Gehry e Foster per il rinnovamento della Battersea Power station

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Londra ha scelto: Gehry Partners e Foster + Partners saranno i due team che si occuperanno della “fase tre” della rigenerazione urbana di Nine Elms, storico quartiere della capitale dove svetta la celeberrima Battersea Power Station; probabilmente l’unica centrale termoelettrica al mondo capace di radicarsi nell’immaginario collettivo come un autentico monumento da salvaguardare e diventare così un sito di interesse storico. Le origini di questo mito contemporaneo saranno ben note a tutti coloro i quali hanno osato varcare anche solo per puro caso i dorati confini del piattume musicale che ottunde oggi le nostre orecchie.

Il progetto di riqualificazione della Battersea Power Station

Battersea deve infatti la sua notorietà non tanto al suo status di Europe’s largest brick building (il più grande edificio in mattoni d’Europa) quanto piuttosto a quattro ragazzi geniali e alla loro determinazione nel “far volare maiali aerostatici attraverso le ciminiere di vecchie centrali inglesi”. Ma questa è un’altra storia…

Il progetto di riconversione urbana approvato nel 2011 prevede la trasformazione dell’area da quartiere industriale a centro residenziale di lusso.

Inserita all’interno dell’ambizioso masterplan di Rafael Viñoly in cui è previsto un totale di 3.400 nuove abitazioni, la “fase tre” affidata alle due archistar prevede la realizzazione di due blocchi residenziali comprendenti 1.200 unità abitative, un hotel da 200 camere, 32.500 mq di spazi commerciali e ristoranti, una libreria di 1.400 mq e un parco pubblico.

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Un percorso pedonale si snoderà attraverso le vie commerciali e assieme all’estensione della metropolitana di Londra (Northern Line) sarà la chiave di volta nell’operazione di “chirurgia urbana” che mira a riconnettere la vecchia centrale Art Déco con la città.

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I due grandi edifici residenziali di Foster e Gehry si inseriranno nel lato sud svolgendo il ruolo di portali di ingresso del quartiere, fronteggiandosi l’un l’altro attraverso la nuova via pedonale. Per il decostruttivista canadese questa sarà l’occasione di realizzare il suo primo contributo “permanente” per la città di Londra: precedentemente aveva infatti già avuto modo di costruire un padiglione temporaneo per la Serpentine Gallery 2008.

L’occasione per noi sarà invece quella di vedere se terrà fede alla promessa in cui afferma: “Ci auguriamo di creare un progetto che sia tipicamente londinese, tale che possa rispettare e celebrare il vernacolo storico della città”.

LE PRIME DUE FASI DI TRASFORMAZIONE

Il progetto urbano basato sul masterplan di Viñoly ha finora visto protagonisti della “fase uno”, attualmente in corso d’opera, lo studio londinese Wilkinson Eyre Architects, impegnato nel restiling diretto della Battersea Power Station e il duo Ian Simpson Architects e dRMM Architects, progettisti delle residenze di Circus West.
La seconda fase invece, e qui gli amanti dei Pink Floyd potrebbero avvertire un mancamento, prevede la demolizione (ebbene sì) delle ormai instabili e pericolanti ciminiere della leggendaria centrale, con la successiva ricostruzione però di esatte repliche (perciò tranquilli, non c’è motivo di incatenarsi ai cancelli).

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Per la vecchia e gloriosa stazione termoelettrica disegnata negli anni ’30 da Giles Gilbert Scott (l’artefice delle ormai iconografiche red telephone box), sembra dunque arrivato un momento di svolta decisivo, raggiunto però non senza travaglio. Soggetta fin dal 1983, anno della sua chiusura, ad un vasto numero di controverse iniziative di riconversione dall’esito fallimentare (come quella di farne uno stadio da calcio per il Chelsea, un night club, un giardino pubblico e un parco divertimenti) per la Battersea Power Station si prospetta una seconda giovinezza. Ma non è tutto oro quel che luccica.

CRITICITÀ

Con un costo stimato di 8 miliardi di sterline (pari a circa 9,7 miliardi di euro), il rinnovato quartiere della centrale si estenderà per circa 16 ettari, così come previsto dal masterplan di Viñoly adottato nella sua interezza e con enfasi dagli attuali committenti del progetto; ovvero un consorzio di investitori malesiani che nel 2012 ha acquistato la Battersea Power Station Development Company per 400 milioni di sterline (soffiandola proprio al Chelsea e ad altre 15 società interessate all’acquisto).

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Il rischio speculativo ha però da sempre preoccupato il World Monuments Fund, che proprio di recente ha aggiunto per la seconda volta la Battersea Power Station alla lista dei monumenti in pericolo per l’anno 2014. Tale iscrizione era infatti già avvenuta nel 2004, quando Victor Hwang, precedente proprietario, commissionò a Sir Philip Dowson, presidente della Royal Academy, un proprio masterplan per la riconversione dell’area.

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Fonte di criticità, oggi come allora, è proprio l’intervento, o meglio la sua scala. La qualità delle firme chiamate in causa o l’estetica dei singoli edifici non è in discussione, il punto centrale della questione ruota attorno alla compromissione dell’identità urbana: Battersea rischia di essere sovrastata dagli edifici circostanti, i quali seppur eleganti si inseriscono con molta, forse troppa forza nel panorama cittadino (alcuni arrivando fino a diciotto piani di altezza).

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Il nocciolo del problema è dunque non tanto l’intervento di trasformazione e rinnovamento della centrale; che a tutti gli effetti ne uscirà con molto decoro e sicuramente scrollandosi di dosso l’immagine decadente che gli ultimi trent’anni di abbandono e degrado le hanno regalato. No, il vero problema è semmai la cornice, che dall’intenzione nobile di valorizzare un così interessante soggetto, rischia di soverchiarlo con la sua eccessiva imponenza.

Alberto Grieco

Alberto Grieco Architetto

Frequentando una signora chiamata Storia, ha scoperto che l’architettura bio-eco-ecc. non ha inventato Nulla©, ed è per questo che perde ancora tempo sui libri. Architetto per vocazione; tira con l’arco, gira per boschi, suona e disegna per vivere. Lavora nel tempo libero per sopravvivere.

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