L'edificio di Renzo Piano a Torino. Una torre che vola

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Sull’onda della decrescita e della critica costruttiva al capitalismo senza scrupoli per altro criticato da Rem Koolhaas nella sua “Lectio Magistralis” ad Harward tre anni fa, ecco svettare dall’alto dei suoi 166,26 metri, la nuova torre di Torino. Firmata Renzo Piano vincitore contro i progetti di Hiroshi Hara, Carlos Lamela, Dominique Perrault e Daniel Liebeskind, la nuova icona urbana sarà il centro direzionale per la banca Intesa Sanpaolo e

ospiterà al suo interno più di duemila dipendenti della Banca.

È stata necessaria una variante al PRG (anzi tre!) per ospitare l’edificio che sorgerà ai margini del centro di Torino, su un’area di 7 mila metri quadrati.

Il cantiere è stato ritardato da una serie interminabile di polemiche da parte di gruppi di cittadini e aggiustamenti da parte dei progettisti e delle autorità, lungo il corso di tre anni, terminati con la concessione che l’edificio non supererà in altezza la Mole Antonelliana, circa un metro più alta. La superficie del grattacielo sarà di 50 mila metri quadrati, mentre il costo 350 milioni di euro e sarà ultimata entro la fine del 2013.

Sottoterra è stata da poco ultimato un enorme cubo di calcestruzzo che ospita cinque piani di parcheggi, il secondo monolite del mondo per grandezza. Su questo plinto di fondazione comincia a formarsi il cosiddetto “tavolino” a sei gambe di acciaio che ospita gli ascensori sotto il quale è previsto l’auditorium da 360 posti, mentre sopra si appoggeranno i piani, a un ritmo di tre al mese fino all’ultimo, che sarà destinato al ristorante e terrazza panoramica con tanto di giardino zen.

Le credenziali ecosostenibili sono piuttosto alte. Come le doppie pareti per lasciare entrare l’aria nelle intercapedini dei solai sfruttando la naturale ventilazione, i pannelli fotovoltaici di ultima generazione, le vasche per raccogliere l’acqua dei climatizzatori, i serbatoi per trattenere la pioggia. E, ancora, il giardino d’inverno verticale sul lato Sud, quelli in alto sui piani della serra e il brise soleil di lamine mobili sui lati Est e Ovest che si apriranno d’estate e si chiuderanno d’inverno.

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Nonostante l’archistar Renzo Piano abbia voluto sottolineare l’attenzione della progettazione alle tematiche ecologiche, la torre, sulla cui costruzione è critico anche uno dei padri del piano regolatore della città Vittorio Gregotti, costituisce a mio avviso un barocco tentativo di imitare un’ idea superata di modernità che poco si addice ad una città come Torino, accuratamente pianificata persino nelle sue colorazioni di facciata. Un’altra critica formale rivolta all’edilizia verticale è inoltre se sia giusto concentrare in un luogo solo spazi e funzioni, specie in un territorio, quello italiano, fatto di piazze e strade, come teatri d’ incontri sociali di ogni genere.

Un’opera faraonica (nella doppia accezione di gigantesca e celebrativa) in un momento storico, quello attuale, che a mio avviso non potrebbe essere meno opportuno.