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Gli ecomusei in Italia e la normativa di settore

Ecomuseo-aIn Italia gli ecomusei  sono numerosi e spesso molto diversificati fra loro, a seconda delle specifiche interpretative da parte dei soggetti promotori. Attualmente nella nostra nazione vi sono oltre un centinaio di ecomusei, che si occupano prevalentemente di contesti rurali, ma le esperienze in ambito urbano metropolitano sono pochissime e l'esempio più significativo di questa branca è quello della città di Torino, operativo già da alcuni anni.

Generico ECOMUSEO DI TIPO RURALE E DI TIPO URBANO
Se nell’ecomuseo di tipo rurale sono il paesaggio e l’ambiente a connettere gli altri macrosistemi, in un ecomuseo urbano viene “esposta” la Comunità locale, intesa come territorio, edifici e soprattutto sistema antropico. È la stessa comunità locale che in un ecomuseo urbano si espone e che "aggiunge e aggiorna nuovo materiale in un processo continuo" rinsaldando i legami tra le persone e spingendo gli abitanti a prendersi cura e a "progettare" il territorio su cui l’ecomuseo insiste. L'ecomuseo urbano vuole portare questi principi in città e spesso si occupa di trasformazione urbanistica e sociale, uso degli spazi privati e pubblici, presenza di nuovi gruppi di popolazione, perdita dei legami e nascita di nuove forme di vita urbana.

Generico LE LEGGI IN MATERIA DI ECOMUSEI
Ecomuseo-bVale la pena ricordare che, accanto ad iniziative isolate, esistono reti di ecomusei, in fase di espansione, realizzati sulla base di leggi regionali specifiche.
È stato il Piemonte la prima regione a dotarsi di uno strumento normativo in materia (L.R. 31/95); in seguito la Provincia autonoma di Trento (L.P. 13/2000), poi la Sardegna (L.R. 14/2006), il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia (L.R. 13/2007), l'Umbria (L.R. 34/2007), il Molise (L.R. 11/2008) e per ultima, appena lo scorso 6 Luglio, la Puglia (L.R. 15/2011) con una legge che mira a “recuperare, testimoniare, valorizzare e condurre lo sviluppo la memoria storica, la vita, le figure, i fatti, la cultura, l’ambiente naturale e l’ambiente antropizzato, le tradizioni, le attività e il modo in cui gli insediamenti umani hanno caratterizzato la formazione e l’evoluzione del paesaggio e del territorio regionale […]”.

Generico LA NUOVA LEGGE DELLA REGIONE PUGLIA SUGLI ECOMUSEI
Con la nuova Legge Regionale Puglia n.15/2011 approvata pochi giorni fa, gli stessi Enti locali pugliesi avranno il compito di promuovere ed attivare sul territorio le attività, in conformità al Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr) così come indicato nella L.R.20/2009 (Norme per la pianificazione paesaggistica). Inoltre sarà istituito l’elenco degli ecomusei di interesse regionale, aggiornato annualmente e che servirà a promuovere il marchio Rete Ecomusei della Puglia http://www.ecomuseipuglia.net/home.php, affinché, come stabilito dalla L.R.15/2011, la Regione riconosca ad ogni ecomuseo un brand (marchio riconoscitivo) tutelato da norme nazionali e internazionali specifiche e che veicoli la promozione dello stesso ed un ulteriore brand della Rete Ecomusei Puglia. Per istituire nuovi ecomusei ed implementare gli esistenti si partirà dalle mappe del Pptr cercando di coinvolgere attivamente gli abitanti di un determinato territorio nella pianificazione del paesaggio in cui lo stesso si sviluppa. Per questo tra i nuovi metodi d’azione di Regioni, Province e Comuni, per la parte relativa al governo del territorio, viene sempre più richiesto il parere della popolazione chiamata ad esprimersi, con ogni strumento, sullo sviluppo futuro del territorio. Sarà essenziale una progettazione di tipo partecipato.

Attualmente in Puglia sono ufficialmente riconosciuti 7 ecomusei: Ecomuseo della Valle del Carapelle (FG), Ecomuseo urbano di Botrugno (LE), Ecomuseo del Poggio delle antiche ville a Mola di Bari, Ecomuseo della Valle d’Itria con sede a Locorotondo (Bari), Ecomuseo dei paesaggi di pietra ad Acquarica di Lecce, Ecomuseo delle serre salentine (LE) e, ancora in progetto, l’Ecomuseo della pietra leccese a Cutro (LE). La concentrazione in area salentina fa presupporre che in queste zone si è puntato molto sugli ecomusei come veicolo di investimento sociale, economico, ambientale e culturale.

 

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