Cantine Antinori: il progetto ipogeo di Archea

Nel Chianti Classico, a metà strada tra Firenze e Siena, una nobile famiglia coltiva una tradizione secolare che lega la vita della comunità alla produzione vinicola. Il progetto della Cantina Antinori è frutto di uno stretto legame tra paesaggio e territorio antropizzato, che ha portato i progettisti dello studio Archea ad immaginare un’architettura ibrida che vivesse in simbiosi con l’ambiente naturale e l’opera dell’uomo.

La famiglia Antinori

Tra le dolci colline della campagna toscana sorgono i vigneti dei Marchesi Antinori che da secoli qui producono vini pregiati, vanto del territorio e della casata. Guidati dal capostipite Piero Antinori e dalle sue figlie Albiera, Allegra e Alessia, i Marchesi Antinori sono divenuti nuovi mecenati.

Per conservare la memoria della famiglia e mostrare gratitudine alla terra del Chianti Classico, la famiglia Antinori ha immaginato di riportare nella campagna fiorentina la sede della propria attività vitivinicola e ha voluto che questa divenisse un landmark riconoscibile integrato nel territorio, rimando all’archetipo della cattedrale, dell’opificio, della fattoria e della casa colonica. La sede operativa delle Cantine Antinori doveva configurarsi come un edificio multifunzionale, che accogliesse al suo interno gli uffici e gli ambienti di lavoro, ma anche i visitatori esterni, con l’intento di renderli partecipi della storia della famiglia e dei prodotti della terra.

Affidandosi alla sensibilità e alla ricerca architettonica di Marco Casamonti e dello studio Archea Associati, questa committenza ha espressamente richiesto un contenitore che fosse espressione del proprio contenuto, lavoro, passione, tradizione e cultura, immerso nel paesaggio agreste in cui questi elementi sono fortemente radicati.

Il progetto di Archea per una cantina ipogea

La risposta concettuale di Archea non è stato un mero edifico poggiato sul suolo, una facciata che si staglia col suo profilo sulla collina, bensì un’architettura ipogea.

La Cantina Antinori è prima di tutto un esperimento geomorfologico: quasi invisibile dall’esterno, l’edificio si rivela attraverso due tagli nella terra, due fenditure orizzontali (segni ispirati dalle opere di Lucio Fontana) che individuano i terrazzamenti che caratterizzano da sempre il paesaggio coltivato a viti. Al di sotto di questo tetto giardino si sviluppano tutti gli ambienti di lavoro dell’opificio e gli spazi ricreativi.

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Il programma architettonico del moderno opificio richiedeva un edificio estremamente complesso per la molteplicità di funzioni da accogliere al suo interno e la diversa fruizione che questi spazi dovevano avere. Consapevoli dell’impatto ambientale che tutti i luoghi industriali hanno sul territorio, gli Antinori hanno individuato un terreno di circa 12 ettari su cui realizzare la nuova cantina, nascondendo sotto la copertura verde tutto il sistema infrastrutturale e i servizi necessari all’edificio per il suo funzionamento.

Approfondisci i vantaggi del tetto giardino.

 Il tetto giardino è un elemento iconico fortemente voluto dalla committenza, necessario a recuperare la superficie sottratta alla natura e ridurre il consumo effettivo di suolo e destinarlo a vigneto didattico coltivato con la varietà tipica del Chianti, il Sangiovese,  insieme alle altre che storicamente gli vengono affiancate: il Canaiolo, il Ciliegiolo, il Colorino, la Malvasia nera, il Mammolo. Una piccola parte è dedicata anche a vitigni internazionali, il Cabernet Sauvignon e Franc.

Un team di 50 architetti e circa 70 tra ingegneri e professionisti ha lavorato per oltre un anno nella fase progettuale di quello che fin dalle prime ore si è annunciato come un cantiere avveniristico.

Lo scavo di fondazione ha richiesto lo sbancamento della collina e la rimozione di 400 mila metri cubi di terra e una serie di interruzioni dovute al rilevamento in questa fase di un terreno argilloso e limoso con concrezioni calcaree dovute al passaggio dell’acqua. Il rigonfiamento delle argille ha richiesto una prima sospensione del cantiere  fino a che non si è giunti ad una soluzione che permettesse di consolidare il fondo, convogliare le acque in appositi pozzi a 35 metri di profondità e realizzare delle fondazioni profonde su pali che non risentissero degli abbassamenti differenziali dovuti alla natura stessa del terreno.

Una progettazione ad impatto zero è uno dei punti di forza del progetto della Cantina Antinori: si usa tutto quello che la natura mette a disposizione.  “Lo stesso scavo – afferma Marco Casamonti  - è derivato dalla necessità di prendere energia dalle stessa terra per raffrescare il vino, che va conservato ad una temperatura di 17-18° costanti, qui in modo naturale, senza sistemi impiantistici, grazie agli spazi voltati”.

La progettazione degli spazi interni della cantina Antinori

Gli spazi interni di questa cattedrale del vino sono progettati per realizzare una cantina gravitazionale. La vinificazione “per gravità” si sviluppa, come suggerisce il nome,  procedendo dall’alto verso il basso per  facilitare travasi e spostamenti del prodotto con il minimo consumo di energia e garantire in modo naturale la temperatura ideale per la produzione e la conservazione del vino grazie alle ottimali condizioni termo-igrometriche di questi mabienti.

La sala barrique è il cuore della cantina. Una serie di gallerie voltate lunghe 75 metri custodiscono le preziose botti e al loro interno si proiettano e si affacciano le sale di degustazione, volumi in cristallo e corten simili a palchi teatrali da cui spiare il lavoro di operai ed enologi. L’uso della terracotta, coniugata nei suoi colori naturali dalle cromie che variano dal rosso al marrone, è un ulteriore richiamo alla sacralità del luogo dove si produce il vino, punto di incontro tra il mondo industriale e quello contadino, fatto di gesti e rituali carichi di spiritualità. 

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I materiali utilizzati per il progetto

A caratterizzare le espressive volte è l’impiego della terracotta di Impruneta, nota per la resistenza a flessione, materiale antigelivo, inattaccabile dalle piogge acide e dallo smog, usato anche da Filippo Brunelleschi per la cupola di Santa Maria del Fiore e qui impiegato su pavimenti, soffitti e rivestimenti.

Nonostante i singoli elementi siano stati prodotti secondo un processo fedele alla tradizione, le volte sono realizzate con centine in acciaio su cui sono avvitati dei profili ad omega su cui agganciare i mattoni in terracotta. Il riferimento è ancora Brunelleschi con la sua cupola: per motivi strutturali, economici e di tempo, si è creata una doppia pelle per una struttura statica indipendente dalla copertura, evitando i casseri per realizzare le volte in calcestruzzo che avrebbero comportato un raddoppio della spesa.  

Questo espediente ha necessitato di tutta una serie di test che assicurassero il funzionamento e la risposta del sistema a livello statico e termico, e risolvendosi nel perfetto accordo tra materiali della tradizione reinterpretati con tecniche all’avanguardia.

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Oltre alla terracotta, altri materiali ricorrenti sono il calcestruzzo rosso e il corten, metallo presente in molteplici forme e superfici (rivestimenti, infissi, balaustre, decorazioni) ma soprattutto protagonista assoluto nella scala monumentale che collega i 3 piani della struttura.

Le rampe scultoree

La rampa scultorea, inizialmente tagliata per motivi di costi, è poi stata un elemento caratterizzante. È in lamiera in corten di 3 cm di spessore, completamente saldata in opera per svilupparsi nell’aria per mezzo di un pennone a fuso che poggia a terra ed è vincolato in copertura. La forma dell’elica aggiunge un tocco di drammatizzazione ad una geometria intellegibile, con rimandi che vanno dal Rinascimento al Barocco italiano.

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Una seconda scala in corten, più minimalista porta ai livelli superiori: è chiamata “scala a farfalla” e attraversa verticalmente questa ala dell’edificio per condurre al museo dei Marchesi Antinori che custodisce, tra tele e lettere preziose, anche un’antica macchina per pressare le uve realizzata da un disegno di Leonardo Da Vinci.

Pochi metri più sotto allo spazio espositivo si colloca l’Auditorium mentre uno spazio in legno accompagna il visitatore in superficie, in uno spazio aperto verso il paesaggio dove trovano collocazione installazioni in metallo.

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L’appassionante visita nella Cantina Antinori si conclude nello spazio vetrato affacciato sul vigneto, dove si è colpiti dalla forte luce naturale proveniente dalla campagna, tanto da farci domandare come sia possibile non ricorrere all’illuminazione artificiale nei piani ipogei. Questo è reso possibile grazie alle aperture zenitali, fori circolari nel tetto e nel pavimenti del piano terra che convogliano la luce verticale nei piani bassi. I quasi 50 cerchi, rivestiti in corten sono ancora un richiamo al cerchio rinascimentale dell’ homo ad circulum di Leonardo da Vinci oltre che un riferimento alle botti.

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La Cantina Antinori è il frutto di 7 anni di lavoro su un progetto ambizioso che ha fatto del basso impatto ambientale e dell’alto risparmio energetico i suoi obiettivi insieme ad un programma funzionale complesso e al rispetto del paesaggio naturale. Nell’edificio multifunzionale, insieme agli spazi per la produzione del vino, convivono uffici, negozi, un ristorante, spazi di degustazione, un auditorium, un’area espositiva per conoscere i prodotti ed gli eventi culturali organizzati all’interno della struttura, e infine un’area visitabile per la comprensione dell’architettura.

È un’architettura generosa che costruisce e valorizza il paesaggio, ha saputo comprendere l’identità dei luoghi e la storia di un territorio antropizzato attraverso una gestione etica delle scelte progettuali e delle modalità costruttive grazie all’apertura e alla responsabilità degli architetti e dei committenti.

Cantina Antinori

Da 26 generazioni la famiglia Antinori cura e gestisce direttamente la produzione vinicola delle proprie tenute, con scelte innovative e rispettose delle tradizioni e del territorio toscano.
Inaugurata nell’Ottobre del 2012, la Cantina Antinori realizzata dallo studio Archea Associati è concepita per accogliere gli eno-appassionati, accompagnarli in un percorso di degustazione e conoscenza della filosofia produttiva che con gli anni si è estesa ad altri prodotti frutto delle loro terre. Accanto ai vini Péppoli (Chianti Classico DOCG), al Villa Antinori Chianti Classico Riserva e al Vinsanto Tenute Marchese Antinori DOC troviamo infatti la grappa, ottenuta dalla distillazione delle vinacce fermentate, il brandy dai riflessi color miele invecchiato sei anni, l’olio extra vergine d’oliva, dal colore verde brillante e dal sapore fruttato, ottenuto da agricoltura biologica nelle tenute di Pèppoli e del Chianti Classico e infine l’aceto di Pèppoli, prodotto con un processo di acetificazione lenta e statica fino alla sublimazione per invecchiamento.

La Cantina Antinori, che all’interno ospita anche una bottega e il ristorante Rinuccio 1180, è visitabile su prenotazione scegliendo tra quattro diversi “pacchetti” che conducono alla scoperta dei vini rappresentativi delle tenute dei Marchesi Antinori: visita Barricaia, Bottaia, Bottaia Cru e il tour personalizzato (“Taylor Made Experience”) per conoscere la storia della casata, i loro vini più iconici, e l’amore per le viti e l’arte della Toscana.

Anellina Chirico

Anellina Chirico Architetto

Cilentana, si avvicina al mondo delle costruzioni per gioco grazie ad un regalo della Befana. Quella casa in legno da montare diventa una passione e decide di farne il suo mestiere. Quando ripone matite e computer, guarda fuori dalla finestra, parla tanto e lavora a maglia.

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