Ex quartiere industriale Kreis 5 a Zurigo: due progetti in un viadotto

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Immagini in alto | © René Rötheli
Lo studio Schweingruber Zulauf firma a Zurigo i progetti di connessione e cucitura tra il fiume Limmat e l’ex quartiere industriale Kreis 5, grazie ad una ritmata e lunghissima pista ciclabile. Il percorso sopraelevato ricopre l’ex–viadotto ferroviario Letten e corre parallelo ad uno funzionante più alto. Il progetto collega gli spazi verdi con il vecchio distretto industrializzato, regalando così un’inedita visuale sulla città. Il secondo viadotto, utilizzato assieme al Letten

per collegare la zona nord della città passando attraverso il distretto industriale, è stato riconfigurato dagli EM2N creando all’interno delle arcate attività commerciali, ricreative e residenziali.

Il progetto: Il recupero sostenibile delle ferrovie dismesse

I due progetti di Zurigo, in simbiosi e rispetto con le preesistenze del Kries 5, hanno contribuito a definire una zona di lavoro e tempo libero, al contempo alla moda e friendly.

IL VIADOTTO LETTEN

Recinzioni, pali illuminanti, sedute e ovviamente le stesse traversine della pista, l’elemento progettuale principale, provengono dal linguaggio web, definendo un design pulito e accattivante, funzionale e ritmato. Nell’ex area industriale le traversine sono utilizzate come modulo, infilate una dietro l’altra creando una pista sobria, neutra ma non ripetitiva.

Immagini in alto | © René Rötheli

Questo perché le tavole in calcestruzzo ora si sollevano per formare panchine ora si abbassano per diventare una passeggiata piacevole, verso uno scenario davvero unico. Dalla nuova pista ciclabile sono, infatti, visibili: il viadotto con arcate di pietra di altezza doppia, i veloci treni, il fiume, le sottostanti aree verdi e un edificio di connessione moderno.

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Immagini in alto | © René Rötheli

La larghezza del parco lineare è definita per 3 m dalle strisce cementizie e da due strisce laterali di ghiaia, habitat perfetto per lucertole e animaletti che l’avevano da tempo colonizzato. Lateralmente, entrambe le chiusure sono definite da semplici recinzioni metalliche alte 1,3 m. Al disotto, le arcate in pietra naturale sono attraversamenti che scandiscono la lunga cesura urbana.

LE ARCATE DEL VIADOTTO

I viadotti non sono semplici ponti ma paesaggi artificiali,immagine del lavoro e della funzionalità della Zurigo industriale; catene montuose costruite in città che permettono passaggi di scala e prospettive insolite. Le tre visuali sono, dalla più alta alla più bassa, dei passeggeri nel treno, dei passanti e ciclisti nel parco lineare, dei commercianti, residenti o fruitori dal sottopasso.

Da una vista planimetrica è evidente che, laddove l’ex viadotto e il collegamento ferroviario si biforcano, l’edificio degli EM2N è un’evidente cucitura, che spunta con aperture circolari e con una tecnologica copertura nera. Le arcate sottostanti erano state utilizzate da sempre come aree di stoccaggio, negozi e varie attività, creando anche sacche malfamate e pericolose.

La necessità di riqualificare lo spaziodell’intero quartiere industriale, la pressione per nuove aree e la volontà di convertire botteghe spontanee e insicure, sono le principali motivazioni per chiudere le grandi arcate. 53 arcate definiscono così l’Im viadukt un complesso organizzato ed uniforme – stesse insegne numerate e chiusura degli archi a metà altezza – per ristoranti, attività ricreative e uffici.

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Immagini in alto | © René Rötheli

I costi risultano ridotti rispetto a quelli di mercato e i locali sono in pieno rispetto alle norme energetiche, antincendio ed igieniche. Il manto nero e gli oblò trasparenti, ben visibili dalla pista ciclabile e dai treni, rappresentano la copertura del primo mercato di Zurigo, il Markthalle.

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Immagine in alto | © aqui architekturfotografie

LA RIQUALIFICAZIONE DEL QUARTIERE KREIS 5

Zurigo ovest, sviluppata durante la Rivoluzione Industriale, era strategicamente localizzata tra il fiume Limmat, il viadotto Letten e la stazione centrale. Il Limmat, come ogni fiume delle grandi città del XIX sec., è stato utilizzato come fonte di energia, per poi diventare, assieme a tutta la zona dismessa, paesaggio dell’abbandono, scenario di povertà e droga.

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Immagine in alto | © aqui architekturfotografie

Una politica cooperativa dei proprietari e soggetti pubblici e l’inclusione dei pareri di tutti gli stakeholders, ha definito un processo di riqualificazione unico, basato su alti livelli qualitativi, tempi corretti e costi ripartiti tra privati e pubblici. Al contrario di altre zone gentrificate e strappate alla collettività locale per scopi speculativi o punitivi, il distretto si presenta come miscellanea di edifici a carattere residenziale e pubblico, aree aperte e piste ciclabili.

Da annoverare la piazza delle turbine Turbinenplatz degli architetti Adr, il rinnovamento della gigantesca Toni Areal convertita per ospitare università, appartamenti e sale pubbliche ed, infine, il Löwenbräu, dove un elegante costruzione nera di 70 m si erge dietro lo storico birrificio.

Elisa Stellacci

Elisa Stellacci Architetto

Di origine barese e studi ferraresi, si occupa di architettura e grafica a Berlino. Lavora in uno studio di paesaggio, adora le ombre, concertini indie-rock e illustrazioni per bimbi. Volubile e curiosa, si perde nei dettagli e divide non equamente il tempo tra lavoro, amici e passioni.