Sviluppo e innovazione: la Sostenibilità unica via per uscire dalla crisi

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In tempo di crisi assistiamo, specie sotto elezioni, al sempreverde e immancabile Dibattito da salotto®, in cui ogni ospite, dopo lungo allenamento nel ripassare il copione da recitare, somministra dall’alto di uno scranno luoghi comuni su sviluppo e innovazione e ricette miracolose urbi et orbi, promettendo rivoluzioni comodamente seduto in poltrona. Giurano tutti che la loro ricettastavolta funzionerà alla grande, non importa che finora non abbia mai funzionato, non importa che sia la stessa ricetta da trent’anni (cose che capitano quando hai la stessa gente nelle istituzioni da trent’anni, guarda un po’ la coincidenza) e non importa nemmeno che i pazienti curati finora siano andati tutti incontro ad un prematuro decesso.

Tutto questo no, non importa. E soprattutto, non conta la Sostenibilità, assente da ogni grande dibattito; un po’ per ignoranza, un po’ per convenienza. Si accenna solo vagamente a concetti quali innovazione e sviluppo economico, eppure non si può parlare di innovazione e sviluppo senza fare i conti con la Sostenibilità. Fate attenzione per esempio quando si discute di innovazione, a come si tenda sempre a confondere i concetti di modernità e contemporaneità; a come questi vengano usati quasi sempre come se fossero termini equivalenti e intercambiabili, due sinonimi insomma. Ecco perché soluzioni vecchie e obsolete ci vengono spacciate come il non plus ultra della modernità, ed ecco perché cogliere la differenza tra moderno e contemporaneo diventa sempre più difficile. La modernità e la contemporaneità sono in realtà due cose molto diverse: il tram e la bicicletta sono stati inventati due secoli fa e sono modernissimi, perché funzionano, non creano traffico e non inquinano. I “termovalorizzatori” e le “centrali nucleari sicure” sono contemporanei ma antichissimi, perché inquinano e non risolvono né il problema dei rifiuti (anzi lo aggravano), né il problema dell’energia, con conseguenze sanitarie e ambientali che solo un demente potrebbe trovare accettabili.

Nonostante vogliano in tutti i modi farci credere che non esistano alternative alla crescita dei consumi e del PIL, c’è sempre un’alternativa ed è quella di consumare di meno, consumare meglio e con più intelligenza: in una parola, abbracciare la Sostenibilità, unica soluzione davvero moderna ai problemi contemporanei.

Infatti nella nostra bella e maltrattata Italia, esistono (e resistono malgrado tutto) realtà che mettono a nudo tutte le bugie che da anni, con la scusa della crisi, ci rendono la vita triste come un tunnel senza via di uscita. Ma le uscite d’emergenza esistono, sono più di quante immaginiamo e sono l’unico vero antidoto alla crisi. Tali vie di fuga portano tutte alla stessa meta: lo sviluppo sostenibile. Penso per esempio ai 64 comuni dell’associazione Comuni Virtuosi, che nel silenzio dei mass–media e senza risorse economiche, ma con intelligenza, hanno creato sviluppo, occupazione e benessere in modi insospettabili per i “PIL addicted”.Per citarne uno solo: il sistema di raccolta dei rifiuti porta a porta spinto (nemesi del PIL), che ha creato centinaia di posti di lavoro e ha portato a percentuali di raccolta differenziata di oltre il 90%, con una produzione pro–capite sotto ai 30 Kg all’anno (quando la media nazionale viaggia follemente oltre i 600 Kg).

Se in tutta Italia si adottasse questo straordinario metodo (tanto contemporaneo quanto moderno) già ampiamente sperimentato con successo da anni, si creerebbe occupazione a tempo indeterminato per migliaia di persone, impiegando un centesimo delle risorse pubbliche che oggi servono per tenere aperte discariche e inceneritori (contemporanei ma niente affatto moderni) che creano certo più PIL, ma molti meno posti di lavoro e nel frattempo uccidono e distruggono tutto ciò che gira loro intorno (aria, acqua, terra).

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Se tutti gli 8.092 comuni italiani adottassero regolamenti che impongono la costruzione di immobili, o meglio ancora la loro riqualificazione, secondo tecniche di bioedilizia, efficienza energetica e obbligando all’uso di risorse e materiali locali, si rilancerebbe finalmente l’economia locale fino a creare, nell’ipotesi per nulla utopica e molto al ribasso di 50 posti di lavoro di media, circa 400.000 posti di lavoro e per di più ecologici. Ma da questi posti se ne creerebbero altri a causa della creazione di un indotto dalla portata difficilmente stimabile ma tutt’altro che risibile nei numeri e nelle potenzialità. Ecco perché insisto e mi arrabbio con i politici inetti che da quest’orecchio non sentono o fingono di non sentire, perché in questo caso la responsabilità per tutte queste occasioni mancate è nient’altro che loro.

E se tutti noi ci avvicineremo alla Natura e allo Sviluppo Sostenibile, i benefici per noi e per i posteri saranno troppo grandi per essere calcolati. Così come incalcolabili sarebbero le conseguenze di un perseverare nell’errore di uno sviluppo malato e distruttivo, che da sempre porta la ricchezza creata da molti nelle mani di pochi.Ma a permettere la rovina nostra e quella del pianeta non sono mai i cattivi governi o gli affaristi senza scrupoli (che talvolta coincidono). Siamo e saremo sempre noi, almeno finché resteremo così addormentati da permettere loro di sfruttarci.

Mettiamo in dubbio il sistema attuale, creiamone uno sostenibile e moderno, nel vero senso della parola. E mettiamo anche in dubbio le nostre perplessità circa il cambiamento: è possibile cambiare le cose, alcuni lo stanno già facendo, altri lo hanno già fatto, con successo e malgrado le insidie. Facciamolo tutti, e l’unico dubbio che ancora ci rimarrà in testa sarà: perché non l’abbiamo fatto prima?

“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa , costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta” (Buckminster Fuller).

Alberto Grieco

Alberto Grieco Architetto

Frequentando una signora chiamata Storia, ha scoperto che l’architettura bio-eco-ecc. non ha inventato Nulla©, ed è per questo che perde ancora tempo sui libri. Architetto per vocazione; tira con l’arco, gira per boschi, suona e disegna per vivere. Lavora nel tempo libero per sopravvivere.