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Red house, recupero di una vecchia vineria portoghese

Red House è una vecchia vineria recuperata in un villaggio portoghese.

In un piccolo villaggio a sud di Lisbona, Azeitao, Extrastudio trasforma una vecchia vineria costruita dai nonni degli attuali proprietari agli inizi del 20° secolo, in residenza a due piani. Sono le tonalità rosse delle facciate, gli interni bianchi a doppia e tripla altezza e l’ampio giardino selvatico a caratterizzare l’intervento.

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Le colline della Serra de Arrábida proteggono dai venti dell’oceano atlantico, creando le condizioni favorevoli per la crescita dei vigneti, che producono uno dei più raffinati vini del Portogallo.

L’antica vineria è completamente attorniata da residenze, arretrata rispetto alla strada principale e accessibile da una viuzza lunga e stretta. L’ampio cortile con aranceti è da considerarsi una vera e propria oasi nel bel mezzo del villaggio. È questo il punto di partenza del progetto: si è voluto mantenere il vuoto e l’edificio esistente, accettando che due lati della casa, confinanti con altri proprietari, non avessero aperture.

L’atelier interviene nel volume esistente solamente sul fronte ovest, incidendo una finestra di 14 m, lunga l’intero prospetto e inserisce una corte in modo che la luce possa penetrare indisturbata anche nelle aree più buie della casa.

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La vetrata si apre generosa sul cortile e definisce un unico spazio, in cui convivono e si mescolano interni ed esterni. Lungo i due muri di confine si sviluppa il giardino con alberature e sentieri chiari, una vasca sopraelevata nera, lunga e stretta, dove si specchiano delicate rampicanti. Bordi in legno circoscrivono per terra aree rettangolari coltivate, dappertutto crescono piante selvatiche, scompigliate, a foglie larghe e piccole, un mix spontaneo e delicato. Il giardino firmato dall’ Oficina dos Jardins occupa circa 400 mq.

L’intero piano terra è organizzato per gli spazi comuni, mentre il piano superiore con un sistema di pieni e vuoti, doppia e tripla altezza, è adibito alle aree private. L’uso ampio di specchi e le superfici verticali e orizzontali di un bianco puro, in contrasto con l’esterno rosso, amplificano gli spazi. L’ampia scala richiama, ancora una volta, l’uso precedente dell’immobile.

La malta colorata cambia tonalità a seconda dell’umidità, preserva la costruzione esistente e definisce carattere e monumentalità al volume. Come nelle case storiche, le facciate cambiano nel tempo gradualmente. In alcuni punti i toni sono più chiari, in altri scuri, tendono al nero quando piove. La piattaforma circolare che ospita l’albero sul lato interno ovest è stata recuperata da una struttura in legno, come anche le vecchie tegole e le pietre che ora fanno parte di un nuovo capitolo di vita dell’edificio.

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Elisa Stellacci

Elisa Stellacci Architetto

Di origine barese e studi ferraresi, si occupa di architettura e grafica a Berlino. Lavora in uno studio di paesaggio, adora le ombre, concertini indie-rock e illustrazioni per bimbi. Volubile e curiosa, si perde nei dettagli e divide non equamente il tempo tra lavoro, amici e passioni.