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L'intonaco in terra cruda che fa rivivere la tradizione del Mediterraneo

L'architettura del Mediterraneo costituisce una pagina importante nella storia delle costruzioni e, in generale, nella storia dell'umanità. Su questo mare centro del continente, si affaccia l'antica tradizione costruttiva in terra cruda, che rivive nella ricerca condotta sull'intonaco ecologico ed ecosostenibile dall'Università degli Studi di Reggio Calabria.

LA TRADIZIONE DELLA TERRA CRUDA IN SARDEGNA

La tradizione architettonica mediterranea è figlia di un periodo in cui il centro del mondo era collocato in un piccolo mare, se lo si paragona agli oceani attraversati dai grandi esploratori fino all'approdo sulle coste delle Americhe. 

Nonostante il tempo sia passato, l'architettura del Mediterraneo è rimasta un punto di riferimento anche per le moderne tecniche costruttive che, spesso e volentieri, si rifanno ai caratteri tipologici evidenti nei fabbricati di questa area geografica.

È stato questo il motivo che ha portato l'Università degli Studi di Reggio Calabria a condurre una ricerca volta a tramandare le tecniche costruttive mediterranee e di attualizzarle nell'architettura odierna. L'esito dell'operazione ha portato alla nascita di Intonaco Natura, un intonaco in terra cruda ecosostenibile, ecologico, economico e tradizionale.

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Un intonaco a chilometro e a costo quasi zero

Lo studio muove i suoi primi passi nell'ambito di una ricerca progettuale che ha come obiettivo la riduzione dei costi di costruzione e il raggiungimento del contenimento energetico attraverso il ricorso a materiali locali. I ricercatori si sono rivolti all'architettura vernacolare antica, quell'architettura che è stata capace di attraversare secoli e secoli di storia, di guerre, di distruzione generale, per arrivare pressochè inalterata ai giorni nostri. Dal punto di vista della durevolezza, quindi, si può sostenere che l'architettura basata sull'utilizzo della terra cruda ha ampiamente superato la prova. Quello che occorreva verificare, e che i ricercatori di Reggio Calabria hanno fatto, era la prestazione del materiale dal punto di vista energetico, la sua reazione alle condizioni climatiche mutate progressivamente per via del surriscaldamento globale e la sua efficienza in termini di isolamento. 

Lo studio ha dimostrato che i materiali dell'architettura vernacolare sono caratterizzati dalla facilità di reperimento e presentano ancora un'ottima capacità di contenere il dispendio energetico grazie alle loro prestazioni di isolamento termico, costituendo una valida soluzione per chi ricerca un'architettura sostenibile. Il fatto di essere interamente naturale, inoltre, fa della terra cruda un elemento ideale per costruire nel pieno rispetto dell'ambiente, poiché si parla di un prodotto addirittura biodegradabile. 

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La composizione dell'intonaco in terra cruda

Il prototipo della miscela, sperimentato nel parco Ecolandia di Reggio Calabria, sarà applicato a murature di diverso tipo, dal laterizio pieno e a quello forato, dalla pietra al calcestruzzo. L'obiettivo è quello di verificare la compatibilità dell'Intonaco Natura con il substrato, tentando di raccogliere anche i dati relativi all'effetto combinato di involucro esterno e parete per quanto riguarda l'isolamento termico e la resa meccanica. 

L'impasto terroso viene abbinato ad un particolare additivo fluido, sempre a base naturale, così da presentare elevata resistenza agli agenti atmosferici e capacità di sopportare le sollecitazioni meccaniche. Con questi "ingredienti" è possibile innalzare la percentuale di componenti naturali dell'intonaco rispetto ad altri prodotti simili in commercio. Tale caratteristica è molto importante in termini di sostenibilità ambientale, perchè buona parte del composto interra cruda, essendo biodegradabile, può essere riassorbito dall'ambiente una volta che si è concluso il suo ciclo naturale di vita. La parte che, invece, non è biodegradabile, viene raccolta e inserita in un processo di trattamento idoneo per lo smaltimento. 

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Intonaco in terra cruda: dopo gli esperimenti si punta al brevetto

Per studiare in modo attento e analitico il comportamento dell'intonaco è stato allestito un laboratorio all'aperto nel Parco di Reggio Calabria, ma l'intenzione, per il futuro, è quella di estendere l'utilizzo di Intonaco Natura anche sul resto del territorio nazionale. I ricercatori autori dello studio intendono, infatti, adoperarsi per l'ottenimento del brevetto riconosciuto in tutta Italia. Il destinatario del progetto è sempre stato, del resto, il nostro Paese, per intero: Intonaco Natura, affondando le sue radici nella storia che si è sviluppata sulle coste della penisola, vuole riproporre, ad un'architettura ormai omologata e priva di caratteri tipologici sufficientemente forti e riconoscibili, tecniche tradizionali purtroppo abbandonate, ma mai "passate di moda".

Il progetto punta all'utilizzo di prodotti localmente reperibili. L'additivo naturale utilizzato, in particolare, è composto da una matrice che abbonda in Sicilia e Calabria, ma potrebbe essere facilmente sostituito con sostanze analoghe, tipiche di altre zone dell'Italia. Il reperimento dei materiali in loco è condizione fondamentale per poter parlare di "sostenibilità" del progetto. Se a questa caratteristica si aggiunge la biodegradabilità Intonaco Natura diventa anche ecosostenibile e, in un periodo come quello che stiamo vivendo, quando si è circondati più dalle polveri sottili che dalla polvere degli edifici che si costruiscono, pensare ad una soluzione alternativa può costituire un primo piccolo, timido passo verso il cambiamento.

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Maria Laura Leo

Maria Laura Leo Architetto

Nata e cresciuta in Basilicata, interpreta l’architettura come arte al servizio dell’uomo, come sintesi di bellezza e praticità. Dopo la laurea si stabilisce a Matera, dove studia un’architettura rispettosa del luogo e delle tradizioni nell'affascinante contesto dei Sassi. Ama leggere, scrivere, viaggiare e fotografare i posti che visita.