Legno e cannella insieme per migliorare le condizioni dei contadini di Sumatra

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Nel 2009 Patrick Barthelemy, uomo d’affari francese, fonda ad Amsterdam Cassia Co–op, la prima cooperativa che si occupa delle condizioni di lavoro dei coltivatori di cannella dell’isola asiatica di Sumatra, il più grande produttore mondiale della popolare spezia. I contadini sono obbligati a trascorrere molte ore in luoghi bui e spesso teatro di incidenti: la cooperativa ha l’obiettivo di garantire il rispetto degli standard di sicurezza del lavoratore e la tutela della sua dignità, attraverso la difesa del salario minimo e delle normali condizioni igienico–sanitarie. Per esplicitare le intenzioni del progetto, l’imprenditore – dalla sensibilità non comune all’uomo d’affari – promuove l’ideazione di un centro di produzione e formazione per i coltivatori della zona in un luogo, realizzato in legno e mattoni, che sia confortevole e di qualità.

A cogliere prontamente la sfida, è lo studio di architettura TYIN tegnestue Architects, fondato nel 2008 e con sede a Trondheim, in Norvegia, il quale si distingue per il solido background di esperienze rivolte allo sviluppo di progetti sociali nei paesi poveri dell’Asia ed accomunate dall’uso di risorse a chilometro zero.

Il

team realizza una struttura in legnoincastrata in un basamento in cemento e mattoni e che sorregge un’ampia copertura sospesa di 600 mq. Quest’ultima, insieme ad una corte aperta ombreggiata da due alberi di Durian, favorisce la ventilazione degli ambienti: i cinque volumi in mattoni ospitano un laboratorio, le aule, gli uffici e la cucina. La diffusa presenza di pilastri a Y prodotti in serie dà la sensazione di essere immersi in una foresta di alberi di cannella: questa percezione diventa realtà all’esterno, dove l’intera costruzione è davvero avvolta da una fitta selva.

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L’edificio ha resistito a terremoti superiori ai

cinque gradi della scala Richter, dimostrando la validità della soluzione che predilige l’autonomia dei componenti edilizi, assecondando le diverse resistenze dei materiali. Inoltre il design, tipicamente scandinavo nella sua essenzialità e pragmaticità, ha permesso il coinvolgimento di personale non specializzato nelle operazioni di assemblaggio e posa in opera. Il largo impiego di mattoni d’argilla si accompagna a quello del legno, ingiustamente ritenuto dalla popolazione locale materiale di scartodella produzione di cannella: il progetto ha promosso la riscoperta della dignità di questa preziosa essenza, attraverso il suo impiego sia nelle componenti strutturali, i pilastri, sia nelle originali finiture di porte e finestre, in cui l’artigianato mette in mostra tutta la sua creativa maestria.

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L’attenta pianificazione dei lavori contraddistingue tutti i progetti del giovane studio norvegese: il cronoprogramma di 90 giorni, l’impiego di 70 operai, 8 bufali indiani per il trasporto dei materiali, e l’utilizzo di una sola segheria, sono i dati di un progetto

costato appena 30.000 euro ma dall’altissimo valore sociale, perfettamente espresso nello slogan“Architecture is about the understanding of the world and turning it into a more meaningful and humane place” (l’architettura consiste nel comprendere il mondo e nel trasformarlo in un luogo più denso di significato e più umano), intriso di speranza e ottimismo verso il futuro dell’architettura.






Barbara Brunetti

Barbara Brunetti Architetto

Architetto e dottoranda in Restauro, viaggia tra la Puglia e la Romagna in bilico tra due passioni: la ricerca accademica e la libera professione. Nel tempo libero si dedica alla lettura, alla grafica 3d, e agli affetti più cari. Il suo sogno nel cassetto è costruire per sé una piccola casa green in cui vivere circondata dalla natura.

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