Come realizzare un tetto verde: distinzioni, strati necessari e caratteristiche tecniche

L’immagine un po’ tetra di tetti di paesi e città può subito cambiare. Come? Con soluzioni architettoniche sostenibili: non parole altisonanti per grandi progettisti, ma esempi pratici per tutti! I vantaggi per l’ambiente e quindi per la salute, nostra e delle generazioni future, sono ormai noti a tutti, pertanto non perdiamoci in chiacchiere e trasformiamoci in piccoli costruttori–giardinieri!

Vediamo come realizzare praticamente un tetto giardino.

Distinguiamo in coperture a verde estensivo e coperture a verde intensivo.

LE COPERTURE A VERDE ESTENSIVO

Le coperture a verde estensivo sono caratterizzate da una minore manutenzione perché prevedono vegetazione a sviluppo contenuto e sono più leggere. Il tetto non diventerà fruibile, ma vantaggi ecologici ed economici sono garantiti!

Le caratteristiche tecniche principali sono:

  • spessore tra gli 8 e i 15 cm;
  • peso compreso tra i 70 e i 250 kg/mq
  • manutenzione limitata a 1–2 interventi l’anno
  • irrigazione limitata alla fase iniziale
  • scelta delle specie utilizzabili limitata
  • calpestabili solo per la manutenzione
  • costo tra i 30–70 euro/mq.

LE COPERTURE A VERDE INTENSIVO

Le coperture a verde intensivo sono dei veri e propri giardini sul tetto!

Le caratteristiche tecniche principali sono:

  • spessore della stratificazione da 20 a 150 cm
  • peso compreso tra i 20 e i 2000 kg/mq
  • manutenzione ricorrente
  • ampia scelta delle specie disponibili
  • irrigazione artificiale necessaria
  • fruibili come giardini
  • costi a partire da 70 euro/mq.

GLI STRATI TECNOLOGICI DI UNA COPERTURA VERDE

In generale, gli strati tecnologici che compongono una copertura verde (dal basso verso l’alto) sono:

1. Strato impermeabilizzante

Generalmente si tratta di membrane bitume–polimero vendute in rotoli che si dispongono sulle superfici orizzontali o inclinate delle coperture secondo precise regole di sovrapposizione tra un manto e l’altro per evitare infiltrazioni di acqua e previa stesura di primer. Il primer – materiale a base di bitumi e additivi tensioattivi in solventi – serve per ottenere l’aderenza tra la superficie impermeabilizzante ed il supporto cementizio.

La caratteristica fondamentale che si richiede nel nostro caso specifico è che queste membrane impermeabilizzanti abbiano la caratteristica di essere “antiradice”, cioè che sostanze repellenti nei confronti delle radici siano state miscelate al prodotto in fase di produzione. Le radici, che hanno contemporaneamente un’azione di disgregazione meccanica e di alterazione/dissoluzione chimica, sono in grado di perforare le guaine e i manti impermeabili e di penetrare al di sotto delle coperture e delle protezioni da cui tenerle lontane per evitare che l’acqua piovana si infiltra negli ambienti sottostanti.

2. Strato protettivo

Lo strato impermeabilizzante deve essere protetto. Per farlo si possono usare tra l’altro delle vernici, pitture a base di polimeri sintetici dispersi in acqua che si stendono secondo le concentrazioni in acqua previste dal produttore.

3. Strato drenante

Le funzioni dello strato drenante sono:

  • drenaggio delle acque piovane e di irrigazione in eccesso;
  • accumulo e riserva di acqua per la vegetazione;
  • aerazione degli apparati radicali;
  • protezione aggiuntiva delle stratificazioni di impermeabilizzazione.

Si tratta di uno strato di materiale plastico piuttosto rigido caratterizzato da cavità ovoidali che hanno la funzione di raccolta dell’acqua piovana o di innaffiatura, la quale poi risale per capillarità nel terriccio soprastante con conseguente nutrimento della vegetazione. Per evitare che la terra ostruisca lo strato drenante si pone al di sopra uno strato filtrante.

La capacità prestazionale di questi elementi è duratura nel tempo nonostante l’invadente presenza delle radici; lo spessore dipende dalle caratteristiche pluviometriche del sito, dalla pendenza della copertura e dal posizionamento, densità e dimensione degli scarichi e tipologia di vegetazione supportata, tutti parametri di cui tener conto recandoci dal nostro rivenditore!

4. Strato filtrante

La funzione principale dello strato filtrante è permettere passaggio della sola acqua tra due strati contigui, ostacolando il passaggio di altri elementi. A tale categoria appartiene la classe dei geotessili, materiali costituiti generalmente da tessuto non tessuto di fibre di polietilene.

Le caratteristiche principali del geotessile che influiscono su questa funzione sono la resistenza a trazione, l’allungamento a rottura, la resistenza al punzonamento e la durabilità.

Se lo strato non avesse queste caratteristiche si avrebbe l’intasamento che impedirebbe il flusso verticale dell’acqua di drenaggio.

5. Substrato di vegetazione

La costituzione di tale strato è molto importante e va effettuata con cura! Non si possono infatti utilizzare i tradizionali substrati per giardinaggio, perché l’utilizzo di substrati non adatti comporta seri inconvenienti quali compattamento e conseguente asfissia radicale, rapporto aria/acqua sbilanciato, perdita della capacità drenante, sviluppo di patologie. E allora cosa utilizzare? 

I materiali normalmente usati sono di origine vulcanica quali pietra pomice e lava in percentuali che variano dal 50 al 90%. Di particolare importanza in sostituzione o integrazione dei materiali vulcanici è l’impiego del laterizio riciclato! Ebbene sì, laterizi provenienti dalla demolizione di fabbricati vengono selezionati, frantumati, arrotondati e vagliati per poi essere usati nella formazione del substrato.

6. Vegetazione

La scelta del tipo di vegetazione riguarda ovviamente il tipo di verde pensile che stiamo realizzando; i nostri gusti e i vantaggi che vogliamo perseguire dal nostro tetto verde!

E’ importante tener presente le principali condizioni che influiscono sulla vita di una pianta: luce, acqua, temperatura, ph, salinità e nutrienti…e infine un piccolo aiuto da un amico appassionato o dal giardiniere di fiducia!

Il sogno di Le Corbusier può così divenire realtà!