Un’enorme cupola in rame per una cantina umbra: il Carapace di Arnaldo Pomodoro

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Osservando da lontano questa imponente eppur quieta cupola di rame che cerca di mimetizzarsi tra gli elementi naturali del paesaggio che ospita la cantina della Tenuta Castelbuono, a Montefalco di Bevagna (Umbria) si ha l’idea di esser tornati ai tempi dell’Architettura Organica della prima metà del XX secolo,quella fase dell’architettura moderna che promuoveva un’armonia tra l’uomo e la natura e tendeva a creare un sistema nuovo tra ambiente naturale e costruito. Come nell’Architettura Organica tutti divenivano parte di un unico interconnesso organismo, lo spazio architettonico, così pare accada nel Carapace di Arnaldo Pomodoro.

Matteo Thun e il progetto per un’azienda vinicola tedesca

Il carapace deriva dallo studio del sito. Dopo il primo sopralluogo, Arnaldo Pomodoro aveva già immaginato il progetto realizzato.
“Il paesaggio mi ha ricordato di Montefeltro, come Piero della Francesca raffigurato in molti dei suoi dipinti. Era indispensabile che la mia scultura non ha disturbato il rollio delicato delle colline, con i loro tappeti di vigneti, anzi doveva integrarsi perfettamente con l’ambiente circostante. Ho avuto l’idea di una forma che ricorda una tartaruga, simbolo di stabilità e longevità che, insieme con il suo carapace, rappresenta l’unione di terra e cielo ”. (A. Pomodoro)

La cantina è un’enorme cupola rivestita di rame, contrassegnata con un modello di solchi e fessure che ricordano la natura dei terreni circostanti. Un elemento scultoreo a forma di freccia rossa collocato a lato dell’edificio simboleggia la presenza del lavoro dell’uomo nel paesaggio circostante.

Perché Pomodoro ha pensato alla forma del carapace della tartaruga?
Il dorso di un animale preistorico come una tartaruga che esce dalla terra è l’allegoria dei tanti reperti etruschi che ancora emergono dal suolo umbro.
Il Carapace tuttavia non è totalmente definibile come “Architettura”, bensì come qualcosa a metà strada tra opera architettonica e opera d’arte assolutamente unica: la prima scultura al mondo in cui le persone vivono e lavorano. Uno spazio dove l’arte dialoga con la natura e la scultura con la cultura del vino, mettendo in evidenza l’eccezionale qualità sia del contenitore e che del suo contenuto.

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Entrare nel carapace è come entrare in una scultura del Pomodoro, ed ogni dettaglio, finitura ed elemento strutturale trasudano la paternità dell’artista.“Questo progetto, commissionato dalla Famiglia Lunelli, per la Tenuta Castelbuono di Bevagna rappresenta per me un’esperienza completamente nuova perché si è trattato di fare un’opera che fosse allo stesso tempo architettonica e sculturale. Da un lato l’esigenza funzionale per la produzione e conservazione del vino e dall’altro quella di ideare una forma di forte impatto visivo per il pubblico che viene a visitare la grande cantina e a degustare il vino. Il progetto nasce dalla visita e dallo studio dei luoghi: la tenuta è immersa in un ambiente naturale straordinariamente suggestivo che ricorda i paesaggi raffigurati nei quadri degli artisti del Rinascimento, che sono tipici anche del Montefeltro dove io sono nato.

Il mio intervento quindi non doveva disturbare la dolcezza delle colline dove si estendono i vigneti, anzi doveva integrarsi perfettamente con l’ambiente. Ho avuto l’idea di una forma che ricorda la tartaruga, simbolo di stabilità e longevità che, con il suo carapace rappresenta l’unione tra terra e cielo. Un elemento sculturale a forma di dardo che si conficca nel terreno sottolinea l’opera nel paesaggio. È una “freccia” che svetta con valore di riferimento per chi si avvicina alla costruzione e, al tempo stesso, rappresenta l’attività dell’uomo e il legame con la terra. In questo modo la visione esterna dell’opera è di immediata e naturale continuità con l’ambiente, in una perfetta e armonica simbiosi”. (A. Pomodoro)

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Tra difficoltà burocratiche e tecniche, tra accese ma costruttive discussioni tra l’ideatore e i suoi collaboratori, per la realizzazione sono occorsi sei anni e il lavoro di una vera e propriabottega rinascimentale, come motore esecutivo dell’opera. In termini di sostenibilità economica certo non è possibile dare al progetto un giudizio positivo.

L’edificio con la sua cupola è indubbiamente un’opera affascinante, che ha saputo integrare tutte le funzioni per le quali è stata creata e che meritatamente è definita opera d’arte.
La copertura è interamente in rame, con struttura in legno lamellare che sovrasta un ambiente unico.

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All’interno della enorme sala ellittica dove si trova il desk di accoglienza e la sala degustazioni si trova la scala elicoidale, pavimentata con il porfido rosso, che conduce al centro della scultura dove sono allineate le barriques di Sagrantino; qui, per ovviare all’eccessivo calore che sarebbe andato a influenzare la climatizzazione della sala delle barriques, e quindi la produzione del vino, i led si sono rivelati la migliore soluzione.

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Particolare cura è stata posta nella scelta delle finiture interne e nel progetto della luce. L’illuminazione naturale giunge dall’alto e crea un’atmosfera soffusa riverberata dalle pareti, la cui texture dall’effetto metalizzato è ottenuta grazie ad un intonaco costituito da una miscela al 90% di rame creata appositamente per questa cantina.

Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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