Digestori domestici. Rifiuti per la produzione di biogas in casa e l’indipendenza energetica

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Il mondo delle energie rinnovabili, specialmente in Italia, sta vivendo un periodo molto delicato: molte norme, che recepiscono le direttive europee in materia di efficienza energetica, sono imprecise ed hanno una durata temporale incerta. Ciò fa presagire la presenza di lobby o più semplicemente di diverse scuole di pensiero, più o meno radicali, impegnate a scontrarsi sull’adozione del più probabile protocollo di valutazione energetica e ambientale piuttosto che a trovare i punti in comune a beneficio del committente della certificazione energetica dell’immobile. Non parliamo poi delle speculazioni e delle false aspettative causate dal susseguirsi di incentivi ad una fonte rinnovabile piuttosto che ad un’altra.

Eppure, un potenziale concreto, semplice ed economico per le famiglie lo abbiamo già a portata di mano: i rifiuti organici che tutti noi produciamo quotidianamente dentro le nostre mura domestiche. Allora una domanda sorge spontanea: come mai, malgrado le difficoltà e i costi associati allo smaltimento della FORSU (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani) ad oggi non si è ancora vista una legge che incentivi la produzione domestica di energia dagli scarti di cucina e sfalci del giardino?

Prendiamo ad esempio l’ondata di gelo di questi ultimi giorni. Se l’Italia avesse una politica coerente per promuovere la digestione anaerobica diffusa della FORSU (impianti rionali, condominiali, o addirittura unifamiliari) e la possibilità di immettere in rete il biometano (biogas purificato fino a renderlo uguale al gas naturale), certamente non avremmo dovuto preocuparci dei tagli alle forniture imposti dalla Russia. Il biometano, diversamente da quanto succede con l’energia elettrica ed il calore attualmente prodotti con il biogas da discarica o da agrozootecnia, o dagli impianti di incenerimento di RSU, si può immagazzinare nelle strutture esistenti per essere utilizzato quando conviene.

UN SEMPLICE ESERCIZIO
Proponiamo al lettore un semplice esercizio: consideriamo una famiglia tipo di 4 persone, che abiti in una villetta con 40 m2 di terreno (giardino oppure orto, è indifferente). Stimiamo la quantità di materia organica prodotta, fra resti di cibo e sfalci dell’area verde, in circa 1000 kg/anno. Per evitare di incappare in sterili dibattiti sull’utilizzo degli escrementi umani e degli animali domestici non considereremo gli ulteriori 500 kg all’anno che questi rappresenterebbero come risorsa.

Se con i 1000 kg/anno di materia organica, derivata come descritto, alimentassimo un digestore di tipo molto semplice, lo riscaldassimo con l’ausilio di energia solare termica e rimescolassimo i percolati con una piccola pompa per un tempo di digestione di 30 giorni, potremmo calcolare il nostro ipotetico digestore domestico per una capacità pari a 200 l scarsi, il volume di un comune boiler. Oppure potremmo ipotizzare un digestore non riscaldato, interrato e con un tempo di digestione di 90 giorni, il che ci porterebbe il volume a soli 600 l, tutto sommato qualcosa di molto contenuto.

Un piccolo digestore con quelle prestazioni, potrebbe essere installato, senza complicazioni, in un’abitazione come quella considerata nell’esempio. Senza ricorrere a tecniche troppo sofisticate, tipiche degli impianti di digestione di taglia industriale, la produzione che ragionevolmente si potrebbe raggiungere nel caso analizzato si aggirerebbe attorno ai 333 kg di biogas/anno. Il contenuto netto di metano (circa 60% del biogas) sarebbe dunque di 200 kg/anno (266 m3/anno).

COME UTILIZZARE 200 KG DI METANO
Sembra un contributo modesto, ma vediamo come si potrebbero utilizzare i 200 kg di metano prodotto:
a) Potrebbero coprire il fabbisogno energetico per la cottura dei cibi, e una piccola percentuale per la produzione di acqua calda sanitaria. Il risparmio sulla bolletta del gas sarebbe di circa 250 €/anno.
b) Potrebbero rimpiazzare 277 l di benzina per alimentare l’auto familiare se fosse dotata di un apposito sistema di combustione, risparmiando circa 452 € / anno. L’impianto risulterebbe leggermente più complesso, ma comunque tecnicamente fattibile.
c) Risparmierebbero emissioni di CO2 pari a 550 kg/anno per famiglia (sostituendo il metano della rete con il biometano). Al risparmio corrispondente alla sostituzione di combustibile fossile si deve sommare quello derivante dal mancato conferimento di FORSU in discarica: circa 5.800 kg equivalenti di CO2/anno.
d) Produrrebbero un digestato di migliore qualità del compost, in quanto più facilmente assimilabile per i lombrichi ed i microorganismi che producono l’humus. Diversamente in assenza di terreno, il compost domestico potrebbe essere conferito come FORSU consentendo ai Comuni benefici economici in termini di risparmio dal 60 al 70% dei costi imputabili al volume da smaltire (666 kg/anno di digestato contro i 1000 kg/anno di FORSU “fresca”).

IL COMPOST DOMESTICO
Ai sostenitori del compost domestico va detto che, senza nulla togliere al beneficio per l’ambiente di questa tecnica rispetto al conferimento in discarica o l’incenerimento, il compostaggio di 1000 kg di FORSU genera solo circa 190 kg di CO2. Certamente è un ottimo contributo ambientale ma non produce energia utile come la digestione anaerobica.

L’utilizzo dei rifiuti domestici per l’autoproduzione di biogas con lo scopo di contribuire al fabbisogno energetico per cottura e acqua calda sanitaria è consueto in India e Cina. Tale pratica non arrecherebbe all’utente europeo maggiori inconvenienti rispetto a quello quotidiano di conferire il sacchetto di spazzatura a pochi metri da casa. Se nella società occidentale questa opportunità di risparmio energetico venisse opportunamente adottata i benefici in termini economici e ambientali per i cittadini e quindi per le casse dello Stato sarebbero molto interessanti. In Italia, il 33% della popolazione abita in case unifamiliari come quella considerata nel nostro esempio. (Fonte Federcasa).

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I RISPARMI DEL BIOGAS
Ciò significa che se si incentivasse la produzione di biogas domestico, circa 5 milioni di famiglie italiane (compreso lo Stato) potrebbero risparmiare:

  1. Circa 30 milioni di ton equivalenti di CO2 emesse ogni anno all’atmosfera.
  2. 8,4 milioni di m3 / anno sulle importazioni di gas naturale.
  3. 1,6 milioni di ton/anno di FORSU da smaltire (ed i relativi costi di trasporto e trattamento).

Inoltre, l’incentivazione all’autoproduzione di biometano servirebbe a sottrarre a mafia e camorra una delle loro principali fonti di reddito, per darla alle famiglie.

Al lettore lasciamo queste riflessioni: vale la pena continuare a perdere tempo in diatribe sull’ennesimo conto energia per il fotovoltaico, quando l’incentivazione al biogas domestico darebbe risultati energetici e ambientali con meno investimento? Dobbiamo ancora aspettare un’altra ondata di gelo per capire che con solo aumentare l’isolamento delle pareti e installare pompe di calore non si soddisfano i requisiti minimi di comfort se poi viene a mancare la corrente perché la neve fa cadere un traliccio dell’ENEL? Piuttosto che creare delle lobby che si battono per imporre un sistema di classificazione del consumo energetico delle abitazioni piuttosto che un altro, bisognerebbe definire un sistema di rating in base al grado di “autonomia energetica”, del quale l’autoproduzione di biometano sarebbe un parametro fondamentale.