Edifici intelligenti per riqualificare le città: il progetto della Banca Etica a Padova

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A Padova, nei pressi della stazione ferroviaria, si apre tra gli edifici storici dislocati lungo via Tommaseo, la nuova sede di Banca Etica. Il progetto, curato dallo studio italiano di architettura Tamassociati, non solo vuol essere un volto nuovo per la sede amministrativa della banca ma si è rivestito anche di un ruolo più ampio, diventando un esempio di riqualificazione urbana e del buon costruire.

Tamassociati ci racconta come nasce un’esperienza di cohousing

Il primo approccio per l’articolazione dello spazio e dei volumi della Banca Etica vuole richiamare in maniera simbolica le forme dell’arca e del volto, con l’intento di creare così un legame nel quale l’osservatore si possa riconoscere nella costruzione in un rapporto identità e di familiarità.

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Accanto a questa riflessione si affianca il tema della viabilità e dei percorsi, che sviluppa un nuovo tracciato pedonale che accompagni verso gli ingressi delle sedi amministrative e degli spazi di lavoro e allo stesso tempo funga da collegamento tra la stazione ferroviaria e il centro della città. Valorizzazione degli spazi esterni quindi attraverso la progettazione del verde e l’abbattimento delle barriere architettoniche per garantire e per restituire ai cittadini uno spazio accogliente, col quale misurarsi quotidianamente.

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Nello specifico, il progetto di Padova promuove da un lato il recupero di due edifici di inizio ‘900 in muratura e dall’altro la costruzione di due corpi in legno e acciaio dal carattere innovativo sotto il punto di vista sia tecnologico che energetico.

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Il progetto, che dà voce alla cultura sostenibile, tiene contro delle indicazioni contenute nel protocollo ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica), con l’obiettivo di offrire il giusto comfort ai fruitori della struttura grazie alle risorse energetiche rinnovabili e a una serie di scelte progettuali, che ad esempio spaziano dalla copertura alle tipologie di superfici vetrate, atte a ridurre l’impatto ambientale dell’edificio stesso sul territorio.

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In aggiunta è stata curata anche la scelta dei materiali, selezionati tra quelli privi di additivi chimici o sostanze nocive e che fossero provenienti da zone limitrofe per ridurre l’incidenza del trasporto. Per la costruzione del nuovo edificio, inoltre, si è prediletto l’uso del legno integrato all’acciaio, riducendo l’uso del calcestruzzo.

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Altri punti chiave del progetto sono quelli che hanno riguardano gli aspetti dell’illuminazione, attraverso lo studio del soleggiamento dell’area, dell’illuminazione interna e dei sistemi di ombreggiamento, e degli impianti, creando ad hoc sistemi di gestione del riscaldamento e raffrescamento degli ambienti.

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Si tratta di un progetto innovativo che ha sperimentato con successo la progettazione partecipata e ha visto scendere in campo tutti i soggetti coinvolti, dai progettisti ai tecnici fino al personale di lavoro, per realizzare in maniera condivisa un nuovo spazio per la città, valso una segnalazione al Premio Architettura sostenibile Fassa Bortolo e una menzione d’onore al Premio internazionale di architettura Barbara Capocchin.

Cristina D'Agostino

Cristina D'Agostino Architetto

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