Uno stadio nel deserto: Arup sfida il caldo e costruisce sostenibile

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In Qatar nasce un esempio innovativo di architettura per lo sport: l’arena showcase, uno stadio da 500 posti. Lo studio Arup Associates ha concepito, in sole dieci settimane, un edificio alternativo a bassa emissione di carbonio, che è stato nominato per il World Architecture News 2012 e funge sia da esempio sostenibile in vista dei mondiali del 2022, le cui finali si terrannoproprio in Qatar, sia da vetrina per un nuovo criterio di costruzione nei Paesi caldi. La particolarità di questo stadio infatti è quella di usare tecniche passive di protezione dal caldo e ombreggiamento e lo sfruttamento dell’energia solare.

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Il mini stadio è stato realizzato nel deserto, dove le temperature superano anche i 45 gradi centigradi.

Date le condizioni climatiche estreme è stato necessario prestare la dovuta attenzione agli impianti di raffrescamento ed energetico in generale.
Tutta la struttura, a partire dalla copertura, è quindi in funzione dell’obiettivo di risparmio energetico.

COPERTURA
Il tetto è mobile per sfruttare appieno la ventilazione naturale: la cupola resta chiusa durante le ore diurne, permettendo al sistema di raffrescamento di combattere il caldo e mantenere una temperatura adatta all’interno dello stadio.

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Nelle ore serali invece la copertura viene aperta nella sezione esposta a Nord, lasciando sempre chiusa la parte esposta a Mezzogiorno, in modo da mantenere coperti sia i giocatori in campo sia gli spettatori.

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Il raffrescamento si irradia fin sotto ai sedili delle tribune, con varchi laterali aperti in vari punti per favorire la ventilazione naturale.

La copertura è realizzata con una struttura multistrato: lo strato esterno è in pvc ed è “trapuntato” al suo interno con una membrana plastica EFTE (etilene tetrafluoroetilene); entrambi sono ancorati alla struttura in acciaio.

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PARCO FOTOVOLTAICO
Per mantenere efficienti le prestazioni dell’impianto di raffrescamento e assicurarsi il primato di primo stadio carbon freeal mondo è ovviamente necessaria un’autosufficienza energetica data da tecniche passive di protezione e ombreggiamento e dallo sfruttamento di risorse rinnovabili, in primis il sole.

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Ai lati dello stadio sostenibile infatti è stato installato un parco fotovoltaico a concentrazione che, quando lo stadio non è in funzione, immette l’energia prodotta nella rete elettrica nazionale, in modo da bilanciare l’energia richiesta quando invece lo stadio è in funzione.

L’elettricità è generata anche attraverso la combustione di biocarburanti per mantenere basso l’impatto ambientale.
Il parco fotovoltaico occupa un’area che è quasi il doppio di quella dello stadio.

I raggi del sole sono concentrati verso tubi speciali grazie a un sistema di specchi parabolici orientabili con lenti Fresnel.
Nei tubi scorre un liquido che viene portato attorno ai 200° C.

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Per contrastare il caldo è stata inoltre realizzata una protezione circolare in cemento armato, di qualche metro d’altezza. Essa corre intorno al perimetro dello stadio isolandolo termicamente e creando una bolla d’aria fresca.

In questo modo lo studio Arup ha potuto dimostrare che un’architettura sostenibile è possibile anche in pieno deserto, con l’augurio che anche per la realizzazione dello stadio da 50.000 spettatori prospettato per i mondiali si prenda spunto da questo progetto.