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Finanziamenti UE per l'inclusione sociale

Nell’ambito della Strategia Europa 2020, la Commissione europea (CE) finanzia diversi tipi di progetti in modo diretto e indiretto. Vediamo in sintesi quali fondi eroga per cofinanziare i progetti riguardanti l'occupazione, l'integrazione, l'inclusione sociale nonché i requisiti dei beneficiari e le modalità di partecipazione.

L’inclusione sociale

Uno degli obiettivi primari dell'UE è facilitare l’inclusione sociale tra i suoi cittadini attraverso dei finanziamenti specifici. Come vedremo in dettaglio, l’Unione sostiene anche l’integrazione sociale delle persone svantaggiate (tra cui i migranti) e dei disabili (o diversamente abili) finanziando attività che combattano la discriminazione nell'accesso all'occupazione e, infine, sul luogo di lavoro. Ecco le caratteristiche che dovrebbero avere i progetti inclusivi per poter essere ammessi al finanziamento:

  • creare percorsi per il reinserimento e la reintegrazione nel mondo del lavoro di gruppi colpiti da discriminazioni;
  • stimolare una cultura di accettazione della diversità sul posto di lavoro per combattere la discriminazione e sensibilizzare le coscienze;
  • incrementare la partecipazione degli immigrati all'occupazione, rafforzandone pertanto l'integrazione sociale;
  • orientare e formare risorse umane alle specifiche esigenze delle persone svantaggiate e disabili;
  • organizzare campagne di sensibilizzazione contro la discriminazione per cambiare la forma mentis delle persone e per promuovere l’accettazione della diversità nei luoghi di lavoro.

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Fondo Sociale Europeo (FSE)

Il Fondo Sociale Europeo (FSE) è sicuramente il finanziamento più noto e più usato, è uno dei primi ad essere stato creato (60 anni fa!). È anche il più facile da richiedere e conseguire, anche se oggi ci sono molte domande concorrenti.

Il Fondo Sociale Europeo sostiene progetti mirati ad aiutare le persone a migliorare le loro competenze e prospettive professionali, con particolare attenzione per i giovani e le categorie sociali disagiate con misure specifiche volte a indirizzare i gruppi emarginati verso una vita più autonoma, come ad esempio i disabili.

Per candidarsi, le organizzazioni, sia pubbliche che private, devono mettersi in contatto con gli enti preposti nel proprio paese, quindi localmente. La CE fissa le priorità di finanziamento, ma non è direttamente coinvolta nella selezione dei progetti, per questo motivo il FSE è un finanziamento di tipo indiretto, o anche denominato strutturale, e viene erogato direttamente dalle regioni. Ogni paese membro dell’UE27 istituisce una quota minima nel proprio bilancio da assegnare a ciascuna categoria di regioni (priorità diverse in base alla criticità economica) per il FSE.

A quali regioni vengono destinati i fondi:

  1. Regioni meno sviluppate (Pil pro capite inferiore al 75% della media UE) viene destinato circa il 25%;
  2. Regioni “in transizione” (Pil pro capite tra il 75% e il 90% della media UE) - 40%
  3. Regioni più sviluppate (Pil maggiore al 90% della media UE) - 52%.

La programmazione 2014-20 dispone di 84 miliardi di euro contro i 75 della precedente. Attualmente, almeno il 20% del FSE è riservato alle azioni di inclusione sociale, prima arrivava al 13%. Segnaliamo che, tra i progetti finanziati recentemente riguardanti il tema dell’inclusione sociale non abbiamo trovato alcuno per i disabili, invece molti per l’imprenditoria degli immigrati stranieri, eppure i disabili in Italia continuano a crescere anche per malattie invalidanti come la sclerosi multipla, la quale pare dipendere dall’aumento del livello d’inquinamento ambientale, oltre che da fattori genetici. Purtroppo, nel contempo, osserviamo che attualmente non è possibile trovare lo sportello regionale dedicato al FSE dal sito del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, appare in aggiornamento. Pertanto, vi consigliamo di consultare la sezione dedicata ai beneficiari dei finanziamenti oppure di contattare direttamente la Divisione III del Coordinamento del FSE (dirigente: dott. Esposito Marco, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., telefono 06 46834184).

Programma per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI)

Il programma per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI) è uno strumento di finanziamento a livello europeo gestito direttamente dalla CE per sostenere l'occupazione, la politica sociale e la mobilità dei lavoratori in tutta l'UE. Punta a promuovere un elevato livello di occupazione sostenibile e di qualità, garantire una protezione sociale adeguata e dignitosa, combattere l'emarginazione e la povertà, nonché a migliorare le condizioni di lavoro.

Il programma per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI) consta di tre linee di finanziamento gestite separatamente:

Dal gennaio 2014 questi programmi formano i tre assi del fondo EaSI e sostengono in particolare:

  • la modernizzazione delle politiche sociali e del lavoro con l'asse PROGRESS (61% della dotazione totale);
  • la mobilità professionale con l'asse EURES (18% della dotazione totale);
  • l'accesso a microfinanziamenti e all'imprenditoria sociale con l'asse microfinanziamenti e imprenditoria sociale, il 21% della dotazione totale. La dotazione complessiva per il programma di finanziamento in corso (2014-2020) è di circa 9,2 milioni di euro.

Gli obiettivi dei tre programmi sono:

  • Rafforzare l'adesione alla Strategia Europa 2020, il coordinamento degli interventi a livello europeo e nazionale nei settori dell'occupazione, degli affari sociali e dell'integrazione;
  • Sostenere la definizione di adeguati sistemi di protezione sociale e valide politiche per il mercato del lavoro.
  • Modernizzare la legislazione europea e garantirne l'effettiva applicazione.
  • Promuovere la mobilità geografica e accrescere le possibilità di impiego sviluppando un mercato del lavoro aperto.
  • Migliorare la disponibilità e l'accessibilità di micro-finanziamenti a favore delle categorie vulnerabili e delle micro-imprese, nonché facilitare l'accesso delle imprese sociali ai finanziamenti.

A tal fine, il programma si propone di prestare un'attenzione particolare alle categorie vulnerabili, come i giovani, promuovere la parità tra uomini e donne, combattere le discriminazioni, promuovere un elevato livello di occupazione sostenibile e di qualità, garantire una protezione sociale adeguata e dignitosa, combattere la disoccupazione di lunga durata, lottare contro la povertà e l'emarginazione.

Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG)

Il Fondo Europeo di adeguamento alla Globalizzazione (FEG) viene in soccorso dei lavoratori che hanno perso il lavoro a seguito di mutamenti strutturali del commercio mondiale dovuti alla globalizzazione, aiutandoli a trovare quanto prima una nuova occupazione. Le persone disoccupate e le imprese con esuberi, che desiderino chiedere un finanziamento, sono pertanto invitate a contattare le autorità nazionali competenti.

Un esempio rappresentativo di progetto finanziabile è il caso in cui un'impresa chiude o de localizza la produzione in un paese extra UE, oppure a seguito della crisi economica e finanziaria mondiale. In tal caso, il FEG dispone di una dotazione annua massima di 150 milioni di euro per il quinquennio in corso e può finanziare fino al 60% del costo di progetti destinati ad aiutare i lavoratori in esubero e a facilitare loro l’inserimento lavorativo anche sostenendo l’avvio della loro propria attività. In linea di massima, il FEG può intervenire soltanto in caso di oltre 500 esuberi da parte di un'unica impresa (inclusi i suoi fornitori e produttori a valle) oppure di un elevato numero di esuberi in un determinato settore o in regioni confinanti. I casi che prevedono un intervento del FEG vengono gestiti ed attuati dalle amministrazioni nazionali e regionali.

Ogni progetto ha una durata di 2 anni.

Il sostegno che può offrire il Fondo Europeo di adeguamento alla Globalizzazione (FEG) può consistere nel cofinanziare progetti comprendenti misure quali assistenza nella ricerca di un impiego o orientamento professionale o istruzione, formazione e riqualificazione o guida e tutoraggio o imprenditorialità e creazione di nuove aziende. Può anche fornire indennità per la formazione, mobilità/ricollocamento e di sussistenza.

Attenzione: il FEG non finanzia misure di protezione sociale, come pensioni o indennità di disoccupazione. 

I beneficiari del Fondo Europeo di adeguamento alla Globalizzazione (FEG):

  • singoli lavoratori in esubero e nel periodo 2014-2020 sono inclusi anche i lavoratori autonomi, temporanei e a tempo determinato.
  • fino al 2017 possono beneficiare del FEG anche giovani che non hanno un impiego e non seguono corsi di studio o formazione nelle regioni ad elevato tasso di disoccupazione giovanile, in numero pari a quello dei lavoratori che in tali regioni ottengono un sostegno.

Attenzione: il FEG non può essere utilizzato per mantenere in vita un'impresa o per sostenerne l'ammodernamento o l'adeguamento strutturale. Il regolamento definisce: le norme sui criteri di intervento, i beneficiari, le candidature, le misure ammissibili. Cosa distingue il FEG dai fondi strutturali e d'investimento dell'UE? I fondi strutturali e d'investimento dell'UE e, in particolare il FSE, si pongono in una prospettiva più strategica e a lungo termine, anticipando e gestendo l'impatto sociale e il cambiamento industriale con misure come l'apprendimento permanente. Infine, il FEG offre ai lavoratori un sostegno individuale e limitato nel tempo.

Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti (FEAD)

Il Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti (FEAD) sostiene gli interventi promossi dai paesi dell'UE per prestare assistenza materiale ai più indigenti. Le autorità nazionali selezionano le organizzazioni partner che erogano l'assistenza, sulla base dei programmi nazionali per il periodo 2014-2020 approvati dalla Commissione.

Gli interventi di assistenza materiale finanziati dal Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti (FEAD):

  • generi alimentari;
  • abiti;
  • altri articoli essenziali per uso personale, come scarpe e detergenti per l’igiene.

L'assistenza deve andare di pari passo con misure d'integrazione sociale, come iniziative di orientamento e sostegno per aiutare le persone a uscire dalla povertà. Inoltre, le autorità nazionali possono sostenere anche l'assistenza non materiale, come aiutare gli indigenti a inserirsi meglio nella società. La CE approva i programmi nazionali per il periodo 2014-2020, sulla cui base le autorità nazionali adottano le singole decisioni che portano all'erogazione dell'assistenza mediante organizzazioni partner (spesso ONG). Un approccio analogo è già in uso per i fondi di coesione. I paesi dell'UE possono scegliere il tipo di assistenza (generi alimentari o assistenza materiale di base, oppure una combinazione di entrambi) che desiderano prestare, a seconda della propria situazione, e come ottenere e distribuire gli articoli. Le autorità nazionali possono sia acquistare direttamente i viveri per fornirli alle organizzazioni partner, oppure finanziare le organizzazioni affinché provvedano agli acquisti. In quest'ultimo caso, le organizzazioni partner possono distribuire direttamente gli alimenti, oppure chiedere aiuto ad altre organizzazioni.

I requisiti che devono possedere i partner di progetto:

I partner ammissibili sono enti pubblici, oppure ONG selezionate dalle autorità nazionali sulla base di criteri oggettivi e trasparenti definiti a livello nazionale. L’importo totale stanziato per il FEAD nel periodo 2014-2020 è di circa 3,8 miliardi di euro. Inoltre, i paesi dell'UE sono tenuti a contribuire al rispettivo programma nella misura di almeno il 15% mediante cofinanziamenti nazionali. Ricordiamo che il FEAD integra il FSE, concorrendo al sostegno delle persone a compiere i primi passi per uscire dalla povertà e dall'emarginazione. Aiuta gli indigenti rispondendo ai loro bisogni primari per condurli ad una condizione funzionale ad ottenere un lavoro, o a seguire un corso di formazione cofinanziata o totalmente gratuita.

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Per concludere, dobbiamo segnalare la latitanza di misure concrete specie nel nostro Paese, rispetto agli altri paesi fondatori dell'UE (Germania e Francia), per l’inserimento dei disabili in età lavorativa con problemi di mobilità ridotta (obbligati per diverse cause a muoversi su carrozzina).  Tale mancanza è assolutamente inaccettabile quando la politica europea obbliga la maggioranza dei suoi cittadini a rimanere sul mercato fino a tarda età, in virtù dell’aumento (apparentemente, n.d.r.) della speranza di vita, la quale non coincide necessariamente con la capacità degli anziani di muoversi in modo agile ed essere produttivi allo stesso modo di quando erano giovani. Perciò rimangono irrisolti i problemi dell'accessibilità e fruibilità della grande maggioranza delle infrastrutture pubbliche.

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Giovanna Barbaro

Giovanna Barbaro Architetto e Tecnologo

Deve il suo carattere cosmopolita a Venezia, dove si laureò in architettura (IUAV). Dal 2008 europrogettista nei settori green economy e clean tech. Nel 2017 ha realizzato uno dei suoi più importanti sogni: fondare Mobility-acess-pass (MAP), un'associazione no profit per la certificazione dei luoghi pubblici per le persone con disabilità motorie. Tra i suoi hobby preferiti: la fotografia e la scrittura