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Il pensiero di Rem Koolhaas sulla sostenibilità. Progresso vs apocalisse

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Nell’aprile del 2009 Rem Koolhaas tiene una lectio magistralis alla Harvard University in cui esprime la sua idea di sostenibilità. Progresso vs Apocalisse come sintesi di due correnti di pensiero contrapposte: la prima si identifica in un crescita costante, estremamente ragionevole, il cui risultato finale è probabilmente la centrale nucleare, la seconda è un racconto che dipinge la natura come una sorta di punizione del genere umano e,

di tanto in tanto, quest’ultimo come un castigatore della natura.

Entrambe queste ideologie leggono gli stessi fenomeni in termini del tutto contraddittori, generando tensione e confusione, e se si raggruppano tutte le idee prodotte tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 emerge una miscela molto disordinata di bene e male. Quegli anni erano tuttavia caratterizzati da una comune coscienza “verde” e un livello ingegneristico altamente sviluppato e fantasioso che ha permesso di affrontare in modo metodico, coerente ed efficiente problemi relativi ai cambiamenti climatici e al consumo energetico, cercando sempre di coniugare scienza e design. Purtroppo però dalla metà degli anni ’70 il boom economico ha avuto un’influenza negativa ed un effetto devastante sulla consapevolezza ecologista e sul bagaglio di conoscenze sviluppato fino a quel momento.

Gli interessi economici hanno spinto l’acceleratore sulla vena apocalittica, puntando il dito verso il riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la fame e altre motivazioni che permettessero di giustificare, in maniera apparentemente razionale, le scelte che si stavano portando avanti contro quello che doveva apparire come il nemico comune.

In questo contesto l’Architettura si è lasciata prendere la mano, è stata estremamente irresponsabile nel voler accettare le regole imposte dalle esigenze di mercato, facendo progressivamente sprofondare nel dimenticatoio i presupposti che si stavano fissando, e perseverando nella ricerca di icone plausibilmente accettabili se considerate nella loro individualità ma totalmente controproducenti se la loro affermazione è così estesa da portare ad una cancellazione del paesaggio.

Per Koolhaas quindi le risposte in chiave ecosostenibile fornite dagli architetti negli ultimi anni rappresentano un goffo tentativo di redimersi dagli errori del passato. Il problema è che queste mancano di consistenza e profondità poiché si è creato un circolo, forse anche involontariamente nepotistico, in cui sono gli stessi architetti a commentare le opere architettoniche prodotte, con un linguaggio che per lo stesso Koolhaas può essere scandalosamente innocente o profondamento calcolato.

Edifici ricoperti di verde o mimetizzati nel paesaggio non sono quindi gli esempi da seguire; bisogna ritornare a lavorare ad una scala più ampia, a discutere ad un livello molto complesso dei problemi che già quarant’anni fa erano emersi ed erano stati approcciati intrecciando come fosse una cosa naturale, energia umana, energia solare e le forme commerciali di energia, facendo emergere una rete di relazioni che a mala pena oggi riusciamo ad imitare.

Fonte | Oma.eu