Baraccas: esempi antichi di architettura in canna palustre

Il Campidano di Oristano, sub-regione della Sardegna Occidentale, è un’area del nostro paese in cui la consuetudine di impiegare materiale vegetale per la costruzione di manufatti da abitare vanta origini antichissime. Purtroppo gli incendi dolosi, le bonifiche integrali e le ordinanze di demolizione per abusivismo edilizio emanate negli anni Ottanta, rivolti indistintamente alle nuove e alle antiche costruzioni, sono all'origine della scomparsa delle baraccas, bellissimi esemplari di “capanne tradizionali in canne e cruccuri”.

 
Nella penisola del Sinis fino a non molto tempo fa sorgevano sparuti prototipi di “baraccas”, piccoli ricoveri temporanei utilizzati dai pescatori come deposito di attrezzature e come luoghi di ristoro negli intervalli dal lavoro. Impostate su pianta rettangolare e realizzate con una struttura in legno, queste piccole casette erano rivestite con materiale vegetale: tronchi di ginepro, falasco e sparto erano impiegati a formare le pareti di chiusura dell’involucro e il manto di copertura a due spioventi, in modo che strati di canne palustri sovrapposti a costituire uno spesso “pacchetto” proteggessero l’interno dalle intemperie.

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Le “barraccas” tradizionali erano dei manufatti costruiti da abilissimi artigiani, la cui struttura portante era realizzata con pali di legno sui quali si fissavano i reticoli di canne che servivano da supporto per il successivo rivestimento in falasco (erbe palustri note con il nome di “cruccuri”). Lo spazio interno delle capanne, con un pavimento fatto generalmente di cemento, era suddiviso in una zona giorno destinata alla cucina e agli spazi di ritrovo, e una zona notte, sul retro, con una o due camerette separate da pareti di legno o di canne. Esternamente la maggior parte delle capanne disponeva di un cortiletto sul retro con recinzione in canne, in cui era ubicato un piccolo bagno con pareti in legno. Nella costruzione della casa tradizionale campidanese l’antichissima arte della lavorazione della canna si manifesta nella realizzazione di semplici incannucciati, detti “cannizzada”, impiegati soprattutto in copertura. Quest’ultima era costituita da una struttura in legno rivestita dall’incannucciato, all’estradosso appoggiato alle travi di legno e finito con le tradizionali tegole in terracotta e all’intradosso lasciato a vista in modo che gli intrecci delle canne abbellissero gli ambienti interni.

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L’impiego della canna di palude in questa regione della nostra penisola non è solo da ricondursi ad una tradizione costruttiva strettamente legata alle risorse locali, ma anche alle buone prestazioni termo-igrometriche del materiale che arginava il surriscaldamento in estate e conteneva le dispersioni termiche in inverno conservando il microclima interno.

La cultura costruttiva stratificata nel corso dei secoli in quest’angolo del Bel Paese ha conosciuto nelle “baraccadas” un’espressione sincera di architettura vernacolare, mai del tutto dimenticata dalle popolazioni del posto.

Barbara Brunetti

Barbara Brunetti Architetto

Architetto e dottoranda in Restauro, viaggia tra la Puglia e la Romagna in bilico tra due passioni: la ricerca accademica e la libera professione. Nel tempo libero si dedica alla lettura, alla grafica 3d, e agli affetti più cari. Il suo sogno nel cassetto è costruire per sé una piccola casa green in cui vivere circondata dalla natura.

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