La canna palustre e la tradizione costruttiva dei casoni rurali

Le più significative costruzioni in canna palustre consistono di manufatti in materiali vegetali in alcuni casi ancora esistenti nelle zone umide del delta del Po, della Romagna e delle lagune settentrionali del Veneto e del Friuli: i tradizionali casoni. Si tratta di testimonianze fondamentali di una cultura del costruire strettamente legata alle risorse materiali del territorio: il linguaggio dei casoni rappresenta l’espressione di una cultura che concepisce la pratica costruttiva come connessa al proprio ambiente di vita.

L'USO DELLA CANNA PALUSTRE IN EDILIZIA

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L'IMPORTANZA DELLA CANNA PALUSTRE NEI VILLAGGI FLUVIALI

Gli abitanti delle comunità più prossime ai grandi acquitrini e quelli dei pochi villaggi sorti in questi paesaggi così particolari ed insieme avari di risorse, fondavano la loro economia sulle poche attività che la palude poteva offrire. La raccolta della canna e delle erbe palustri erano attività fondamentali e talora esclusive: la raccolta invernale della canna palustre secca alle foci del Po, per esempio, era un’attività che impegnava centinaia di uomini e donne. I fasci di canna secca rappresentavano per le popolazioni il più comune materiale da costruzione per i casoni di valle che spesso erano l’abitazione di guardiani e vallanti. Con il diffondersi della muratura come materiale edilizio e con la sostituzione delle coperture in canne con quelle in tegole tradizionali di terracotta, l’abbandono dell’uso del materiale palustre nei casoni diventa progressivo, fino a diventare pressoché definitivo con le bonifiche del Novecento: è da allora che questi particolari manufatti ad uso abitativo scompaiono del tutto, assieme alle distese di canne e alle paludi stesse, per lasciar posto al paesaggio agrario meccanizzato. Solo qualche casone destinato al deposito degli attrezzi è sopravvissuto, ed è grazie allo studio di questi sparuti esemplari che è stato possibile desumere le caratteristiche costruttive dei tipici casoni.

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CANNA PALUSTRE: LE CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE DEI CASONI RURALI

Si tratta di organismi a pianta rettangolare e copertura a due falde, più o meno lunghi ma di larghezza e di altezza poco variabili. La struttura portante è in legno secondo le essenze disponibili in loco: montanti verticali e correnti orizzontali e diagonali, e un grande graticciato a sostegno del tetto. Il rivestimento è in canne: l’arte del costruttore consisteva nel raccogliere le canne dagli steli di piccolo diametro perché potessero essere pressate meglio di quelle più grandi al fine di eliminare i vuoti avvolgendo la struttura fino a formare l’involucro dell’organismo costruttivo. I fasci, formati da canne legate insieme mediante fibre vegetali, secondo una tecnica antica soltanto negli ultimi tempi sostituita da legature in corda o filo di ferro, erano spesso posizionati in modo da costituire un sistema non soltanto perfettamente impermeabile ma anche isolante rispetto alle condizioni di temperatura e di umidità esterne. Tali complessi strati di materiale presentavano una buona tenuta al vento e alla neve, spesso erano persino in grado di riparare dall’acqua se posizionati in maniera sfalsata uno rispetto all’altro a formare falde dalla forte inclinazione.

Barbara Brunetti

Barbara Brunetti Architetto

Architetto e dottoranda in Restauro, viaggia tra la Puglia e la Romagna in bilico tra due passioni: la ricerca accademica e la libera professione. Nel tempo libero si dedica alla lettura, alla grafica 3d, e agli affetti più cari. Il suo sogno nel cassetto è costruire per sé una piccola casa green in cui vivere circondata dalla natura.

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