Il fiume di pietra nel cuore della foresta

Lo Stone river è un percorso fatto con pochi strumenti, rocce di scisto e da un solo uomo, Jon Piasecki, suo ideatore e mastro operaio. Il fiume tortuoso nasce in mezzo al muro di una tenuta privata nella contea di Dutchess, proprio a est di New York.   molto difficile, in questo mondo di stimoli, fare qualcosa in natura tanto forte per tirarti dentro." Sarà lo scintillio della luce che sbatte sulle pietre, la forza di un’idea eseguita in maniera pressoché perfetta o la magia del luogo, ma qualsiasi viaggiatore viene letteralmente attirato al suo interno. Come trascinato dalla corrente, su un fiume di pietra.

GALLEGGIARE SUL FIUME: UN UOVO UN PO' CASA UN PO' BARCA

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PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE

Percorrendo il lastricato sinuoso e irregolare ci si addentra nel cuore di una foresta, dove Piasecki nel 2008 colse la liquidità e reversibilità della pietra nel muro ricoperto da viti e pieno di zecche. Due anni e mezzo per aprire la parete, assemblare e collezionare le pietre una dopo l’altra ed offrire ai visitatori un senso di fusione con la natura. La magia dell’intervento sta proprio nei dettagli, nello sforzo di unire le pietre Inca, aderire al muro lapideo e fare zig zag tra gli alberi preservando la vegetazione preesistente.

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Da sempre l’architetto paesaggista costruisce ciò che disegna con pochissimi macchinari. ‘Il fiume di pietra’ ha dell’incredibile sia dal punto di vista artistico che tecnico perché è un’opera solista, realizzata senza l’aiuto di alcun operaio o attrezzo speciale, se non un piccolo carretto di legno. Un uomo e un carretto che hanno trasportato circa 400 tonnellate di pietre, ghiaia e sabbia. Ha segnato il percorso di 800 metri in loco, in modo da schivare ciuffi di felci, alberi e tronchi caduti. Ha martellato ogni giunto e ogni pietra per preservare denti di leone, felci e viole e non alterare l’idilliaco ecosistema.

Ora le pietre scintillanti e finemente accostate sono un invito alla scoperta dei boschi, alla devozione e rispetto degli ambienti naturali e del lavoro manuale e in situ.

Tra Land-art, landscape design e scultura

A metà tra land-art, landscape design e scultura all’aperto, il percorso porta a due opere di diversi autori; data la natura dell’intervento è esso stesso pezzo d’arte e insignito del prestigioso ASLA Honor Award nel 2011.

Testimonia, inoltre, come sia possibile colmare la frattura tra cultura e natura, e che i processi di progettazione e realizzazione non debbano essere necessariamente entità distinte. E’ pur innegabile che molti interventi architettonici siano stati possibili grazie alla tecnologia e a macchinari efficienti, ma si è arrivato ad uno scollamento totale tra disegno e costruito. L’autore è convinto che tale disconnessione, se ancora perpetuata in maniera sconsiderata, potrà danneggiare oltre che la natura, l’umanità intera.

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All’opposto del mondo materialista e irrazionale in cui siamo costretti a vivere, si trova la magica foresta con il fiume di pietra che lo attraversa, mutevole come l’acqua e il suo micro-sistema naturale. Gesti semplici quali lo spazzare la via lastricata, martellare per rompere le gigantesche pietre grigie e giuntare proprio come nelle costruzioni a secco dei greci e dei romani, rivelano l’entusiasmo e la poeticità di un paesaggista ancora strettamente legato al luogo in cui opera.

  • crediti fotografie © David Borden | Jon Piasecki | John Dolan
Elisa Stellacci

Elisa Stellacci Architetto

Di origine barese e studi ferraresi, si occupa di architettura e grafica a Berlino. Lavora in uno studio di paesaggio, adora le ombre, concertini indie-rock e illustrazioni per bimbi. Volubile e curiosa, si perde nei dettagli e divide non equamente il tempo tra lavoro, amici e passioni.

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