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Il fitorimedio assistito: piante e microrganismi per la bonifica dei terreni inquinati

La ricerca Syndial per la bonifica dei terreni inquinanti con il fitorimedio assistito

La ricerca Syndial per la bonifica dei terreni inquinanti con il fitorimedio assistito.

L’Unità Tecnologie Ambientali del Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente, insieme all’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR di Pisa, sta portando avanti una ricerca sul fitorimedio assistito, una particolare strategia di bonifica di terreni inquinati basata sull’azione combinata di piante e di microrganismi in grado di depurare il suolo dai metalli pesanti e dai composti organici.

E’ stata la società Syndial, che fa parte del gruppo ENI e gestisce le operazioni relative al risanamento ambientale, a commissionare la ricerca nell’intento di focalizzare l’attenzione su metodi innovativi che migliorino le prestazioni e le caratteristiche del terreno inquinato senza che esso debba essere rimosso.

La bonifica attuata in modo tradizionale consiste nell’asportazione del terreno inquinato che viene sottoposto a processi chimici e biologici per ridurre la pericolosità degli agenti tossici in esso contenuti. Asportando il terreno inquinato con un bulldozer, si genera un elevato quantitativo di polvere inquinata che si diffonde nell’ambiente.

Arsenico, mercurio, rame, tetracloruro di carbonio, tricloroetilene, idrocarburi alifatici e aromatici sono solo alcuni degli elementi riscontrabili se si effettua un’analisi dello stato di salute di terreni che hanno per decenni ospitato svariate attività industriali inquinanti. Filiere produttive gestite in modo irrispettoso nei riguardi dell’ambiente hanno portato a danni ambientali – spesso disastrosi – a cui ora bisogna trovare delle soluzioni idonee che non vadano a intaccare ulteriormente la qualità dell’ecosistema.

Il fitorimedio per la bonifica dei terreni inquinati non implica il procedimento di asportazione del terreno o l’utilizzo di prodotti chimici e quindi nuovamente dannosi, bensì consiste in un intervento nettamente ecosostenibile, che limita l’impronta di danno ambientale e al contempo risulta efficace.

Come funziona il fitorimedio

Come suggerisce il primo elemento della parola “fitorimedio” – fito, dal greco phytòn, pianta – questa nuova tecnologia si avvale delle brillanti potenzialità delle piante, tra cui quella di ripulire il terreno dalle sostanze nocive da cui è stato contaminato.

Il fitorimedio consta di due aspetti: fitoestrazione e fitorizodegradazione.

Per fitoestrazione si intende l’assorbimento da parte delle radici e delle foglie dei composti nocivi presenti nel terreno inquinato.

Per fitorizodegradazione si intende invece la simbiosi che viene a instaurarsi tra le piante e i microrganismi circostanti, che serve a ridurre la pericolosità delle sostanze organiche con importanti benefici per la catena alimentare. Tale processo è conosciuto più semplicemente come biodegradazione, in quanto i composti organici tossici si trasformano in composti non più inquinanti.

Il fitorimedio assistito

Nello specifico invece, la ricerca promossa da Syndial si sta concentrando sul fitorimedio assistito, una particolare tipologia di fitorimedio nella quale si utilizzano batteri promotori della crescita delle piante per bonificare i terreni inquinati da metalli pesanti e idrocarburi.

Studio sulla capacità delle piante di accumulare metalli pesanti per bonificare i terreni inquinati.

Le piante accumulatrici di metalli pesanti

Gli studiosi hanno selezionato, tramite appositi esami di laboratorio, le piante accumulatrici di metalli pesanti con le migliori prestazioni.

E’ stato scientificamente provato che queste piante riescono ad assorbire tra il 35 e il 40% di metalli pesanti, fino a raggiungere potenziali livelli del 100% con 4-5 cicli stagionali, se il fitorimedio è di tipo “semplice”, cioè non assistito.

Le piante che meglio assorbono i metalli pesanti sono girasoli, rape e cavoli, lupino bianco, pteride a foglie lunghe, granturco, salici e pioppi. 

I microrganismi

I ricercatori hanno poi effettuato delle analisi sui microrganismi che possono contribuire al processo di fitoestrazione, realizzando il cosiddetto fitorimedio assistito. Si tratta di microrganismi che si trovano nella rizosfera – strato di suolo che circonda le radici delle piante – e che essendo particolarmente resistenti all’ambiente inquinato possono essere gli alleati ideali nelle operazioni di bonifica di terreni.

In sintesi, i microrganismi, moltiplicati in vitro dai ricercatori, sono in grado di promuovere la crescita delle piante e di aumentare le percentuali di assorbimento dei metalli e degli idrocarburi del 40-50% rispetto a un fitorimedio in cui invece non vengono utilizzati. Si stanno inoltre valutando, nell’ambito della ricerca, quali sono le circostanze più adatte per l’adozione di tale metodologia e quali sono le combinazioni pianta-microrganismo più efficaci.

I benefici del fitorimedio assistito

L’innovativa ricerca, certificando l’importanza dell’attiva collaborazione tra piante e microrganismi della rizosfera, promuove il fitorimedio assistito come una tecnologia all’avanguardia in grado di: estrarre metalli pesanti e altri inquinanti dal terreno, ridurre i tempi necessari alla bonifica, consentire la produzione di energia termica bruciando a tempo debito le piante e quindi sfruttando la biomassa, e molto altro. 

Data la buona riuscita della ricerca, Eni e in special modo Syndial, si stanno mobilitando per concretizzare sul campo i risultati ottenuti, in un’ottica di rinascita e di riscatto nei riguardi del forte inquinamento causato da processi industriali incontrollati.

In collaborazione con Eni.