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Le case con i tetti di alghe nell'architettura vernacolare e moderna

Paul Olivier, storico dell’architettura inglese ed autore del libro “The Encyclopedia of Vernacular Architecture of the World” scrive: “L’architettura vernacolare si può definire come il linguaggio architettonico delle persone, composto da dialetti etnici, regionali e locali.”  Questo è perfettamente dimostrato dalla tradizione costruttiva dell'isola di Læsø, dove le alghe raccolte sulla spiaggia vengono impiegate sui tetti.

In copertina: La Modern Seaweed House, foto di Helene Høyer Mikkelsen 

 Terroir Project, foto di Emil Thomsen Schmidt Terroir Project, foto di Emil Thomsen Schmidt 

Le case con i tetti di alghe

L’architettura vernacolare rappresenta dunque un microcosmo della vita e della cultura di un determinato luogo. Læsø è un’isola del nord della Danimarca che conta poco più di 2 mila abitanti e che conserva un’antica tradizione vernacolare che attualmente sta rischiando di scomparire.

Durante il medioevo Læsø era famosa per l’industria del sale che ha portato la presenza sull’isola di centinaia di forni e la necessità di utilizzare tutte le risorse di legna presenti nel territorio per alimentarli. Di conseguenza gli abitanti dell’isola si ritrovarono senza legno per costruire le loro case e dovettero trovare una soluzione per creare i loro rifugi. In questo modo nacquero le caratteristiche case con i tetti di alghe dell’isola di Læsø.

 foto da Natural Homes foto da Natural Homes

Il legno usato per la struttura delle abitazioni dell'isola danese veniva ricavato dai detriti raccolti sulle spiagge, composti principalmente da pezzi di legno provenienti da navi naufragate che la corrente portava sulle coste dell’isola. I tetti venivano invece edificati utilizzando la zostera marina, un’alga di cui all’epoca era abbondantemente ricoperto il bagnasciuga dell'isola Læsø, come per la Posidonia usata come isolante termico.

Per costruire un tetto di alghe serviva l’aiuto di tutta la comunità per un’intera giornata. Le alghe utilizzate erano lunghe anche fino a due metri e, una volta raccolte, venivano fatte asciugare. Un gruppo composto fino a 100 donne era poi impegnato ad attorcigliare le alghe per formare delle spesse corde con un’estremità più sottile ed un'altra a forma di goccia. Il materiale veniva poi intrecciate nelle travi che formavano la struttura del tetto fino a raggiungere uno spessore di circa un metro.

case tetti alghe d

 foto da Natural Homes foto da Natural Homes

A causa dell’alta concentrazione di sale marino nelle alghe, i tetti risultavano essere molto resistenti al fuoco ed avevano una vita molto lunga: un tetto in alghe solitamente poteva durare fino a 200 anni.

Per i primi tempi subito dopo la costruzione il tetto di alghe non è impermeabile, ma l’acqua non riesce a penetrare nell’edificio in quanto la copertura è molto spessa. Dopo circa un anno il tetto diventa di colore grigio argentato, solidifica e diviene impermeabile. Col passare degli anni la massa del tetto diventa man mano sempre più solida.

Altra caratteristica positiva per la comunità era che questi tetti di alghe diventavano abbastanza resistenti da essere praticabili, particolarità molto importante per gli antichi residenti dell’isola che si arrampicavano sui tetti per guardare il mare dopo le tempeste e controllare se sulla riva si erano depositati detriti di navi naufragate da cui potevano ricavare legno di scarto da vendere come materiale da costruzione.  

 foto da visitlaesoe.dk foto da visitlaesoe.dk

L’avvenimento che ha segnato il declino delle case vernacolari con tetti in alghe sull’isola di Læsø è stato l’avvento di una malattia fungina che, negli anni '30 del Novecento, attaccò le alghe presenti sull’isola rendendo difficile il mantenimento dei tetti.

Anche la riforestazione è stato un fattore negativo per la salvaguardia dei caratteristici tetti di alghe. Negli anni in cui l’isola era quasi totalmente priva di alberi, le correnti d’aria depositavano facilmente una gran quantità di sale marino sulla superficie dei tetti, inibendo la crescita di piante tra la struttura di legno ed alghe. Attualmente, con la riforestazione dell’isola, gli alberi proteggono i tetti dai venti carichi di sale marino, facendo sì che le piante crescano sui tetti ed inizino facilmente a far marcire la struttura.

Nel tardo XVIII secolo a Læsø erano presenti 250 case e fattorie costruite con legno di recupero ed alghe, ma attualmente ne restano soltanto 19.

Progetti di recupero dei tetti di alghe

Nonostante recuperare i tetti di alghe dell’isola di Læsø non sia un’impresa facile, sono in corso diversi tentativi per salvaguardare gli edifici rimanenti. È stato stimato che per costruire 1 metro quadro di tetto servono circa 300 kg di alghe marine che una volta si trovavano facilmente sulle spiagge dell’isola, mentre ai giorni nostri, probabilmente per un cambio di correnti marine, non ci sono quasi più.

Per ovviare a questi problemi nel 2009 è partito un progetto di recupero. È stata creata la “Seaweed Bank, una banca delle alghe con lo scopo di trovare ed importare le alghe per restaurare i tetti delle case. Una parte del progetto consiste nell’insegnare agli agricoltori del sud della Danimarca a raccogliere e preparare le alghe da importare a Læsø.

Le alghe nell’architettura e nel design moderno in Danimarca

Oltre alla costruzione ed al restauro delle caratteristiche abitazioni vernacolari originarie dell’isola di Læsø, negli ultimi anni le alghe marine raccolte sugli 8 mila km di coste danesi sono state utilizzate nell'architettura e nel design. 

Nel 2013 lo studio danese Vandkunsten Architects ha progettato e costruito per l’isola di Læsø la Modern Seaweed House (immagine di copertina), una declinazione moderna delle tradizionali case con tetti in alghe. In questo caso le alghe rivestono il tetto e le pareti perimetrali dell’edificio e fungono da materiale isolante naturale.

Terroir è invece il nome della linea di design messa a punto dai designer danesi Jonas Edvard e Nikolaj Steenfatt. Si tratta di una linea di arredamento che ha lo scopo di promuovere l’economia locale sostenibile. Le sedie e le lampade, dalla forma essenziale, sono prodotte con una pasta collosa ricavata dalle alghe danesi essiccate, sminuzzate e cotte, presentano varie colorazioni che dipendono dal tipo di alga utilizzata per la produzione. Anche in questo caso il sale presente nelle alghe è estremamente utile per mantenere nel tempo l’aspetto degli arredi.

 Terroir Project, foto di Emil Thomsen Schmidt Terroir Project, foto di Emil Thomsen Schmidt

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Lorenza Bisbano

Lorenza Bisbano Architetto

Creativa e curiosa, durante la stesura della sua tesi di laurea riscopre il piacere e la forza della scrittura per la diffusione di informazioni ed idee. Viaggiatrice, esplorando il mondo coniuga la sua passione per l'architettura con la scoperta di nuove culture.