Il recupero della casa sul Monte del prete

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A Ispra – Varese – sul Monte detto “del prete” affacciato verso il lago di Varese, un modesto edificio rurale abbandonato da tempo e ridotto a rudere, ormai destinato al perenne oblio, è stato recuperato e trasformato in abitazione. Tutto ciò che sembrava ormai irrecuperabile e insanabile è stato sfruttato dai progettisti dello studio Albori per creare un luogo accogliente e privilegiato per osservare il passaggio delle stagioni.

Da fienile ad abitazione: la soprendente trasformazione sulle Dolomiti

Il volume della casa sul Monte del prete è un semplice parallelepipedo a base rettangolare sormontato da un tetto a doppio spiovente. Prima dell’intervento erano rimasti in piedi tre muri perimetrali in pietra, mentre il quarto lato era crollato ad eccezione del pilastro che sorreggeva quello che rimaneva della copertura.

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La Commissione Edilizia locale ha imposto il rifacimento del lato mancante mantenendo la tipologia degli edifici agricoli della zona nei quali la porzione di edificio inferiore appare “pesante”, mentre la porzione superiore appare “leggera”. Questo vincolo ha guidato le scelte progettuali stimolando la ricerca di soluzioni integrabili con il manufatto esistente.

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La casa è disposta su due livelli: al piano terra è situata la zona notte con due ampie camere da letto e un bagno, mentre al livello superiore sono collocati il soggiorno e la cucina. In questo modo il basamento della casa non necessita di grandi aperture finestrate e risulta così opaco, mentre il primo piano è invaso dalla luce poiché un intero lato è trasparente. Infatti, il prospetto costruito ex novo è costituito da una doppia parete: un muro in mattoni Poroton è celato da una struttura in legno che è stata messa in opera in modo da creare al piano terra delle nicchie per accatastare la legna e al livello superiore un telaio per realizzare un frangisole. È stato così possibile schermare dal sole la porzione di facciata interamente vetrata attraverso l’inserimento di una serie di rami e tronchetti di robinia disposti orizzontalmente e raccolti nel bosco limitrofo.

Un balcone in legno è stato inserito sul prospetto che si affaccia verso il lago. La complessa struttura di sostegno permette di utilizzare il riparo creato dall’aggetto orizzontale per il ricovero della legna e sfrutta uno squarcio esistente presente nel muro in pietra.

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A lato dell’abitazione era posizionata una piccola e bassa costruzione, utilizzata forse un tempo come ricovero per animali, della quale rimaneva soltanto il perimetro delle mura in pietra: questo manufatto è stato trasformato in vasca per la raccolta dell’acqua piovana che viene convogliata dal tetto. A prima vista sembra una semplice pozza d’acqua decorativa, invece un condotto collega la piscina ad una cisterna posta sotto il livello del terreno che mantiene l’altezza del liquido costante. L’acqua viene poi sfruttata per irrigare il giardino.

Chiara Nicora

Chiara Nicora Architetto

Architetto interessato ad approfondire i temi legati alla riqualificazione del costruito, progetta case e allestimenti temporanei. Affascinata dal mondo dell'arte in tutte le sue molteplici espressioni, dedica il suo tempo libero come volontaria per il patrimonio culturale.

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