Per poter stare bene in un ambiente, è importante che al suo interno ci siano la giusta temperatura e umidità. Ma questo non basta: perché un ambiente sia definito confortevole, è fondamentale che l’aria al suo interno sia salubre, pulita, quindi nuova. Cambiare spesso l’aria significa ventilare gli ambienti.
Lo si può fare in modo naturale, attraverso finestre collocate in maniera opportuna, oppure in modo artificiale, attraverso impianti di ventilazione meccanica.Il Decreto legislativo n.311/2006 (all. I, comma 9), prescrive che per nuove costruzioni o significative ristrutturazioni o ampliamenti di tutte le tipologie d’edificio sia necessario verificare che siano sfruttate al meglio le condizioni ambientali esterne e le caratteristiche distributive dell’edificio per ottimizzare la ventilazione naturale. Queste prescrizioni, che non sono valide per gli edifici sportivi e per le industrie, possono essere comprese attraverso i due esempi che seguono.
Esempio 1:
SFRUTTARE LE CONDIZIONI AMBIENTALI ESTERNE
Le due figure rappresentano uno stesso edificio orientato diversamente.
Notiamo come un edificio orientato in modo da sfruttare al massimo la direzione dei venti principali (figura a sinistra), goda pienamente dei loro effetti benefici sul ricambio d’aria interno: ci sono flussi d’aria continui, ininterrotti, che vanno da una stanza all’altra.
In un edificio disposto senza tener conto della presenza dei venti dominanti (figura a destra), invece, si generano moti d’aria interni agli ambienti che si esauriscono al loro interno, impedendo il ricambio d’aria.
Esempio 2:
SFRUTTARE LE CARATTERISTICHE DISTRIBUTIVE DELL'EDIFICIO
Disporre le finestre nella direzione del vento dominante (figura a destra), serve per consentire la ventilazione naturale. Non facendo così, infatti (figura a sinistra), si impedisce al vento di entrare nell’edificio e si avranno situazioni di aria stagnante.
Foto | Ecoepoque













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