La Città della Scienza non era solo un museo. Il progetto in una delle città più difficili d'Europa

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Lo scorso 4 marzo un incendio devastante ha distrutto quasi del tutto la sede della Città della Scienza, uno tra i più importanti musei scientifici d’Europa situato in una delle città più difficili d’Europa, Napoli. Ognuno è libero di vederla come vuole: io vorrei stimolare la vostra curiosità raccontandovi in poche righe la complicata storia del recupero di un’area industriale – ahimè ancora non ultimato. Città della Scienza non era solo museo: era anche parte integrante di un importante piano di recupero e riqualificazione dell’area industrale di Napoli ovest dove un tempo sorgeva l’acciaieria dell’Ilva, ex Italsider, e prima ancora la ex vetreria “LeFevre”ai primi dell’ottocento.

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Il quartiere Bagnoli, che ospita le acciaierie, è stato oggetto di diverse proposte progettuali già prima che diventasse sede dell’Italsider: anche una mente visionaria e creativa come quella di Lamount Young fu catturata dalla bellezza del luogo e dal paesaggio marino che egli immaginò nel tempo come una sorta di Piccola Venezia, con tanto di stabilimenti balneari, collegata al resto della città da una futuristica metropolitana – siamo nel 1889 – e da un canale che avrebbe portato direttamente a Mergellina. Mai e poi mai Lamont avrebbe potuto solo immaginare che il suo ‘Rione Venezia’ sarebbe stato invaso da capannoni industriali e successivamente impianti ed altoforno.

Una volta sancita definitivamente la chiusura dell’Ilva negli anni novanta, diverse furono le proposte per riqualificare l’area ma la ricerca è stata difficile e ricca di ostacoli di natura economica: anche la proposta di riconversione urbanistica di Renzo Piano, che prevedeva la realizzazione di un porto turistico e due parchi tecnologici, non fu accolta dall’amministrazione dell’epoca.

Gli scenari delineati dall’attuale Piano Urbanistico Esecutivo di Bagnoli–Coroglio prevedono un recupero dell’area in termini di valorizzazione delle risorse ambientali e di vocazione turistica dell’area: il tutto ruota attorno alla realizzazione di un parco di 120 ettari all’interno del quale saranno presenti attrezzature di quartiere e legate allo sport ed il tempo libero.

Attualmente il Piano Urbanistico Attuativo prevede nell’ambito della realizzazione del Parco Urbano di Bagnoli, la conservazione di 16 manufatti di archeologia industriale che saranno opportunamente ristrutturati ed adibiti a nuove funzionalità, pur non perdendo il ruolo di testimonianza del passato.

Nel 1993 la Fondazione IDIS ottiene dagli Enti preposti la possibilità di utilizzare una serie di vecchi fabbricati e capannoni, un tempo sede di Federconsorzi, situati su via Coroglio: il progetto è quello di utilizzarli come sede di un museo scientifico, Città della Scienza. L’opera viene completata in un arco di tempo che va dal 1996 al 2009 durante il quale le costruzioni vengono via via restaurate divenendo, oltre che area espositiva, Planetario, Officina dei Piccoli e Palestra della Scienza.

Lascio alle parole di Massimo Pica Ciamarra, artefice del recupero dei capannoni e della loro trasformazione in Museo vivo della Scienza, Centro Alta Formazione e Spazio Eventi, la descrizione di tale intervento.

Il ridisegno di un tratto di via Coroglio riunifica un’area di 7 ettari che da oltre un secolo la strada divideva in parti separate: nel 2001, in quella a diretto contatto con il mare, davanti all’isola di Nisida, è ultimato il “Museo Vivo della Scienza”, 10.000 mq. che reinventano una fabbrica della metà dell’800. Qui,alla sostanziale continuità delle sequenze prospettiche in copertura (dove si innestano “protesi” con diversa tecnologia e luce) si contrappone l’articolazione plastica del suolo, percorrenze continue,articolate ed avvolgenti come un “nastro di Moebius”. La corte urbana che ingloba via Coroglio, a sud è definita da filari di “viti maritate", a nord dal futuro ponte pedonale che prosegue nel pontile – con l’accesso da mare – ed allo stesso tempo è proteso verso un suggestivo spazio porticato che vuole accogliere una stazione della linea metropolitana Cumana.

Forte integrazione quindi fra disegno dello spazio urbano e disegno degli edifici; particolare attenzione ad un paesaggio straordinario, captato dalle grandi fratture nel costruito: queste le chiavi che connotano l’insieme del quale nel 2003 è stata completata un’altra tappa: 20.000 mq che includono lo “Spazio Eventi” per 1.000 persone (con capsule sospese e suggestivi frammenti di archeologia industriale) di fronte ad una grande cavea all’aperto; uffici; B.I.C.; spazi per la formazione, attraversati ma non interrotti da un percorso carrabile. Su due livelli, una sequenza di laboratori ed aule, disegnati privilegiando lo spazio centrale di grande altezza, fortemente plasmato nelle sue parti, con alberi e giochi d’acqua che sottolineano i principi bioclimatici ed eco–ambientali che caratterizzano l’insieme, progettato el 1993 con sistemi di ventilazione naturale ed ibrida e con intrecci spaziali e tecnologici fortemente caratterizzati.”

Ed ora?

Maria Leone

Maria Leone Architetto

Vive e lavora a Napoli, dove si interessa di progettazione e grafica, collaborando con siti del settore. Assieme a tre colleghe ha costituito un’associazione culturale per promuovere la cultura d’architettura. Sogna di imparare a cucinare, per la gioia del marito, figlia e cane!

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