Un Salone del Mobile “eco sensibile” – Via Tortona – prima parte

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Dal 12 al 17 aprile, a Milano si è svolta la grande kermesse del Salone del Mobile, con annesso il ricco calendario di eventi del Fuori Salone. Ci pare che la metropoli abbia mostrato, in questa edizione della manifestazione, una vivacità particolare di idee, proposte, stimoli e slanci creativi. Un segnale confortante,

dunque, rispetto all’orizzonte di crisi in cui ancora ci muoviamo, a livello tanto locale quanto internazionale e in tutti i settori dell’economia, con pesanti flessioni della produttività anche negli ambiti legati alla creatività e all’estetica.

Ed è proprio come risposta consapevole e meditata alle problematiche attuali del degrado ambientale e dell’assottigliarsi delle risorse energetiche, che oggi più che mai i giovani creativi di tutto il mondo mostrano, nell’esercizio della loro inventiva, una marcata tendenza a ragionare sulle potenzialità insite in materiali e oggetti “poveri” e quotidiani.

Fra gli spazi alternativi e scanzonati del polo Tortona, i saloni della Triennale e i padiglioni della Fabbrica del Vapore, talmente tante e variegate sono state le proposte da rendere indispensabile, in questa sede, una selezione di nomi e idee che ci sono parsi particolarmente interessanti e rappresentativi rispetto al tema eco. Dedichiamoci prima di tutto al cuore degli eventi del Fuori Salone: via Tortona.

Qui la parte del leone quest’anno l’hanno certamente fatta i nordeuropei. Gli olandesi in primis, che vanno fortissimo con il recupero del legno, della carta e di strutture metalliche industriali per la creazione di tavoli realizzati tramite assemblaggio di matite colorate, pupazzi da collezione pieni di humour aggraziato, tavolini e poltrone stile “Bauhaus ecocompatibile”, lampadari che puntano tutto sul colore, ma anche sulla levità della cellulosa. Niente male anche le proposte dei neolaureati ed ex allievi dell’Istituto di design Burg Giebichenstein dell’Università di arte e design di Halle (Germania): un piccolo spazio proprio ai piedi del ponte sulla ferrovia che dà accesso a via Tortona raccoglieva alcune loro selezionate proposte, accomunate dalla ricerca della leggerezza delle forme e dei materiali. Anche in questo caso, concentrando la ricerca sulle possibilità espressive di legno e carta per la realizzazione di pezzi d’arredamento e lampade (citiamo a titolo esemplificativo il tavolo Hiddensee di Matthias Hiller, la mini–postazione da lavoro su tre piani Woody di Anna–Katharina e Isabelle–Franziska Löhn, e le lampade Plastic paper di Ulrike Maeder). Gli scandinavi la buttano un po’ sul ridere con un gigantesco fantoccio di pezza, ideale per i momenti di totale relax soprattutto a contatto con la natura: è il buffo Scarecrow, del duo YL Design (Léon van Zanten e Yvette Laduk).

I portoghesi dal canto loro non stanno a guardare, e portano a Milano le creazioni del gruppo Vandoma, le cui idee più brillanti e, al tempo stesso, interessanti sotto il profilo del riuso, ci sono parse la graziosa lampada da terra PortoGallus, ispirata al simbolo nazionale del galletto, e una interessante linea d’arredamento realizzata con il legno OSB (Oriented Strand Board, pannello a scaglie orientate), legno di abete costituito da scaglie incollate con una resina sintetica e successivamente pressate in diversi strati, normalmente utilizzato per pavimentazioni, copertura di tetti e rivestimento di pareti.

Gli italiani vanno citati per la versatilità con cui sempre frequentano i diversi territori del design. Nell’arredamento, strepitoso il gruppo dei Controprogetto, che giocavano in casa essendo di Milano e hanno allestito un angolo veramente interessante con alcuni dei loro pezzi forti. Dei veri maghi dell’intaglio e dell’assemblage di legni di recupero per la creazione di pezzi unici d’arte: madie, sedie e poltrone, librerie e arredo da giardino accomunati da un raffinatissimo stile patchwork, dotato di grande personalità. Nel settore lighting design va segnalata la presenza di Luca Scarpellini con le lampade da tavolo della collezione Childhood, una rilettura critica della Gun Collection di Philip Starck per Flos (interessanti però più per l’operazione intellettuale che le sottende che non per l’esito estetico o per i risvolti eco, ai quali invece Scarpellini è molto attento in altri settori della sua produzione).

Fascinosi e sofisticati, invece, i delicati oggetti luminosi di Stefania Ranghieri, in arte Kster, artista “prestata” al design che porta in questo territorio la sua grande passione per l’impiego del plexi, delle sue trasparenze e traslucidità. Il risultato sono il tavolo Table K1 yellow, che con i suoi intrecci fluorescenti vuole ricordarci il nostro indissolubile legame con la natura, evocata anche dalle sue mille sfumature di verde; e la grande, evanescente lampada da parete Chicchi di radice, assemblaggio dei bozzoli luminescenti caratteristici del lavoro artistico della Ranghieri, qui arricchiti da preziosi filamenti a luce bianca. Per quanto invece riguarda il settore abbigliamento/accessori, spiccavano per assoluta originalità le creazioni della stilista Desybell: borse realizzate in ecopelle e materiali di riuso (bottoni, passamaneria, semi, tappi di bibite e chi più ne ha più ne metta), all’insegna del divertissement pop–surrealista.

Segnaliamo inoltre, in via Savona, l’allestimento Ortofabbricadi Angelo Grassi: una fusione di coerenti proposte eco sul design, l’architettura, l’arte e l’artigianato e la moda, tutte volte a ragionare su un modello di vita e creatività contrassegnato dall’ecosostenibilità, ma senza rinunciare allo stile.

Immancabili poi e, come spesso accade, di straordinaria finezza, le proposte degli orientali. Vogliamo citare in particolare i gioielli di Tomoko Tokuda, la cui cifra stilistica è tutta racchiusa nel recupero di componenti di vecchi orologi che diventano nelle sue mani collane, orecchini e bracciali di incredibile gusto. E sempre per rimanere nel contesto Far East, va segnalata in via Tortona anche l’iniziativa–happening del taiwanese Chinchen, che ha pensato di coinvolgere il pubblico del Fuori Salone in un divertente test di resistenza della sua seduta in materiale alveolare flessibile a base di carta Flexible, invitando a sedersi gruppi di 15/16 persone contemporaneamente. Si può proprio dire che “il nuovo design si mette alla prova”!

Il resto, alla prossima puntata!

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