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Scampia: la demolizione della quarta Vela

A Scampia la demolizione della quarta Vela

Prevista per marzo di quest’anno la demolizione di un altro edificio delle cosiddette Vele di Scampia, nella periferia di Napoli. Nate affinché centinaia di famiglie potessero integrarsi e crearvi una comunità, per una serie di eventi negativi, le Vele versano oggi in uno stato tale di degrado che l’unico modo per risolvere i problemi di spaccio di droga, di delinquenza singola e organizzata che si mescola con le tante famiglie alla ricerca vana di una collocazione nella società, sembra essere rimasta quella di abbatterle.

Le Vele di Scampia: storia di un progetto abitativo

Costruite tra il 1962 e il 1975, le Vele di Scampia sono un insieme di sette palazzi dalla tipica forma a vela (triangolare) nel quartiere periferico napoletano omonimo. Il progetto, dell’architetto Franz Di Salvo, prevedeva un più ampio Piano di sviluppo della città di Napoli. Il progettista non era nuovo alla realizzazione di edilizia popolare già affrontata nel 1945 con la costruzione del Rione Cesare Battisti a Poggioreale (Na). Le Vele, commissionate dalla Cassa del Mezzogiorno, dovevano rappresentare il più grande complesso di edilizia economica e popolare del Sud.

L'area in cui le Vele furono edificate ricadeva in due lotti contigui:

  • il lotto M dove furono costruite quattro Vele, indicate con le lettere A, B, C, D;
  • il lotto L dove furono costruite le Vele F, G e H.

Dopo il 2003 venne aggiunta una nuova classificazione cromatica alle quattro vele rimaste in piedi: Vela Rossa, Vela Celeste, Vela Gialla, Vela Verde.

 Una Vela è costituita da due corpi di fabbrica lamellari inclinati, separati da un grande vuoto centrale attraversato dai lunghi ballatoi sospesi (nell'immagine a destra). Una Vela è costituita da due corpi di fabbrica lamellari inclinati, separati da un grande vuoto centrale attraversato dai lunghi ballatoi sospesi (nell'immagine a destra).

Il rione ideato da Franz Di Salvo era composto da due tipologie di edifici: a «torre» e a «tenda».
Quest'ultimo imprime l'immagine predominante del complesso delle Vele ed è contraddistinto dall'accostamento di due corpi di fabbrica lamellari inclinati, separati da un grande vuoto centrale attraversato dai lunghi ballatoi sospesi ad un'altezza intermedia rispetto alle quote degli alloggi.

Il progetto aveva l’idea nobile di creare un quartiere dove le famiglie avrebbero potuto integrarsi e creare una comunità: doveva essere un luogo di aggregazione e condivisione, collegata alla città da grandi vie di scorrimento e dotata di ampie aree verdi. In realtà l’abuso edilizio e la mancanza di controllo da parte della Polizia hanno reso questo quartiere un vero ghetto nelle mani di criminalità organizzata. Oggi lo stato di degrado è irrecuperabile.

Demolizione delle Vele di Scampia

La prima a cadere fu la Vela F, demolita nel 1998 con le ruspe nell'estate del 1998.
La seconda ad essere demolita fu la Vela G nel 2000.

La Vela H stata abbattuta nel 2003 anche se inizialmente si pensava di poterla riqualificare.

Restano ad oggi in piedi 4 edifici: tre verranno demoliti e uno solo resterà in vita e verrà riqualificato.

La Vela Celeste detta «Torre» dovrebbe cadere ai primi di marzo. In questo edificio vivono ancora 20 famiglie che dovranno essere collocate in nuovi alloggi sociali.

Una delibera del Comune ha richiesto allo Stato ed ha ottenuto lo stanziamento di 18 milioni di euro per procedere con questo intervento. Le opere di demolizione di questi tre edifici rientra nel Patto per Napoli (308 milioni di euro che lo Stato ha stanziato per alcuni progetti di rigenerazione urbana nella città di Napoli).

Cosa resta di tutto ciò: un progetto che forse nasceva da ideali grandi, un’idea di rigenerazione urbana, di edilizia sociale preferire e condivisione che non è stato mantenuto nel tempo: una struttura come quella oltre ad essere costruita deve essere controllata e manutenuta con un’attenzione particolare.

Restano anni di abusi, violenze e malaffare che hanno mostrato la città di Napoli su tutti i media, restano le persone… tante persone oneste che la vita ha portato a vivere in quella kasba di cemento, che hanno lottato quotidianamente per poter avere il diritto di vivere onestamente e di educare i figli alla cultura del bello e del lodevole e del sano in un luogo, degradato, non funzionale, privo di sicurezza e salubrità.

Giovanna F

Giovanna F Editor contenuti web