Architetti o cake designer? La sfida a colpi di marzapane e creatività

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Ginger Bread Architecture, promosso da Architizer è una competizione insolita tra architetti, pasticcieri e cake designer in cui a vincere non è l’idea progettuale più valida ed efficace, ma la più deliziosa! Castelli, monumenti in scala, casette con tetto spiovente o fabbricati moderni, l’importante è che che siano opere morbide, minuziose e soprattutto commestibili! Creatori di torte perfette e decoratorizuccherini, sono gli architetti e pasticceri del marzapane, promotori di un nuovo stile dolciario e di un interessante mestiere, il cake architect, che in occasione del concorso si affrontano in una sfida in cui conta la creatività...e la gola.

LA CAPANNA DI LAUGIER E DI HANSEL E GRETEL

Mentre grandi architetti e storici s’interrogano sulla capanna di Laugier quale primordiale rifugio dell’uomo, fatta con tronchi d’albero e rami, bambini di tutto il mondo conservano come riferimento architettonico l’invitante quanto pericolosa casa di marzapane della strega. Una versione moderna della fiaba di Hansel e Gretel comporterebbe una riqualificazione estetica ed energetica della casetta, con tanto di elementi prefabbricati e linguaggio minimalista. Sempre di abilità creativa e gusto personale si tratta, proprio come per le architetture vere, perciò esistono torte/edifici di tutti periodi, stili e materiali. Tetti e pareti lisce incollate con zucchero caramellato, piani sporgenti di biscotto e cioccolato, rivestimenti glassati o purismo materico: ognuno può comprare o realizzare la propria architettura dolce!

MODELLISTISTI E DECORATORI

Carta, plastica, legno i materiali più consueti per realizzare modellini architettonici. Gli studenti più creativi e curiosi hanno sperimentato materiali insoliti come il sapone di Marsiglia e pasta di grano (celebre la sfida del ponte di spaghetti più resistente e lungo!) per creare copie perfettamente in scala del proprio o altrui progetto. Molti preferiscono all’edificio in calcestruzzo o mattoni, complici la crisi edilizia e le lungaggini burocratiche, quelli di pasta frolla, pan di zenzero e biscotti. Il tocco creativo e progettuale è comunque garantito, cosicché è possibile spaziare dall’eco–design al decostruttivismo, passando ovviamente dal classico e fiabesco.

L’ESTETICA CLASSICA

Opere scultoree, ville palladiane, basiliche e addirittura paeselli interi sono temi desunti dall’ immaginario classico, in cui criteri progettuali di eleganza e proporzione sono gli stessi per la composizione in chiave alimentare. La riproposizione di fabbricati diventa un’occasione per sperimentare e rileggere la classicità architettonica e, perché no, anche occasione di marketing: è il caso delle opere di Elisabetta Corneo realizzate interamente in pasta frolla. L’architetto milanese trasforma scorci, landmark urbanistici e boschetti con frassini e morchelle in creazioni dettagliate dai tenui colori giallo/beige. Il duomo di Milano, la chiesetta di Collegiata di Castiglione Olona, lo storico edificio della 5th avenue di New York di Tiffany – omaggio per il 175° anniversario per 52 redazioni giornalistiche – derivano da sperimentazioni, passione e tecnica raffinata. I segni riconoscibili delle sue opere derivano dagli studi di storia dell’arte, da conoscenze tecniche di software come Autocad, della materia e della cottura, ma soprattutto da un inconfondibile gusto made in Italy.

 © Mauro Mazzoleni © Mauro Mazzoleni

ECOSOSTENIBILITÁ E CONTEMPORANEITÁ DA FORNO

Non vi è dubbio che tante torte d’architettura siano sbalorditive per minuzia ed estro creativo; questo vale anche per gli edifici d’autore e non del periodo contemporaneo. Villa Savoye, il Museo Guggenheim e la cupola geodetica di Buckminster Fuller in versione dolce fanno emozionare e sorridere. I modellini risultano squadrati, forse meno appetitosi rispetto a quelle classiche, ma comunque straordinari esempi della cultura contemporanea.

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Ingegnosi, spiritosi ed esemplari sono invece le “architetture da forno” pensate con un tocco di eco–sostenibilità. Pannelli solari di cioccolato, turbine eoliche e liquirizia nera per i collettori di acqua piovana della Gingerbread House che merita la certificazione LEED.

L’architetto Michelle Kaufmann si è specializzata in prototipi commestibili, vivaci ed ingegnosi: scalettati per captare il sole, dotati di finestre per ventilare gli interni di pan di zenzero e con tetti di canditi per ricordare la flora locale.
Altri esempi significativi: la Earthship Lollipop, la casa con turbina eolica di menta e cioccolato (Khai Foo & Elise Young of Solus Decor and Eastside Design) e la Cake study house 09, la più ecologica casa senza coloranti ma con tanti dettagli (albero di pepe, fiori di mandorle, mobili di biscotto marshmallow e scale in Toblerone).

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DELIZIA DELLA VISTA, DEL PALATO O DELL’INTELLETTO?

I sentimenti verso i cake designer sono vari. Sarà per i vari rimaneggiamenti manuali, l’ammirazione, il rispetto per le tante ore di lavoro o più semplicemente per una sazietà visiva, spesso non rimane molto spazio per quella gustativa. Ci s’interroga se sia giusto affondare il coltello nelle torte d’architettura o se le creazioni meritino una maggiore contemplazione e approfondite speculazioni intellettuali. I veri pasticceri, architetti o no, aspettano con trepidazione il responso finale; per cui senza scrupoli e con molta golosità si può smantellare un’opera seppur secolare, d’autore o dai criteri progettuali più virtuosi. Quale migliore modo per rispolverare la storia dell’architettura e promuovere criteri green con una casa commestibile da progettare, realizzare e mangiare?

 

Elisa Stellacci

Elisa Stellacci Architetto

Di origine barese e studi ferraresi, si occupa di architettura e grafica a Berlino. Lavora in uno studio di paesaggio, adora le ombre, concertini indie-rock e illustrazioni per bimbi. Volubile e curiosa, si perde nei dettagli e divide non equamente il tempo tra lavoro, amici e passioni.

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