirsi con diversi attori locali e vedere quali siano i loro bisogni e quali siano i loro prodotti di scarto nel senso lato (materiali, energia termica etc…). A partire da ciò si potrà valutare la possibilità di incanalare il flusso di materiali e di energia al fine di riutilizzare al massimo le risorse inutilizzate che sono appunto gli scarti. Noi abbiamo scelto un sito presso Colleferro dove è noto esserci un sito di riciclaggio e uno di produzione della pozzolana; ci sembrava del tutto interessante riflettere con alcuni protagonisti al fine di veder realizzato questo progetto. Ciò permetterà di utilizzare dei materiali locali, di coinvolgere le comunità ed i partner locali, riducendo i costi dal momento che i prodotti saranno tutti preferibilmente riciclati.

[ia]²: Il progetto persegue obiettivi di sostenibilità nel senso globale del termine, quindi con riferimento ad aspetti ambientali, sociali ed economici. Il punto di partenza è stato lo studio della tratta ferroviaria esistente e dei possibili sviluppi con riferimento a due aspetti principali: – recuperare il tracciato, come strategia di rivalorizzazione del paesaggio degradato e per evitare il consumo di nuovo suolo per nuove opere di urbanizzazione, andando a sovrapporre alla vecchia rete ferroviaria in disuso una serie di nuove infrastrutture ed attrezzature urbane; – raggiungere gli obiettivi di progetto con costi inferiori a quelli derivanti dalla ristrutturazione dell’infrastruttura ferroviaria fortemente degradata. Le proposte adottate sono state riassunte in un quadro economico preliminare che ha mostrato la fattibilità economica dell’intervento e la sua convenienza in termini di esecuzione ed esercizio.
Le tecnologie utilizzate, tecnicamente semplici, mature e consolidate, che hanno permesso di definire un progetto “Net Zero Energy Area”, rappresentano nel quadro economico generale una voce consistente (circa 25–30%), ma non predominante.

Per il progetto è stato richiesto un basso impatto ambientale, ma voi che scala di valore dareste al "basso impatto” rispetto al costo, alla possibilità di utilizzare risorse locali e ridurre i tempi di realizzazione delle opere?

A2BF: Il concetto di “basso impatto” non può essere inteso solo come una prerogativa di carattere ambientale. Tanto le questioni economiche, quanto quelle legate alla tutela dei valori socio–culturali locali concorrono a un’adeguata fattibilità del progetto. In base a ciò, le nostre scelte non potevano non far riferimento a un concetto integrato di “basso impatto” e, al contempo, di fattibilità. Quindi, da un lato, abbiamo scelto di operare in coerenza con il sistema agricolo locale attraverso il riuso delle acque meteoriche, dall’altro perseguendo una fattibilità di carattere economico (costi iniziali, di gestione e ricavi), attraverso la messa a regime di un sistema produttivo di energia pulita legato al bio–fuel e alle biomasse. Il sistema riduce così i danni ambientali attraverso il riuso delle aree inutilizzate e di risulta degli svincoli autostradali, l’assorbimento del CO2 prodotto, e la raccolta e la depurazione delle acque meteoriche, valorizzando i caratteri di biodiversità socio–culturale locale legati ad una concezione sostenibile delle attività agricole.

3A+R: L’impatto ambientale va inteso valutando variazioni introdotte, benefici e tempi. Le variazioni sono molto simili a quelle introdotte dalle comuni barriere antirumore: apparato fondativo lineare nel territorio e indubbia presenza visiva sul paesaggio. I benefici immediati sono quelli di una mitigazione meccanica di polveri e rumori e di una mitigazione visiva dell’infrastruttura attraverso l’attecchimento di essenze rampicanti ai lati della struttura reticolare, per i tratti non coinvolti dalla ricucitura dei lembi di campagna. Va aggiunto poi che la stessa struttura è pensata in acciaio corten, e dunque a basso costo di manutenzione e ad alta riciclabilità. I costi e la velocità della realizzazione sono condizioni fondamentali ma devono necessariamente seguire tutte le questioni relative alle valutazioni d’impatto.

Atelier CMJN: Come diremo anche in seguito, ridurre gli impatti ambientali ed i costi ci sembra del tutto fattibile e discutibile con le industrie, gli enti pubblici e locali etc. al fine di vedere quali siano le esigenze e gli scarti di ciascuno. Perché comprare dell’acciaio nuovo dalla Cina quando le imprese italiane locali hanno delle risorse di metalli da riutilizzare? Molto spesso lo sviluppo sostenibile è semplicemente nei comportamenti sensati.

[ia]²: Il concetto di basso impatto ambientale è inscindibilmente ed intrinsecamente legato all’utilizzo e valorizzazione delle risorse locali. Per tale motivo, nel progetto abbiamo riutilizzato materiali provenienti dalla dismissione dell’infrastruttura esistente, riciclandoli o riutilizzandoli in loco (ad es. traversine in legno bonificate, binari riutilizzati come elementi strutturali) e valorizzando quelle risorse sottoutilizzate e sottostimate che sono in primo luogo la tratta ferroviaria stessa, le stazioni dismesse, i percorsi, nonché quelle di natura culturale, paesaggistica e ambientale.
La realizzazione della tratta per l’e–bus wireless non richiede l’armamento della linea e permette per questo di ridurre costi e tempi di realizzazione dell’opera, limitando anche gli impatti ambientali e paesaggistici (zero emissioni di CO2, infrastruttura visivamente leggera senza cavi e pali).
I tre criteri sono stati quindi tutti altrettanto importanti e fonte di spunto per il progetto.

Pensa che tra i progetti vincitori e quelli menzionati ve ne sarà uno (o più di uno) che sarà utilizzato come modello per le fasi esecutive dei lavori sull’asse Roma–Salerno?

A2BF: Gli esiti del concorso hanno mostrato chiaramente la molteplicità delle soluzioni possibili per la trasformazione dell’intero sistema infrastrutturale. Si tratta di soluzioni ad alto contenuto tecnologico che, se da un lato, rispondono a esigenze e bisogni reali tanto delle comunità insediate quanto della mobility communities, dall’altro restituiscono nuove e suggestive immagini dell’attuale paesaggio infrastrutturale.
I progetti premiati sono stati valutati dalla giuria secondo criteri di rilevanza strategica, integrazione, realizzabilità e concretezza, pertanto sono tutti modelli che, seppur necessitano certamente di adeguati approfondimenti, possono essere utilizzati per lo sviluppo delle reti di comunicazione green nell’ambito del Masterplan per l’area metropolitana RO–SA.

3A+R: Ci auspichiamo che possa nascere una proposta di sintesi che riesca ad essere realizzata, almeno, come progetto campione.

Atelier CMJN: Pensiamo che i diversi gruppi di progettazione abbiano avuto tutti delle idee diverse ed originali e complementari l’una all’altra; sarebbe dunque interessante discutere delle soluzioni possibili insieme ed investire tutte le energie creative per trovare delle soluzioni adeguate.

[ia]²: I progetti premiati ci sembrano tutti di buon livello e contenenti spunti interessanti, per certi aspetti anche fantasiosi e probabilmente tutti da verificare, come è naturale che sia per proposte concettuali. Alcuni progetti premiati propongono idee interessanti ed innovative, affascinanti e presentante in modo indubbiamente accattivante ma che in alcuni casi trovano scarso o nullo riscontro tecnico ed economico. Per questo motivo immaginiamo che fasi esecutive future sull’asse RO–SA premieranno approcci maggiormente orientati alla fattibilità concreta degli interventi e che coniughino l’aspetto della produzione di energia rinnovabile con quello di spinta tecnologica verso sistemi a maggiore efficienza energetica piuttosto che alimentati dalla stessa energia rinnovabile prodotta.

AAA

QUATTRO DOMANDE, QUATTRO IDEE

In particolare per il vostro progetto avete evidenziato la possibilità di accedere a fondi pubblici e privati per realizzarlo. In un momento di forte crisi come questo quale sarà la strategia per accedere a tali fondi?

A2BF: Pur consci di un momento delicato come questo per l’economia nazionale, siamo tuttavia molto fiduciosi rispetto al tema dell’accesso ai fondi per sviluppare il progetto e portarlo ad una fase di sperimentazione applicata. La riflessione sulle infrastrutture, sul loro necessario cambiamento qualitativo e sul loro ruolo per il recupero e la corretta gestione delle risorse naturali rinnovabili sono tutti temi della contemporaneità. Inoltre esistono numerosi incentivi economici associabili alla nostra idea progettuale. E’ possibile ricorrere, infatti, ad incentivi di ricerca e sperimentazione derivanti dal Settimo Programma Quadro della ricerca europea (FPVII), soprattutto incentrati sulla ricerca applicata. Grandi opportunità sono poi offerte dal PON, con le iniziative rivolte alle Smart Cities and Communities, così come quelle derivanti dal settore agricolo. Sono inoltre da tenere in considerazione le possibili partership di sviluppo e prototipazione che si potrebbero attivare con specifici stakeholder di settore identificabili con i gestori infrastrutturali e le aziende leader nel settore delle rinnovabili e dei combustibili ecologici.

3A+R: I progetti che mettono in campo la produzione di energia pulita hanno un costo iniziale che con gli anni tende ad essere assorbito ed alla lunga a produrre dei ricavi certi e calcolabili. Pensiamo quindi ad investitori che desiderano rientri ed interessi con tempi medio lunghi. Da qui la proposta di interessare i fondi pensione che investono con un’aspettativa di rientro su tempi, appunto, medio/lunghi.

In particolare, per il vostro progetto, avete sottolineato l’importanza di creare un catalizzatore di biodiversità ed un punto in cui si focalizzi energia, cultura e divertimento. In un momento di forte crisi economica come quello che sussiste i Italia, quale sarà la strategia per accedere ai fondi economici?

Atelier CMJN: Secondo noi ci sono due strategie: la prima è di abbassare i costi, e la seconda di investire dei fondi pensione per esempio per installare delle tecnologie che funzionino con fonti rinnovabili di energia, rateizzabili in una decina di anni. La crisi è uno dei periodi privilegiati per riflettere su nuove soluzioni, per cambiare un paradigma; ed è a questo che abbiamo mirato come scopo primario durante il concorso Green Boulevard.

In particolare per il vostro progetto avete evidenziato la possibilità di migliorare l’offerta turistica in chiave eco e contemporaneamente di riqualificare la zona sotto il profilo ambientale. In che misura pensate che si possano conciliare le due proposte senza che una condizioni negativamente l’altra?

[ia]²: L’inserimento di attività turistiche nella zona contribuisce alla valorizzazione ambientale, economica e sociale del contesto e promuove attività legate alla natura, al folklore e alle produzioni locali. Il sito d’intervento, attualmente decisamente compromesso, trova nella riqualificazione della tratta Sicignano–Lagonegro un miglioramento di carattere sia paesaggistico sia nei confronti della sicurezza idrogeologica, statica, igienica. Questi aspetti determinano un indubbio potenziamento della qualità ambientali globali del sito. Le modalità d’intervento sull’area vasta inoltre, garantendo il 100% di copertura dei fabbisogni elettrici e termici da fonti rinnovabili, l’assenza di emissioni di CO2, l’adozione di adeguate misure di mitigazione, assicurano un giusto equilibrio tra gli aspetti di tutela ambientale e la necessità di riqualificazione dell’infrastruttura di trasporto e di rivitalizzazione economica del contesto. Al solito, l’importante è assicurare che i tre vertici del triangolo della sostenibilità si allineino a formare una figura equilatera.







Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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