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Brooklyn garden studio: un piccolo rifugio nel cuore di New York

Sentirsi fuori città pur restando nel pieno centro di Brookyn: con questa intenzione l’architetto Nicholas Hunt ha progettato un piccolo studio nel cortile della propria abitazione di New York. Si tratta del Brooklyn garden studio, un rifugio di poco più di 5 metri quadrati, auto-costruito impiegando principalmente materiali di recupero.

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Il progetto del Brooklyn Garden Studio

Per il suo ideatore e costruttore, lo studiolo rappresenta una fuga dalla città, un piccolo spazio per distinguere il momento del lavoro da quello personale.

La strategia progettuale che ha guidato l’intero progetto del Brooklyn garden studio è stata principalmente una: all’interno del monolocale non doveva esserci alcun riferimento al paesaggio urbano della City; per tale motivo ogni apertura è stata strategicamente studiata in modo da mostrare non New York, bensì solo viste del giardino, degli alberi e del cielo, senza alcuna traccia dell’ambiente antropizzato circostante. Le aperture, poste nella parte bassa delle pareti perimetrali, consentono a chi è seduto all’interno dello studiolo, una vista della vegetazione presente nella corte; allo stesso tempo, il doppio strato di lamelle frangisole che scandisce tali bucature, protegge dagli sguardi indiscreti dei vicini.

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La forma dello studio è volutamente semplice, un volume puro sagomato in modo da consentire il deflusso delle acque. I materiali sono poveri: per le cornici ed i rivestimenti è stato impiegato legno standard, le finestre ed il lucernaio sono in plexiglass mentre gli interni sono realizzati con legno recuperato dalla recinzione di un’azienda agricola in Massachusetts.

Hunt ha dato forma ai suoi disegni nel tempo libero, di notte o durante i fine settimana, impiegando in tutto tre mesi. Nonostante le modeste dimensioni dell’intervento, egli ha dovuto affrontare un’importante sfida ovvero essere allo stesso tempo progettista, committente e costruttore. Lo stesso architetto ha definito il Brooklyn garden studio “uno spazio di sperimentazione”, una sorta di laboratorio nel giardino di casa.

I punti cardine di tutto l’iter realizzativo sono stati la cura dei dettagli, i limiti di uno spazio confinato ma soprattutto quello che Hunt definisce “il processo terapeutico di costruire un proprio progetto”.

“Cosa farai lì fuori?” è la domanda, forse anche un po’ ironica, che l’architetto di sente ripetere più spesso da quando ha ultimato il suo garden studio. Hunt non ha dubbi; quello che conta non è ciò che fa all’interno del suo studio ma cosa quel posto fa a lui: abitare nel pieno centro di New York e sentirsi altrove dona emozioni indescrivibili.

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Vanessa Tarquini

Vanessa Tarquini Ingegnere edile-architetto

Razionale e puntigliosa, ama la progettazione a 360° e si concede per hobby sporadici viaggi mentali. Salutista, pratica regolarmente yoga e sfrutta la sua passione per la corsa per ordinare le idee. Nel tempo libero si perde in escursioni tra le montagne abruzzesi.