Un teatro dalla riqualificazione industriale "Offset Printing Factory" a Pechino

A Pechino (Beijing in cinese), nel 2014 è stato creato un teatro dalla riqualificazione di un’area industriale, nel centro della capitale. La riqualificazione industriale "Offset Printing Factory" è stata curata dallo studio Origin Architect, nato nel 2010 per mano del giovane architetto Li Ji. Sensibile ai continui cambiamenti del mondo col passare del tempo, Li Ji progetta analizzando accuratamente il luogo in cui agisce, in nome di una coesione armoniosa tra uomo e natura. Lo scopo è stato quello di realizzare spazi ed edifici che potessero integrare la globalizzazione e la cultura locale, lo spazio indoor e il suo contesto, la città con la natura e, infine, la storia di un popolo col suo futuro.

L'ex area industriale

Il complesso industriale di Pechino, chiamato Offset Printing Factory, è composto da 3 edifici costruiti rispettivamente in periodi diversi: 1960, 1970 e 1990. Ogni involucro, senza peculiarità architettoniche specifiche, interagisce con l’altro senza un criterio logico, né dal punto di vista estetico, né funzionale. La crescita industriale ha portato alla costruzione di questi edifici, necessari sul piano organico, ma che hanno fortemente congestionato il quartiere. Il complesso è diventato un incastro di volumi che non hanno nessuna relazione né tra di loro né col contesto e le aggiunte successive hanno solamente ingigantito ancora di più il disordine esistente. L’unica caratteristica che sembrano avere in comune è l’altezza dei piani. La successiva crisi industriale ha portato alla chiusura di tutti gli edifici, uno alla volta.

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Il progetto di riqualificazione ed il nuovo teatro

Il team Origin Architect ha riqualificato l’area preservando il suo carattere di sovrapposizione volumetrica e la natura industriale del luogo, cercando però di rendere più fruibili e aperti ambienti e percorsi.

Il progetto del teatro "Offset Printing Factory" è partito con la demolizione di tutti quegli elementi che congestionavano l’area. Sono stati eliminati i corpi costruiti abusivamente, il parcheggio che chiudeva l’ingresso all’area e tutti i volumi di collegamento con gli edifici principali. Lo scopo era quello di far respirare gli ambienti principali creando i classici “Hutong”, propri dell’assetto urbanistico della città di Pechino. Gli “Hutong”, pozzi in italiano, non sono altro che viuzze e vicoli molto articolati formati dalle linee Siheyuan, complessi di case che si sviluppano intorno ad un cortile. Il nuovo progetto, basandosi sulla natura urbana della Pechino storica, ripresenta, quindi, con una logica contemporanea, questa conformazione classica di edifici principali collegati da cortili e spazi servienti, sia a terra che sospesi.

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Questi passaggi, in acciaio, consentono di raggiungere sia gli ambienti interni sia le coperture: i tetti inattivi sono stati adibiti a giardini pensili e verande. Il nuovo complesso, in questa maniera, può essere vissuto a 360°, da terra all’ultimo piano, passando per scenari con peculiarità e funzioni completamente diverse.

Una serie di interventi di restauro sono volti a ridare la luce agli elementi originari del complesso. Sono state rimosse decorazioni e modanature postume, eliminate le sovrapposizioni di pittura per far risorgere i vecchi muri di mattoni e trattati tutti gli elementi in acciaio. Lo scopo era quello di ridare importanza ai vecchi volumi dell’Offset Printing Factory costringendoli ad interagire con tutti gli involucri moderni del teatro, realizzati con linee essenziali e senza fronzoli.

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Al centro di questa nuova scenografia si innesta, al di sopra delle ceneri di un vecchio edificio fatiscente, un nuovo teatro.

Il nuovo edificio pubblico, anch’esso caratterizzato da linee essenziali, è stato concepito come se fosse un capannone industriale: struttura portante in acciaio e pareti rivestite di Corten. Le peculiarità del teatro sono la centralità in pianta, il forte connotato industriale e l’accesso costituito da un’intera parete che, di sera, si illumina e si alza a ventaglio, rendendo lo spazio interno illimitato verso l’esterno. In questo modo l’ambiente indoor fortemente specifico si espande verso il cortile e diventa di dominio pubblico interagendo completamente con i visitatori e il luogo in cui è inserito. Il divario tra attori e pubblico e la separazione tra recitazione e vita reale vengono completamente annullati.

Gli Origin Architect sono riusciti a cambiare le modalità di approccio dei visitatori nei confronti del nuovo complesso architettonico. Gli spazi servienti sono diventati luogo d’incontro, gli ambienti indoor vengono vissuti come ambienti di passaggio e i tetti-terrazzi, vissuti come spazi indoor, sono diventati il traguardo finale del percorso della nuova Offsett Printing Factory.

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Laura Bertelloni

Laura Bertelloni Architetto

Architetto e grafico, ama viaggiare, scrivere e cucinare. Alterna la sua attività al riciclo creativo. Già da piccola si divertiva a disegnare le case dei sogni per sua mamma, a pitturare il terrazzo dei nonni e a smontare la sua stanza, cambiando di continuo la disposizione dei mobili. 

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