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Il nuovo centro chirurgico pediatrico d'eccellenza di Renzo Piano per Emergency

Mentre procedono i lavori nel cantiere di Entebbe (Uganda) per la realizzazione del centro chirurgico pediatrico progettato da Renzo Piano e TAMassociati per Emergency, continua anche la sfida che sta caratterizzando l’intero processo. Una sfida che nasce all’inizio, durante la fase di concezione e progettazione dell’opera, che prosegue durante le fasi di realizzazione, in termini di velocità e praticità di costruzione, e che continuerà anche a lavori ultimati, attraverso il costante perseguimento degli obiettivi prefissati. Questa sfida, che non viene vista come competizione bensì come esperienza di vita, si fonda su due capisaldi indissolubili: l’eccellenza, quale essenza del progetto, e l’umanità, come chiave del successo.

Alla base di questo percorso ci sono le parole di Gino Strada, medico fondatore della ONG italiana Emergency, secondo il quale la medicina ha il compito fondamentale di porre fine alla sofferenza dando origine ad un luogo “scandalosamente bello” poiché accessibile a tutti, grazie all’offerta di cure mediche gratuite. L’idea di medicina che si vuole così diffondere si basa sul principio dell’equivalenza degli esseri umani e sulla relativa conseguenza che la sofferenza non ha gerarchia.

Chi si occupa di progettare fisicamente questa eccellenza deve essere in grado di “eccellere anche nell’architettura e nell’ambiente, e successivamente nel comportamento delle persone”, come testimonia il progettista Renzo Piano durante la cerimonia di inaugurazione del cantiere del centro chirurgico tenutasi lo scorso febbraio.

Un ospedale per la gente e della gente

Perché la necessità di costruire un centro chirurgico pediatrico proprio in questo luogo? La prima risposta è fornita dai numeri. L’Uganda occupa, nel rank mondiale, il “161°posto su 186 in termini di sviluppo umano, con una aspettativa media di vita di 54,5 anni ed il 51,5% di persone sotto la soglia di povertà. La crescita demografica è esponenziale con un tasso di fertilità di 6 figli/donna. Gli elevati tassi di mortalità materna (310/100.000), neonatale (63/1000) ed infantile (99/1000) testimoniano lo stato del sistema sanitario”. (fonte dati: CCM-Comitato Collaborazione Medica).

L’ospedale vuole così diventare non solo centro di cura per le famiglie di Entebbe e zone limitrofe, ma punto di riferimento per i bambini con necessità chirurgiche provenienti da tutta l’Africa orientale. Il progetto prevede infatti una guesthouse con una serie di alloggi ospedalieri per i familiari dei bambini che arriveranno anche da lontano.

A ciò si aggiungono le potenzialità che la struttura stessa può incarnare: divenire centro di formazione per giovani medici ed infermieri ugandesi e non che hanno come obiettivo primario la volontà di diventare professionalmente preparati nel campo chirurgico, per fornire cure pediatriche di alto livello, permettendo al contempo una possibilità di riscatto alla società locale dalle costanti condizioni precarie in cui versa il Paese.

Il concept del progetto

Ogni progetto, fin dai tempi più remoti, nasce intorno a un luogo nevralgico per l’intero complesso, basti pensare al focolare, inteso quale centro assoluto dello spazio, luogo di riunione ed aggregazione di tutti i presenti. Qui tutto prende vita e si forma intorno ad un albero. Un albero che richiama la natura del luogo, quest’ultimo caratterizzato da un’estesa vegetazione, ma soprattutto un albero inteso come metafora. Una metafora del processo di guarigione, che rimanda alle azioni del trasformarsi, riformarsi e crescere. Una metafora del cambiamento, che grazie ai progressi scientifico-tecnologici e alla ferma volontà di eccellere a salvare vite umane, invita a guardare al futuro con speranza, a un domani migliore.

Si tratta di un luogo fisico, il luogo del raduno, della convivenza, dell’ospitalità e del consenso. Un luogo fisico che incarna l’idea della bellezza. Bellezza che, così come suggerisce lo stesso Renzo Piano nella conferenza tenutasi a Genova lo scorso luglio, “non è frivola ma profonda. In tutte le lingue africane la parola bellezza non esiste mai disgiunta dal concetto di buono. La bellezza non è solo superficiale, non è cosmetica. La bellezza dell’ascoltare, dello stare insieme, dello scoprire […] è una bellezza che salverà il mondo”.

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Un progetto che nasce dal luogo

Il centro pediatrico progettato da Renzo Piano e TAMassociati sta sorgendo nella città di Entebbe, a circa 35 km dalla capitale ugandese Kampala. La particolarità del sito è la sua posizione geografica, proprio a cavallo dell’equatore. L’energia solare diviene così attore fondamentale nella progettazione, talvolta come componente attiva da captare per il funzionamento dell’intero complesso, altre volte come componente passiva da cui trarsi a riparo per l’eccessiva intensità. A ciò si aggiunge l’altitudine: i 1200 m s.l.m. conferiscono alla località un carattere salubre, intensificato dalla presenza del bacino d’acqua, il Lago Vittoria, e da un’estesa vegetazione, rendendola adatta per la costruzione di un ospedale.

Anche il suolo su cui sorge l’edificio occupa un ruolo rilevante nel processo. Venendo studiata e testata in maniera scientifica, con la stessa precisione con cui si fa medicina, attraverso l’analisi della sua composizione chimica ed altre accurate prove, esperimenti e ricerche, la terra del sito consente la realizzazione della muratura portante di 60 cm di spessore. L’elevata presenza di argilla al suo interno permette di conferire all’intero composto plasticità e resistenza, rendendola idonea alla costruzione. La terra viene estratta al di sotto dello strato arabile, al fine di raggiungere un’elevata resistenza meccanica e di eliminare le sostanze organiche presenti in superficie, e in seguito lavorata attraverso la tecnica del “pisè”. In questo modo il composto, trattato con acqua, viene disposto all’interno di casseformi di legno e successivamente lavorato tramite pistonatura. Essendo il composto non sottoposto ad un processo di cottura, questa tecnica di lavorazione della terra cruda consente un risparmio energetico notevole, circa il 90% rispetto all’utilizzo di una terra cotta. Il materiale così messo in opera, unito al notevole spessore conferito alla muratura, garantisce un’inerzia termica tale da mantenere costanti temperatura e umidità all’interno dell’edificio.

Così come il suolo, anche il cielo è parte integrante del progetto del centro chirurgico pediatrico di Renzo Piano e TAMassociati.. Grazie alla tecnologia avanzata e ben consolidata di captazione dell’energia solare, le coperture piane studiate per l’edificio sono in grado di ospitare 2600 moduli fotovoltaici a film sottile per un totale di 289,24 KWp, garantendo la completa autosufficienza energetica dell’intero complesso. Avendo infatti la possibilità di essere connesso alla rete di distribuzione locale in media tensione, l’impianto può permettere alla nuova struttura di essere autonoma e sostenibile dal punto di vista energetico (fonte dati: enelgreenpower).

Si raggiunge così l’eccellenza anche nella tecnologia, poiché i pannelli da utilizzare potranno essere costruiti e montati direttamente in loco. E non solo. Essendo una sfida, l’eccellenza è rivolta anche al futuro. In ragione di ciò, verranno formate persone provenienti dalle comunità locali per consentire loro di occuparsi direttamente della manutenzione dei moduli fotovoltaici installati sulle coperture del complesso e della relativa diffusione in tutto il Paese.

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L'organizzazione del centro chirurgico pediatrico

Il complesso prevede tre corpi di fabbrica paralleli, costituiti da un edificio di piccole dimensioni su un solo livello, atto ad ospitare gli spazi d’accoglienza, e da due blocchi di dimensioni maggiori, ai lati della corte, disposti su due livelli, destinati agli spazi di degenza, alla guesthouse e agli alloggi per il personale. La porzione di edificio interposta tra questi due ospita il blocco operatorio, costituito da tre sale operatorie e da spazi adibiti a rianimazione, questi ultimi collocati al livello seminterrato. Presenti sono anche spazi destinati al servizio diagnostico e di banca del sangue ed una farmacia.

Tutti gli spazi di degenza, per un totale di 78 posti letto, si affacciano sulla corte dal grande albero centrale. L’aspetto psicologico è fondamentale nella progettazione di un centro di cura poiché anche le condizioni visive influiscono sulla guarigione del paziente.

Le coperture piane, che verranno realizzate in travi di legno e tiranti di acciaio, proteggono l’intera struttura dalle intemperie e dalla radiazione solare diretta, oltre che, come visto, costituiscono il piano di posa del sistema fotovoltaico.

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Un progetto che vuole quindi essere sostenibile sotto ogni aspetto, dal punto di vista ambientale e della indipendenza energetica, all’armoniosa distribuzione degli spazi, fino al raggiungimento del tanto aspirato modello di eccellenza medica in grado si salvare numerose vite umane.

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Laura Agostino

Laura Agostino Architetto

Curiosa e determinata, la sua passione per l’architettura la spinge a scoprire mondi diversi dalla realtà comasca in cui è cresciuta. Quando rimane con i piedi per terra investe il suo tempo tra passeggiate e bambini, riscoprendo ciò che può dare soddisfazione attraverso piccoli gesti.