Proposte green per un mondo più equo

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La popolazione mondiale, ormai arrivata a oltre sette miliardi di individui, è stata suddivisa in due grossi gruppi: il primo composto da tre miliardi di persone capaci di consumare i prodotti del mercato e gli altri quattro miliardi troppo poveri per essere in grado di sostenersi da soli, senza l’aiuto dei governi o delle fondazioni di beneficienza. La stragrande maggioranza dell’industria si concentra sui primi tre miliardi di consumatori, ma per alcune

aziende illuminate la realtà è che ci sono 4 miliardi di persone che non vengono servite.

È questa la premessa da cui parte il libro appena pubblicato “Reverse Innovation” di Vijay Govindarajan ovvero come le compagnie possano ricavare vantaggi economici portando innovazione nel mondo in via di sviluppo invece che ai ricchi. Inoltre dal momento che il divario tra nazioni ricche ed economie emergenti sta diminuendo, l’innovazione comincia ad attraversare il globo in direzione opposta (Reverse Innovation, appunto).

Nell’agosto del 2010 Vijay Govindarajan, docente di International Business alla Tuck School of Business di Dartmouth e Christian Sarkar hanno pubblicato un blog post intitolato The $300 House: A Hands–On Lab for Reverse Innovation?“ (ovvero “la casa da 300 dollari: un laboratorio pratico di Reverse Innovation?”) che lanciava la sfida alle industrie e al mondo del design per ridisegnare le pericolanti strutture delle baraccopoli del mondo con una soluzione standard, prodotta industrialmente, economica e sostenibile.

Le domande alle quali il post invitava a rispondere sono cinque:

  1. Come si può trasformare una baraccopoli in un luogo abitabile?
  2. Che aspetto ha una casa per i poveri?
  3. Come si può mettere al servizio della causa la migliore tecnologia?
  4. Qual è la lezione di reverse–innovation che se ne può ricavare?
  5. Come possono i poveri permettersi di acquistare questa casa?

La risposta telematica è stata talmente massiccia da invogliare i blogger ad istituire un sito internet e un concorso di progettazione. I sei vincitori, proclamati a Giugno dell’anno scorso, sono stati invitati a Dartmouth per organizzare dei workshop con gli studenti della Tuck School of Business che trasformeranno i progetti in realtà. Allo stato attuale il team è alla ricerca di studenti e insegnanti oppure di individui, Università, istituzioni o compagnie che abbiano voglia di partecipare in qualunque modo alla realizzazione dei prototipi in Etiopia (con Anteneh Roba e l’International Fund for Africa), India (con Stuart Hart e l’Enterprise for a Sustainable World) e Haiti (con Vijay Govindarajan e Dartmouth).

Del resto nelle società capitaliste come la nostra l’unico modo per rendere possibile uno sviluppo meno sbilanciato e più sostenibile è renderlo economicamente vantaggioso!










Federica Lipari

Federica Lipari Architetto

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