Natura come maestra di architettura ecosostenibile

natura-maestra-architettura-a

L’architettura ecosostenibile che si avvale di principi bioclimatici si basa sui parametri climatici del sito dove si colloca l’intervento, seguendo le indicazioni che “maestra” Natura le dà. L’avevano capito i costruttori dell’insediamento di Mesa Verde in Colorado, che hanno costruito un intero villaggio in modo tale che esso restasse all’ombra in estate, protetto dalla roccia, quando il Sole è a picco, e fosse riscaldato dai bassi e meno intensi raggi del sole in inverno. Lo mettono in pratica da anni gli abitanti di climi rigidi costruendo igloo, costruzioni semplici che massimizzano il volume interno minimizzando la superficie disperdente, per perdere meno calore possibile.

In copertina: Mesa Verde, Colorado.

Architettura e natura: la biomimesi come criterio progettuale

Questi comportamenti si ritrovano in natura anche in animali e piante, poiché costituiscono

un naturale adattamento degli organismi viventi ad alcune condizioni del contesto ambientale di riferimento. Sono risposte della natura a domande da sempre poste ai viventi. La natura è “modello, misura e mentore” (J. Benyus), anche per l’architettura.

ANIMALI E PIANTE COME MODELLI DI RIFERIMENTO

Superficie e volume dettati dal clima

La natura insegna che la presenza di climi differenti ha portato all’evoluzione di una stessa specie (animale o vegetale) in modo diverso: basti pensare alla lepre artica ed alla lepre californiana. Nel primo caso, essa si presenta “cicciotta”, per massimizzare il volume (a causa del clima rigido) e minimizzare la superficie disperdente; anche le zampe e le orecchie sono di dimensione abbastanza contenuta.

natura-maestra-architettura-b

Lepre artica

Nel secondo caso, l’animale è più longilineo, con lunghe orecchie e forma affusolata, dotato di lunghissime zampe: ciò permette di aumentare la superficie corporea e favorire la termoregolazione, disperdendo il calore corporeo in eccesso, visto che il clima è torrido.

natura-maestra-architettura-c

Lepre californiana

Analogo discorso vale per le piante: nell’ago di pino, che si trova in clima freddo, prevale il volume sulla superficie, mentre il cactus nel deserto è dotato di lunghe spine per massimizzare la superficie minimizzando il volume. Costruzioni ecosostenibili che si servono delle torri del vento in climi aridi favoriscono la ventilazione naturale richiamando aria esterna all’interno; le architetture che si collocano in climi rigidi hanno generalmente forma compatta e minimo rapporto S/V (superficie/volume).

Analisi del sito per l’insediamento e materiali a km 0

La stessa analisi del sito, fondamentale e preliminare nella progettazione architettonica ecosostenibile o nella pianificazione di un insediamento a livello urbano, viene eseguita anche dalle specie animali per scegliere dove collocare il proprio nido o la propria tana. E questi vengono costruiti per lo più con materiali locali di recupero: legno, sabbia, fango, paglia, foglie.
Materiali che in edilizia vengono definiti “a km 0” e che hanno una bassissima energia incorporata (l’embodied energy, intesa come energia consumata durante la produzione/costruzione, inclusa l’estrazione, la produzione, il trasporto, l’installazione, ecc.). Ciò comporta un’ottimizzazione dei tempi e delle risorse impiegate, minimizzando i consumi ed evitando gli sprechi.

natura-maestra-architettura-d

Alberobello

Le costruzioni spontanee disseminate per il mondo (sassi di Matera, trulli di Alberobello, città del deserto, fienili, costruzioni con pneumatici in gomma o bottiglie...), che si servono di materiali già presenti in natura e reperibili in loco o di materiali di recupero sono applicazioni di questi principi e costituiscono palese espressione di comportamenti adattivi e biomimetici.

natura-maestra-architettura-e

Sassi di Matera

Autocostruzione per contesti benestanti e disagiati

Il principio di autocostruzione praticato in natura dalle specie animali viene oggi ripreso e riproposto come pratica edilizia “sostenibile”, semplicemente riprendendo ciò che anche i nostri antenati facevano nell’antichità. L’autocostruzione è un processo di autogestione per la costruzione e la gestione del proprio habitat, mediante lavoro manuale ed organizzativo.

natura-maestra-architettura-f

Bower Bird

natura-maestra-architettura-g

Formiche

L’autocostruzione riduce la sequenza di deleghe e mediazioni (committenza, utenza, progettista, impresa), oltre ai costi, in contesti benestanti, esprimendo massima efficienza ed ottimizzazione delle risorse umane e materiali anche in contesti socio–economici disagiati, dove può costituire ottimo motore per la riqualificazione urbana, creando occupazione e motivazione laddove non esistono.

Valentina Cursio

Valentina Cursio Ingegnere edile-architetto

PhD, ingegnere edile-architetto, dirige VIVATTIV@, promuovendo la biomimesi (imitazione della natura) in campo tecnologico ed architettonico. Ama la danza, il teatro, i colori e la vita. Idealista e determinata, è convinta che ognuno di noi può scrivere il proprio futuro e cambiare una piccola parte di mondo. Lotta per i sogni, sempre!