BIQ house: la prima abitazione con "facciata bioreattiva" in alghe

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La sperimentazione nasce all’interno dell’ambizioso progetto che la città di Amburgo sta portando avanti per il prossimo IBA 2013, una Esposizione Internazionale di Architettura che mira ad incidere concretamente sul futuro sostenibile di una parte della città stessa, attraverso una serie di interventi tra i quali spicca una residenza plurifamiliare che utilizza dei bioreattori integrati agli infissi per produrre energia pulita e schermare dal sole.

Cos'è l'IBA

L’IBA (da “Internationale Bauausstellung”) è una sorta di laboratorio a cielo aperto, di sperimentazione attiva su una porzione della città, che si propone come innovativa rispetto al significato tradizionale attribuito al termine “esposizione”. Il sito prescelto per l’IBA Hamburg sono le Elbe Islands, tra HafenCity e Harburg, e l’obiettivo è quello di creare un quartiere energeticamente autosufficiente, innescando dunque un processo di modificazione urbana in chiave sostenibile, cominciato nel 2007 e che si concluderà nel 2013 con la presentazione di tutti i progetti realizzati. Questi includono progetti innovativi come le Smart Material Houses (la BIQ House è una di queste) e saranno presentati anche in Italia, in occasione di Klimahouse 2013, la Fiera internazionale per l’efficienza energetica e la sostenibilità in edilizia, che si terrà a Bolzano dal 24 al 27 gennaio 2013.

BIQ House

La BIQ House è uno dei progetti più interessanti in corso di realizzazione in vista della fase finale dell’IBA Hamburg, in quanto si tratterà della prima residenza costruita con integrazione in facciata di un sistema di schermatura che produce contemporaneamente energia pulita. Progettato dallo studio austriaco Splitterwerk Architects per la parte architettonica, l’edificio comprende 15 unità abitative (di superficie variabile dai 50 ai 120 metri quadrati) distribuite su cinque livelli, l’ultimo dei quali è l’unico a presentare un tamponamento prevalentemente opaco. I quattro livelli sottostanti presentano invece un sistema di logge alternato – sulle facciate sudovest e sudest – a pannelli vetrati. L’elemento più significativo è l’integrazione, nel sistema di facciata, di bioreattori a schermo piatto, costituiti da microalghe.

Bio-adaptive Facade

Questo innovativo sistema consiste in una vera e propria “facciata vivente”: i pannelli vetrati sono in realtà dei bioreattori, ossia dei sistemi biologici controllati costituiti da microalghe e sostanze nutritive. Le microalghe, in presenza del sole e di nutrimento, attivano il processo di fotosintesi e si riproducono a vista d’occhio in rapporto alla intensità dei raggi, opacizzando il pannello e garantendo così la schermatura dinamica degli ambienti interni, come dei brise–soleil naturali. Contemporaneamente, il sistema assorbe CO2 – proveniente dai processi di combustione del quartiere – e produce energia pulita, sia sottoforma di calore che di biomassa, ottenuta mediante la raccolta e trasformazione delle microalghe. Tutto ciò contribuisce a fare della BIQ House un edificio ZEB (Zero Energy Building).

Il progetto dei bioreattori nasce dalla ricerca del gruppo Arup, in collaborazione con la SSC Strategic Science Consult e con la Colt International. Le ricerche e le sperimentazioni in tale direzione non sono una novità, ma probabilmente l’aspetto interessante di questa prima esperienza di realizzazione concreta è costituito dal fatto che si tratta di un’integrazione concreta del sistema dei bioreattori ad una residenza; essa permetterà agli esperti di confermare o meno le reali potenzialità di applicazione a grande scala di questo tipo di tecnologia. Insomma: una nuova alternativa per la produzione di energia verde o una astuta operazione di marketing che nasconde una grande bufala?

Matilde Fagotto

Matilde Fagotto Architetto

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