Spazi privati ad uso pubblico: i POPS di New York

New York: concentrati principalmente a Manhattan, ma presenti in numero minore anche a Brooklyn e nel Queens (dove ce n’è però uno solo!), i POPS (Privately Owned Public Spaces) sono degli spazi pubblici ad uso dei cittadini ma di proprietà privata. I POPS sono stati introdotti nella legislazione urbanistica di New York nel 1961, a seguito di una revisione dei codici e di un nuovo programma di zonizzazione con cui si era deciso di prediligere edifici più alti e sottili costruiti in spazi aperti, in modo da garantire anche nelle strade l’adeguata illuminazione naturale di giorno e il riciclo d’aria, altrimenti impediti dai palazzi stessi perché troppo addossati gli uni agli altri. Contemporaneamente i costruttori privati erano incoraggiati a rendere disponibile lo spazio esterno dei loro edificio adibendolo ad uso pubblico, e questo avrebbe loro garantito delle agevolazioni, come per esempio di poter costruire edifici più alti oppure annullando determinate limitazioni costruttive.

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Il POPS di Madison Avenue 520Il POPS di Madison Avenue 520

Dall’inizio del programma dei POPS sino a oggi sono stati prodotti più di un milione di metri quadrati di spazi pubblici, e i risultati variano a seconda dei casi. Infatti, nonostante si sia costituita un’enorme quantità di spazi a uso nominalmente pubblico, non tutti possono considerarsi un successo: alcuni, infatti, non sono spazi definibili di ottima qualità, altri non sono facilmente accessibili per cui rimangono praticamente inutilizzati, altri ancora non sono provvisti di servizi che potrebbero attrarre l’attenzione dei cittadini e quindi non vengono frequentati.

Il POPS di 125 Broad Street 2, New York PlazaIl POPS di 125 Broad Street 2, New York Plaza

Nel 1996 Jerold Kayden, professore associato di pianificazione urbana di Harvard, ha iniziato a condurre una ricerca in collaborazione con la municipalità e i cittadini, per identificare tutti i POPS già presenti sul territorio, determinare quali sono i più utilizzati e quali invece risultano alquanto in disuso, cercando anche di capire quali fossero le cause maggiori di popolarità o di insuccesso.

Dalla ricerca si desume che approssimativamente il 16% dei POPS è usato attivamente come punto d’incontro di quartiere e come luogo di sfogo, il 21% è usato per piccole pause, il 18% è utile alla viabilità pedonale, il 4% è in ristrutturazione o in costruzione, mentre il restante 41% dei POPS è usato solo marginalmente.

Secondo il professor Kayden per incrementare l’uso dei POPS meno noti e per migliorare in genere il servizio di questo tipo di spazi pubblici, si deve innanzi tutto cominciare a pensare ai POPS come un network integrato di spazi per i cittadini piuttosto che come pocket park (letteralmente parchi “da taschino”, ovvero relativamente piccoli) scollegati gli uni dagli altri (proprio come la concezione di spazio pubblico che si adottò per iniziare il processo di ristrutturazione urbana della Barcellona post franchista).

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Sempre secondo il report, sarebbe anche necessario produrre una serie di leggi ben concepite e chiare che riguardino i POPS, sia ad uso di chi li costruisce (quindi dandone le linee generali per la realizzazione) sia per stilare le regole comportamentali che ne dettino le norme d’uso. Il resoconto della ricerca è stato pubblicato nel 2000 in un libro “Private Owned Public Spaces: NewYork Experience”, cui ha fatto seguito il sito web “APOPS” che offre una mappatura interattiva delle aree, a cui è possibile aggiungere foto, commenti, suggerimenti per migliorare un determinato POPS, oltre che trovare quello più vicino alla zona (di New York!) in cui ci si trova.

Virginia Patrone

Virginia Patrone Urbanista

Femminista, ecologista, vegetariana: è urbanista e autrice freelance. Vive a Istanbul, dove durante la giornata scrive di architettura e di bizzarri esperimenti culinari sul suo blog Veganbul, di notte s’immerge nei mondi dei suoi autori preferiti, escogita nuovi progetti artistici cullandosi in calde atmosfere jazz.

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