Tiny houses: mini case per vivere con il minimo indispensabile

La mini casa Kolonien di Jane Ostermann-Petersen.

Less is more? Esempi di unità abitative piccole e compatte, quasi al limite dell’abitabilità, sono sempre più diffusi. Mini case come quella progettata a Parigi dallo studio Kitoko, ne è un esempio illustre: in soli 8 mq gli architetti sono riusciti a racchiudere tutto il minimo indispensabile. 

In copertina: Il rifugio Kolonien di Jane Ostermann-Petersen.

Sono molte le ragioni che spingono a vivere in pochi metri quadri, sia l'aumento dei costi di proprietà e terreni che per aspetti ambientali:  tra i vantaggi delle "tiny houses" (in italiano letteralmente "case minuscole") ci sono sicuramente il loro buon bilancio energetico e le tecniche costruttive che generalmente prediligono l'uso di materiali sostenibili. Quindi c’è chi sceglie di vivere in queste mini case per ragioni etiche, ma anche chi per la lotta al consumismo e chi ancora vuole evitare mutui da capogiro.

Kolonien: l’esperimento danese di Ostermann-Petersen

La mini casa Kolonien di Jane Ostermann-Petersen

L’artista danese Jane Ostermann-Petersen si è però spinta ben oltre. La sua mini casa Kolonien, di soli 15 mq, fa parte di quella corrente, nata nel Nord America, delle “tiny houses”, cioè case minuscole, facili da assemblare e da smontare e soprattutto mobili. Difatti, Kolonien è un sorta di rifugio temporaneo che può essere costruito in diverse misure con una struttura in acciaio rivestita da diversi materiali a seconda del clima e della funzione. L’ispirazione per questo piccolo gioiello è arrivata dalle tipiche casette in spiaggia lungo la costa olandese, assemblate per la stagione estiva, poi smontate e rimosse.

L’idea semplice ma geniale è quindi basata su 3 principi ben precisi:

  • flessibilità, di forma e funzione: dentro a questa casa minuscola c’è spazio per tutto quello di cui si ha bisogno;
  • mobilità: la tiny house può essere infatti smontata da sole tre persone, trasportata con un semplice trattore e riassemblata in qualsiasi luogo in 1 giorno;
  • espandibilità: il singolo modulo del rifugio è 110 x 220 cm e largo 330 cm, ma se ne possono aggiungere quanti se ne desiderano.

La casa è strutturata su un piano unico con un soppalco per la zona notte che permette di sfruttarne al meglio gli spazi in altezza. Gli interni in legno, in chiaro stile nordico, con grandi aperture che permettono a pieno l’ingresso della luce naturale. Seguendo i principi dell’edilizia ecologica, la casa è costruita con pino della Lapponia a crescita lenta e lastre di vetro che moltiplicano il calore. Al piano terra tutto è funzionale: un bastone in legno che pende dal soffitto diventa guardaroba, la cucina è sugli scaffali che impiegano i resti dei materiali di costruzione, il fornello è quello da campeggio. I mobili sono quindi ridotti a sistemi pratici ed essenziali

Infine, Il pavimento è nero, come le putrelle della struttura, creando una sorta di continuum cromatico.

L'interno della mini casa Kolonien

Il rifugio Kolonien è sostenibile, low budget – ha un costo che parte da 26.000 euro, in base alle dimensioni - e rispetta gli standard per il risparmio energetico. L’isolamento della tiny house è dato dalla combinazione di cotone e canapa, con la funzione di barriera al vapore: l’umidità passa attraverso le pareti e non si accumula all’interno.

Oggi Kolonien si trova a Refshaleøen, Copenhagen (Danimarca) ed è abitato dalla designer Nadine Burkhard, ma chissà il futuro dove porterà questa struttura.

aVOID, l’esperimento berlinese di Leonardo Di Chiara

A Berlino nel 2016 è nata la Tinyhouses University, un collettivo eterogeneo che mira a ripensare il quartiere sociale in modo creativo. Esempio del lavoro svolto è il progetto architettonico ed artistico di Leonardo di Chiara, un giovane architetto pesarese che ha realizzato aVoid, il primo prototipo italiano di tiny house su quattro ruote.

L’interno della piccola casa di soli 9 mq è ispirato all'equilibrio del vuoto, da cui deriva il nome aVOID. È la minuscola casa è composta da una sola stanza priva di qualsiasi elemento d'arredo e resa funzionale da dispositivi mobili montati a parete, che consentono diversi usi funzionali. L'indeterminatezza del colore grigio è interrotta dall'apertura di dispositivi reclinabili, come un letto pieghevole, tavoli, sedie, cucina, una scala che rivelano il calore domestico della struttura in legno. Il letto reclinabile funziona anche come un divano per diventare una panca se usato insieme al tavolo pieghevole.

"Vivere dentro aVOID non è, nel mio caso, solo una sfida minimalista misurabile in metri quadrati. Piuttosto sembra una relazione intima che negli ultimi mesi mi sta mettendo in diretto contatto con la mia prima creazione di architetto", afferma il giovane architetto Di Chiara che adesso sta trasportando la sua mini casa in tour in tutta Europa. I visitatori così avranno l'opportunità unica di entrare nella minuscola casa e farsi un'idea dell'esperienza di vita all'interno di un appartamento piccolo e mobile. 

Saranno proprio queste piccole case, in un’era segnata dalla crisi economica e immobiliare, e forse dalla dilagante cementificazione, a reinventare il concetto di spazio e di casa?

Caterina Debidda

Caterina Debidda Architetto

Metà toscana, metà sarda, è un architetto alla ricerca della simmetria, ma in perenne squilibrio. Adora i gatti, l'arte in ogni sua forma e i film hipster di Wes Anderson. Ama i paesi nordici ma sogna un viaggio on the road in Sudamerica.