Una membrana speciale per la sala da concerti gonfiabile e trasportabile

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Ark Nova è una sala da concerti gonfiabile simbolo di rinascita e di un nuovo inizio per le popolazioni giapponesi colpite dal disastro geologico del 2011, nonché apporto, e supporto, culturale e spirituale. La struttura, opera dell’architetto Arata Isozaki, grazie alla collaborazione con il Lucerne Festival viaggia in tutte le città giapponesi interessate dal terremoto, per un tour esclusivo di concerti jazz e performance teatrali, finanziato dalla UBS.

Membrane in architettura: gli esempi più interessanti

I progetti di Arata Isozaki

L’ISPIRAZIONE

L’idea di creare un micro mondo protetto dove fuggire dalle preoccupazioni esterne ha incontrato l’ispirazione e la suggestione che le opere dell’artista indiano, naturalizzato inglese, Anish Kapoor avevano infuso nell’architetto giapponese.
Nel particolare, era rimasto colpito dall’esposizione parigina, in cui Kapoor aveva presentato al Grand Palais, il Leviathan un’opera magnifica realizzata in PVC, di 33,6x99,98x72,23m.

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L’esperienza dell’artista indiano ha supportato la costruzione e realizzazione della membrana gonfiabile di Ark Nova, 36m di larghezza, 30m di profondità e 18m di altezza; al suo interno è prevista la sistemazione di un palcoscenico e una capienza di 500–700 persone, non ci sono divisori, è un unico spazio adibito a performance sonore, mostre e rappresentazioni teatrali.

L’INNOVAZIONE È NEL MATERIALE

L’innovazione risiede nel materiale. La membrana utilizzata per le maggiori opere di Anish Kapoor è frutto di una collaborazione con la ditta Arup; dopo vari tentativi, in cui sono state vagliate diverse opzioni: il legno compensato, l’alluminio, fibre di vetro e lamine metalliche o il GRP (Glassed Rinforced Plastic).

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Il risultato finale è una membrana in PVC, rivestita di poliestere, resistente a strappi ed urti, contenuta nei costi e facile da colorare; di norma viene sottoposta a trazione, poiché un materiale prestressato reagisce meglio alla pressione dell’aria gonfiata al suo interno.

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Per la forma è stato usato il programma digitale, solitamente utilizzato per le tensostrutture, FabWin, capace di scomporre la membrana in tanti triangoli, per ridefinirne la curva e valutarne la statica.
L’opera è interamente riutilizzabile, in quanto può essere sgonfiata e ricomposta molto facilmente e velocemente, riducendo la logistica del trasporto.

Simona Tannino

Simona Tannino Laureata in Architettura

Adora fare fotografie, scrivere e viaggiare. Quasi quanto lo shopping! Affascinata dalle grandi metropoli, si trasferisce nella City alla ricerca di nuovi stimoli. Un suo desiderio è riuscire a conciliare le sue due grandi passioni: architettura e danza. Colleziona Lego, tra un cantiere ed una mostra d’arte. Ah, è famosa per il suo tiramisù!

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