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La High Line di Roma: da viadotto abbandonato a manifesto di sostenibilità

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Nella periferia Nord–Est di Roma due giovani architetti, Alessandro Lungo e Massimiliano Foffo, tramite la loro associazione “Il viadotto dei Presidenti Greenapsi”, stanno progettando insieme al Comune la “High Line” di Roma. Un viadotto simbolo dello spreco di suolo e di denaro pubblico diventerà il manifesto del riuso e della riappropriazione dello spazio pubblico da parte dei cittadini.

L’AREA DI PROGETTO

Il territorio del Municipio Roma III, è stato recentemente oggetto di profonde trasformazioni del sistema funzionale, insediativo e della mobilità.

A livello funzionale/insediativo, la modifica principale è avvenuta introducendo la centralità urbana di “Porta di Roma”. A livello del sistema della mobilità, nel giugno del 2012 è entrata in esercizio sia la nuova linea metropolitana B1, con capolinea alla stazione Conca d’Oro, sia la rete del trasporto pubblico di superficie, interamente riprogettata in funzione della nuova linea B1 e della nuova centralità “Porta di Roma”. Nel 2014, inoltre, è prevista l’entrata in esercizio della stazione Jonio che diventerebbe il nuovo capolinea della linea B1.
L’area di progetto si inserisce al centro di tali trasformazioni ed è composta dall’ unione di due sistemi:

  • un sistema ambientale (Parco urbano delle Sabine)
  • un sistema infrastrutturale (Viadotto dei Presidenti).

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IL VIADOTTO DEI PRESIDENTI: IL TRENO FANTASMA

Il viadotto dei presidenti costruito negli anni 90, nasce con la “cura del ferro” come il ramo di un asse che avrebbe dovuto collegare l’intera parte Nord della città da Saxa Rubra alla parte Sud fino alla Laurentina. Viene costruito e predisposto per il passaggio di una ferrovia leggera solo un tratto di tale opera, il viadotto appunto. Ma dal momento della sua costruzione lo spazio destinato alla ferrovia è stato trascurato e lasciato in abbandono.
Gli accessi sono rimasti incompiuti e le strutture già realizzate sono state degradate ed utilizzate impropriamente. Questa superficie abbandonata fatta di cemento e rifiuti è stata lasciata in balia del degrado ed è diventata uno scenario inconsueto e surreale che taglia ogni connessione all’interno del III Municipio, sia ambientale che insediativa che sociale.

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TRASFORMARE IL VUOTO URBANO IN POTENZIALITÀ

Questo vuoto urbano lasciato tra auto sfreccianti e natura incolta, dall’atmosfera sospesa e incompiuta, deve essere recuperato dai cittadini e per i cittadini, creando uno spazio pubblico lineare che come una linea verde leghi le diverse aree urbane e lo spazio verde tutto insieme. Non solo una connessione fisica tra i quartieri quindi, ma un percorso sociale e di iniziative culturali e commerciali che può diventare un segno identitario del territorio: un attrattore sociale che stimoli le persone a vivere il luogo cosicché proprio attraverso le persone questo spazio possa evolversi e arricchirsi di nuove funzionalità.

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IL PROGETTO ARCHITETTONICO SOSTENIBILE

Il progetto architettonico partirà dai desideri e dalle volontà dei cittadini, espresse durante la prima fase, sviluppando un percorso attrezzato, studiato con una precisa strategia ambientale, recuperando suolo e materiali.
Tre percorsi si sviluppano al suo interno: un percorso ciclabile, uno pedonale con attrezzature per lo sport e la sosta, e uno spazio destinato al trasporto con people mover. Realizzare un progetto sostenibile significa quindi:

  • assicurare una maggiore tutela delle risorse non rinnovabili attraverso il recupero dei materiali, garantendo costi limitati e un nuovo valore al materiale riciclato;
  • utilizzare la tecnologia per garantire l’autosufficienza e il risparmio energetico;
  • progettare con i cittadini, ascoltando le loro necessità e idee, coinvolgendoli attivamente nello sviluppo del progetto.

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IL CONCEPT DI PROGETTO. LA SINAPSI VERDE – GREENAPSI

La sinapsi è lo spazio di interconnessione tra due neuroni diversi, attraverso il quale avviene uno scambio di informazioni. Ogni singolo neurone può stabilire migliaia di sinapsi con altri neuroni. Proprio come il cervello richiede una solida rete neurale per formulare pensieri complessi, le grandi città richiedono autostrade e sistemi avanzati di trasporto per gestire popolazioni sempre più grandi e più produttive.

Esiste quindi una sorprendente somiglianza nel modo in cui un cervello ed una città si modificano ed evolvono diventando più complessi ed è necessario affrontare il difficile problema del mantenimento di una interconnessione efficiente. Infatti, un’evoluzione incontrollata può determinare l’inefficienza di alcune sinapsi e quando ciò accade la sinapsi da elemento di connessione diventa un ostacolo per lo sviluppo e la vita delle città generando dei vuoti urbani.

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I vuoti urbani sono luoghi privi di funzione e totalmente dimenticati dove il degrado e l’insicurezza avanzano. In quest’epoca però dove le città sono sature di cemento i vuoti urbani possono trasformarsi in una grande potenzialità e il verde può fungere da elemento unificante capace di ricomporre le sfrangiature del tessuto esistente e ottenere una continuità di valore urbano. Applicando la strategia del riciclo dei vuoti urbani ai tanti luoghi dimenticati all’interno di una città, possiamo ricreare un’efficiente sistema di connessioni in grado di rivitalizzare il tessuto urbano: la sinapsi verde, Greenapsi!

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