Green-City: sotto il vestito niente

Una “green-city” non è green solo perché noi architetti coloriamo di verde i suoi grattacieli coibentati in polistirene estruso (eh, ma costa poco…), né perché ci mettiamo un po’ di giardino sul tetto in calcestruzzo, e neppure perché disegniamo un paio di aiuole perché sennò gli standard minimi urbanistici si offendono. Un paio di pannelli fotovoltaici e passa la paura, non è così, care Archistelle? Eppure ormai la vostra credibilità in fatto di green ve la siete ampiamente giocata, certo non tutti, ma l’immagine generale è alquanto compromessa. 

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Ma la colpa di questo è anche nostra. Mentre siamo qui a contemplare ammirati l’ultima torre ecofuffesca o il nuovissimo super-padiglione in fibra di qualcosa visto nel render dell’ultima archi-soubrette prestigiosa, ad essere incoronata capitale europea della cultura 2019 è Matera, premiata per la sua storia e la sua architettura uniche al mondo. E se fate un giro per vedere chi erano le altre città finaliste capirete che (purtroppo per modernisti et similia) l’apporto culturale della triste dottrina architettonica che oggi oscilla fra austerità anni ’30 e virtuosistici lustrini anni 2000 non è ancora pervenuto, e a nessuno interessa.

Queste città, assieme a tante altre nel mondo di cui i libri di storia dell’arte ci parlano, sono state costruite in materiali naturali e durabili nel tempo, hanno una “carbon-footprint” prossima allo zero e funzionano perfettamente ancora oggi a distanza di secoli; inoltre sono amate e coccolate dai propri abitanti che vi riconoscono in esse l’immagine della loro cultura, e sono altresì amate dai turisti, questa curiosa fauna che si aggira tra borghi e monumenti poiché catturati dal loro misterioso fascino senza tempo. Che insensibili! Quattro milioni di bellissime abitazioni costruite negli ultimi quindici anni e nessuno che le visiti! Vuoi vedere che ci hanno somministrato dosi massicce di green-marketing per venderci i soliti gulag di cemento, i soliti luoghi di pena sordi all’uomo e all’ambiente? 

La città e l'ambiente vivono di relazioni più profonde di quelle visibili in superficie. (Immagine tratta da Chad Emerson, “The Smartcode Solution To Sprawl”, Environmental Law Institute, 2007.)La città e l'ambiente vivono di relazioni più profonde di quelle visibili in superficie. (Immagine tratta da Chad Emerson, “The Smartcode Solution To Sprawl”, Environmental Law Institute, 2007.)

Al pari del termine «classico», che esprime sempre il concetto di misura e armonia, o di «barocco», che caratterizza ogni manifestazione legata al fantasioso o all’irregolare, il termine «espressionismo» è sinonimo di deformazione. Ecco, oggi viviamo al centro di un fasullo espressionismo green, dove trionfa il culturismo architettonico, e non la cultura dell’architettura. Eppure nel buio di questo finto illuminismo abbiamo avuto maestri che davvero avevano capito e indicato la strada, avvisandoci che ciò che mancava all’architettura contemporanea non era la tecnologia, ma l’anima (Fehn, Norberg-Shulz, Scarpa, Portoghesi ecc.)

Edimburgo, esempio di "green-city" che non ha mai perso il proprio rapporto con il genius loci e l'identità storica, conservando una sua immagine caratteristica ed unica. Edimburgo, esempio di "green-city" che non ha mai perso il proprio rapporto con il genius loci e l'identità storica, conservando una sua immagine caratteristica ed unica.

ARCHITETTURA E RADICI: MEGLIO RITROVARLE CHE PERDERLE

Per dirla con Argan, “il Novecento è un fenomeno diffuso di mediocrità culturale, di opportunismo politico, di professionalismo”, e di questo l’architettura è forse stata l’artefice principale, perseguendo un malinteso internazionalismo vuoto e retorico.  

“L’architettura deve ritrovare le proprie radici”…ho perso il conto delle volte che ho sentito questa frase. Poche volte l’ho vista in azione e messa in pratica sul campo. Alcune menti brillanti hanno fatto delle proprie radici la loro fortuna, si pensi a Leopardi, che dell'amato-odiato "natìo borgo" ha fatto il centro del suo mondo intellettuale. E così, tra un “bosco verticale” e altri ameni “gesti eclatanti” fini a se stessi, si è preferito usare la pubblicità al posto delle idee, trascurando i rapporti base tra naturale e antropico, tra città e campagna, chiamando “sostenibile”, “biocompatibile”, “ecologico”, solo il lato della medaglia che faceva più comodo mostrare; il tutto barattando scienza e coscienza con slogan e politica, o se volete, marketing (che poi è lo stesso).

Montepulciano: esempio di una corretta dialettica tra città e campagna. Montepulciano: esempio di una corretta dialettica tra città e campagna.

Purtroppo, spiace dirlo, ma il verde è un colore, non uno stile. Quello, se ce l’avete, dovete mettercelo voi. Ma se non ce l’avete, almeno copiate da chi ne sa più di voi. Prendete esempio dalla Storia, e non preoccupatevi di saccheggiarne la sapienza: è lì per questo.

Alberto Grieco

Alberto Grieco Architetto

Frequentando una signora chiamata Storia, ha scoperto che l’architettura bio-eco-ecc. non ha inventato Nulla©, ed è per questo che perde ancora tempo sui libri. Architetto per vocazione; tira con l’arco, gira per boschi, suona e disegna per vivere. Lavora nel tempo libero per sopravvivere.

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