La vertical farm: abitazioni e campi coltivati convivono nel “Live, Share, Grow”

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“Live, Share, Grow”: a prima vista potrebbe sembrare un invito alla condivisione proveniente dall’ennesimo social network e mai avremmo pensato potesse trattarsi del nome dato ad una vertical farm dal suo progettista. Siamo a San Diego, California, ed il progettista in questione è il ventiquattrenne Brandon Martella, fresco laureato alla New School of Architecture and Design: le valutazioni poste alla base del progetto di queste abitazioni con annessi campi coltivati sono legate ai consumi medi ed alla presa di coscienza del fatto che nel tempo le risorse non saranno più sufficienti.

L’FDA, Food and Drug Administration, ha infatti stimato che l’americano medio consuma all’anno circa 707 libbre di ortaggi e frutta – pari a 320 kg – e che, in particolare a San Diego, i 30 mila residenti ne consumano circa 21 mln di libbre – ovvero circa 9.5 mln di kg – ogni anno: tali standard richiedono soluzioni che siano necessariamente ispirate ai principi della sostenibilità ed in questo la Vertical Farm proposta da Martella soddisfa pienamente i requisiti.

QUANDO UNA LATTUGA ISPIRA UN PROGETTO
In una recente intervista all’Union Tribune di San Diego, il giovane architetto ha dichiarato che l’idea della Vertical Farm gli venne guardando crescere una lattuga posta sul davanzale di una finestra del suo appartamento: “Sono stato in grado di nutrire me stesso per due settimane con la lattuga e questo mi ha fatto crescere. Ho pensato che se potevo farlo nella mia una finestra, perché non scalare fino a 500 piedi in un edificio“.

Il progetto è ora al vaglio di diversi sponsor interessati a far si che l’idea di Brandon diventi realtà: nel frattempo Martella collabora presso la sede americana del prestigioso Roesling Nakamura Terada Architects Studio.

ORGANIZZAZIONE DI “LIVE,SHARE, GROW”
Ispiratosi all’Unitè d’Habitation de Marseille di Le Corbusier per l’organizzazione spaziale delle 1000 abitazioni che ospiteranno gli inquilini/contadini, il progettista disegna gli spazi abitativi immaginando la figura del gentiluomo di campagna calato però nel nostro tempo, quindi consapevole delle proprie risorse e con la volontà di prendere parte attivamente al commercio locale.

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La convivenza tra abitazioni e colture verticali è ciò che caratterizza tutte le vertical farm finora progettate, ciascuna poi con la sua peculiarità: quella di San Diego è rappresentata dalla presenza di un Museo dei Bambini, che agirà in stretto contatto con il preesistente Children’s Museum di San Diego.

Coerentemente col motto Think, Play, and Create – pensa, gioca e crea – sarà possibile insegnare ai piccoli cittadini di San Diego quanto sia importante il rispetto e la condivisione nella vita quotidiana.

Chi vuole potrà partecipare ad un Educational Tour in cui sarà possibile vivere in prima persona la vita della “fattoria”; un momento di conoscenza che Martella ritiene fondamentale per chi ancora non conosce a fondo questo tipo di realtà.

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E’ prevista inoltre la presenza di un mercato all’aperto, accessibile a tutti, in cui saranno venduti sia i prodotti coltivati nella torre sia quelli provenienti dalle aree coltivabili che circondano la città: in questo modo sarà possibile creare una sorta di microeconomia in grado di valorizzare il prodotto locale ed arricchire la comunità che lo produce.

L’obiettivo è quello di produrre frutta e verdura per tutta San Diego e zone limitrofe per circa 2.100.000 dollari. Infine, non potrà mancare il Centro Congressi che sarà il 24° in ordine di grandezza per il Nord America.

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Dal punto di vista tecnico, saranno previsti sistemi fotovoltaici, geotermici ed eolici così da rendere l’edificio energeticamente indipendente.
L’allevamento idroponico, il recupero delle acque piovane e delle acque grigie, il riutilizzo dei rifiuti e delle acque nere, permetteranno alla vertical farm di limitare i consumi idrici ed energetici con l’obiettivo di arrivare a rifornire l’intera San Diego.